Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

La mia foto
Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

lunedì 30 aprile 2012

Abbazia di San Giovanni in Venere

Una prima chiesa fu costruita intorno all’anno mille da Trasmondo, conte di Chieti dove sorgeva un tempio ottagonale in onore di Venere Conciliatrice.
L’abbazia odierna venne ampliata a partire dal 1165 ad opera dell’abate Odorisio assumendo solenni forme cistercensi.
Nella facciata colpisce il portale in pietra e marmo detto della Luna (sec.XIII) ai cui lati troviamo lastre di marmo bianco scolpito che raccontano la storia di Giovanni Battista. Bellissime le tre absidi, raffinatissime e di gusto arabeggiante (1165).
All’interno la chiesa si presenta a tre navate, divise da dodici pilastri che sostengono archi ad ogiva. Il presbiterio è sopraelevato rispetto al piano dell’aula dove è collocato l’altare, costituito da un’antica lastra di marmo.
Sotto il presbiterio si trova la cripta, con volte a crociera e affreschi del XII e XIII secolo nei catini delle absidi.
Per maggiori informazioni consultate il sito:http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/Abbazia_Fossacesia.pdf


Questa clip è stata realizzata con alcune riprese la cui destinazione è il mio documentario "La costa dei trabocchi"  in fase di post produzione

martedì 24 aprile 2012

I racconti del nostro pianeta: Il memoriale di Tsitsernakaberd

Oggi 24 aprile si commemora in tutto il mondo il 97° anniversario del Genocidio degli armeni: una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del XIX secolo. Genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso.
Sulla Collina delle Rondini, nei pressi di Yerevan, in omaggio alle vittime è stato edificato il memoriale al genocidio; sicuramente il monumento più cupo di tutta Yerevan.
Costituiscono il memoriale :
A) Il museo in cui sono raccolte testimonianze scritte ed immagini (spesso molto crude), dai massacri hamidiani in poi.
B) Il monumento, costituito da dodici lastroni inclinati la cui simbologia è suscettibile di svariate interpretazioni (la più corrente è che rappresentino le dodici regioni dell''Armenia storica)
Al centro dei lastroni si trova una fiamma eterna spesso circondata da fiori, che è il vero cuore del Memoriale.
In occasione del 24 aprile 2005, per le celebrazioni dei novant'anni dalla strage degli intellettuali stambulioti che dette il via allo sterminio pianificato, i fiori portati dai visitatori intorno alla fiamma hanno formato un mucchio alto circa due metri. 
C) L'alto “obelisco” a forma di stelo
D) Il parco dove si trovano i piccoli alberi di pino piantati dai leader stranieri durante le visite ufficiali. 

Sebbene questo possa essere un luogo particolarmente triste, il ricordo dell'esperienza della visita non si potrà mai dimenticare. 
La clip che segue, tratta dal mio documentario "L'isola degli altipiani", è stata ripresa il 23 aprile  2010, vigilia del 95° anniversario del triste evento: "Il grande male".

video


sabato 14 aprile 2012

I racconti del nostro pianeta: Le oasi di montagna della Tunisia

Il paesaggio è assolutamente selvaggio e ostile, questo lo rende ancora più affascinante. Quando si giunge da questa parti, vicine ed economiche rispetto all’Italia, ci si sente  immersi in una atmosfera totalmente differente e, automaticamente, si “recita” volentieri la parte dei viaggiatori amanti dell'avventura. Sulla catena montuosa aspra e frastagliata del Jebel en-Nebeg vicino all’Algeria, ma sempre in territorio tunisino, ecco che spiccano le cosiddette “Oasi di Montagna” di Chebika, Tamerza e Midès con panorami mozzafiato sugli Chott e sul deserto circostante.
Questa clip è stata realizzata con un estratto dal mio documentario "Colori d'Africa"


martedì 10 aprile 2012

Video-saggio sull’uso dei film familiari come fonte e strumento di narrazione storica

Con questo post vorrei mostrare un video di quindici minuti realizzato dall’Università di Teramo: 

"Sguardi incrociati, storie di emigranti fra l’Abruzzo e il Canada"

L’esistenza nella raccolta dell’Università di Teramo di tre fonti (legate al tema dell’emigrazione : partenza per il Canada per stabilirvisi - viaggio in visita a parenti ed amici e, infine, ritorno in patria dopo un periodo all'estero), tre fonti relative a tre periodi diversi ed appartenenti a tre distinti nuclei familiari. 
Questa documentazione ha suggerito la possibilità di riflettere sul modo in cui la permanenza all’estero possa cambiare lo sguardo di chi rientra ai luoghi d'origine.
Il video ha una struttura a blocchi, semplice, che rispetta l’omogeneità dei tre gruppi di filmini usati, e viene introdotto da una sequenza iniziale che, precedendo il titolo e ponendosi quindi come antefatto, attribuisce un ruolo centrale al testo del commento.



1^ PARTE



2^ PARTE



Di seguito l'analisi cinematografica del prof. A. Sangiovanni dell' Università di Teramo
".......Il ruolo della voce fuori campo, che dà il taglio interpretativo sia al film che al progetto in cui nasce, è sottolineato dalla scelta delle immagini, fotografie di emigranti più o meno note alternate a pochi fotogrammi tratti dai filmini familiari, sequenze così brevi da non consentire di identificare un personaggio o una situazione e che servono semplicemente ad illustrare ambienti e individui evocati dal commento.
Grazie all’uso del linguaggio cinematografico è stato possibile non rispettare la consequenzialità cronologica tipica della narrazione storica e seguire le vicende di tre diverse famiglie in periodi differenti: l’intersecarsi di punti di vista diversi ha fatto emergere alcuni degli elementi acquisiti dalla storiografia sulle migrazioni, come l’importanza dell’alimentazione e dei connessi riti della tavola. In questo caso l’abbondanza di immagini legate ai pasti ha quasi imposto di sottolineare il ruolo centrale della convivialità nella vita degli emigranti e, rispettando il modo in cui i pranzi sono stati ripresi nei film delle diverse famiglie, sono stati messi in luce i differenti aspetti già sottolineati dalle ricerche: da un lato le ragioni culturali e simboliche legate al permanere di una cucina tradizionale, che rinforza il legame col paese d’origine ed esorcizza la memoria della fame perpetuando un’abbondanza non più necessaria; dall’altro, il ruolo giocato dalla convivialità nel rinsaldare i legami familiari allargati.
In altri casi invece sono state le singole sequenze, talvolta brevi e apparentemente slegate dal contesto, a sviluppare un percorso di ricerca tra le immagini per far emergere alcuni temi che, ben conosciuti dalla ricerca storica, erano quasi «nascosti» fra le inquadrature.
In un veloce passaggio, ad esempio, c’è un uomo che suona una fisarmonica e il cui sguardo, dapprima rivolto verso la cinepresa, scende verso il basso; l’obiettivo lo segue fino a scoprire un bambino che
compie gli stessi gesti. La sequenza mostra con immediatezza e semplicità una sorta di «passaggio del testimone» della tradizione, illustra quel processo di costruzione di gruppi con un forte senso dell’appartenenza etnica, appena mitigata dalla necessità di adattarsi alla comunità di accoglienza, che è stato oggetto di molti studi dedicati alle diverse Little Italy. Guardando nuovamente le immagini dei film degli emigranti da questa angolazione sono però emersi altri elementi, sfumature forse meno note di questo senso della comunità: infatti quest’ultimo è sembrato essere inseguito da chi si recava all’estero per un breve soggiorno con un’attenzione quasi maggiore a quella degli stessi emigranti, come a voler cercare fuori dall’Italia la conferma di una certa immagine del paese, inevitabilmente oleografica, «l’immobilità di una tradizione rassicurante e di un Abruzzo ampiamente immaginario».
Infine, talvolta è stato l’uso di una narrazione tipicamente cinematografica a far emergere i nessi fra le immagini sollevando nuove domande: così, ad esempio, il montaggio alternato di frammenti di pellicole provenienti da luoghi e tempi diversi ha permesso di evidenziare quanto la modernità e l’accesso al consumo modellino le generazioni fin quasi ad annullare le distanze tra chi è emigrato e chi è rimasto, lasciando affiorare una questione ancora adesso attuale e, per ora, senza risposte, quella dell’identità: «In quali radici riconoscersi quando le usanze, i costumi, i modi di pensare si trasformano?»......"

mercoledì 4 aprile 2012

I Beni Culturali e la mia cinepresa - Civita di Bagnoregio

Il colle tufaceo su cui sorge Civita è minato alla base dalla continua erosione di due torrentelli che scorrono nelle valli sottostanti e dall’azione delle piogge e del vento: si sta dunque sgretolando, lentamente ma inesorabilmente.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” - quasi - del centro storico di Bagnoregio.
Addentrandosi nell’abitato (si fa per dire: vi vivono poche persone), il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi.Più avanti la via S. Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo.
I palazzi rinascimentali si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del medioevo.


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