Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

La mia foto
Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

venerdì 23 dicembre 2011

Auguri! Auguri! e ancora Auguri

Un augurio di Buone feste con questa breve clip realizzata con le riprese al Mercatino di Natale di Neustadt an der Weinstraße ( Germania )


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lunedì 12 dicembre 2011

Dove il Natale è più Natale

Eccomi di ritorno dal mio viaggio in Alsazia e Renania-Palatinato per approfondire l'aspetto geografico e culturale di luoghi già conosciuti e non.........  immerso nella loro atmosfera prenatalizia.
Nella breve clip che segue, un'idea dell'ambiente in cui mi sono trovato.

mercoledì 23 novembre 2011

PAUSA BLOG

Per qualche settimana non potrò dedicarmi al blog, saluti a tutti i miei lettori.



lunedì 14 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 4

Movimenti della macchina da presa
PANORAMICA

Si realizza facendo ruotare la macchina da presa fissata ad un cavalletto munito di una particolare testa snodata.
La rotazione della cinepresa può avvenire sia orizzontalmente (panoramica orizzontale) che verticalmente (panoramica verticale); se la rotazione orizzontale è completa si ottiene una panoramica a 360°; mentre attraverso la somma dei due movimenti si ottiene la panoramica obliqua
La panoramica non fa altro che imitare quello che la nostra testa compie per osservare il luogo in cui ci troviamo; di conseguenza, è generalmente lenta, proprio come la rotazione del capo di chi si guarda intorno.
Con una lenta panoramica orizzontale unita ad un’angolazione dal basso il regista Luchino Visconti descrive l’interno del teatro La Fenice all’inizio del film “Senso” (1954).

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A volte, però, per introdurre nel racconto un fatto inaspettato, la panoramica viene effettuata in modo rapidissimo; anche in questo caso viene imitato il movimento che facciamo quando un rumore improvviso ci colpisce, facendoci girare di scatto. Questo tipo di panoramica viene definita a schiaffo e spesso preannuncia un rapporto conflittuale tra i due soggetti messi così rapidamente in contatto. Un esempio di ciò lo vediamo nella clip che segue, tratta dal film “Le onde del destino” (1996)

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CARRELLATA

E' il movimento della macchina da presa collocata su un supporto mobile. Tale supporto può essere costituito da un carrello che scorre su binari predisposti o da un veicolo (camera-car). Le carrellate si effettuano anche utilizzando gru e dolly;
Nelle 2 clip che seguono tratte dal film del 2001 "Il favoloso mondo di Amélie" (titolo originale : "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain" di Jean-Pierre Jeunet) ; due brevi scene realizzati con la gru e il dolly.

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Carrellate si effettuano anche da un mezzo in volo o grazie a una rete di cavi che coprono lo spazio da riprendere e lungo i quali la cinepresa viene fatta scorrere (skycam) in questo caso si parla di carrellata aerea.
Un esempio nella clip che segue tratta dal film Soy Cuba del 1964 diretto da Mikhail Kalatozov. Il titolo (in italiano "Io sono Cuba") allude all’intento del film di rappresentare e interpretare l’animo cubano della fine degli anni cinquanta, innalzandosi a portabandiera della rivoluzione. È ritenuto da molti un film strepitoso, per la complessità dei movimenti di macchina, ottenuti spesso con vere e proprie acrobazie della cinepresa, specie nel seguire il funerale che qui vediamo.

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Un'altra possibilità di realizzare carrellate è offerta dalla steadycam. Questo tipo di apparecchiatura è stato introdotto alla fine degli anni ’70. La cinepresa viene fissata al corpo dell'operatore mediante un sistema di molle e di contrappesi, così da compensare i movimenti bruschi che la persona può fare nel camminare, salire o scendere scale, magari inseguendo con la macchina da presa personaggi o oggetti in movimento; in tal modo la macchina acquista il massimo di mobilità e il massimo di fluidità, poiché gli spostamenti non dipendono più dal controllo manuale da parte dell'operatore.

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Qualsiasi sia il supporto grazie al quale viene realizzata, la carrellata può essere:
· in avanti a stringere, quando la macchina si avvicina al soggetto, restringendo il campo dell'inquadratura;
· all’indietro ad allargare, quando la macchina allontanandosi dal soggetto, allarga il campo ed include nuovi elementi;
· ad accompagnare, precedere o seguire, quando la macchina si muove accompagnando il soggetto in movimento;
· laterale, quando la macchina si muove in senso trasversale all’asse di ripresa;
· ad ascensore, quando la macchina si muove verticalmente rispetto al set;
· circolare, quando la macchina gira intorno al soggetto, con movimento circolare.

La carrellata viene generalmente usata per seguire i personaggi nei loro spostamenti, svolgendo anche una funzione descrittiva rispetto all’ambiente, esempio nella prossima clip di  “Balla coi lupi” (1990) di Kevin Costner.
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Molto comune è pure il suo utilizzo nel passaggio da un luogo esterno ad uno interno e viceversa, come fa Alfred Hitchcock all’inizio di “Psycho” (1960).

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Alcune carrellate vengono utilizzate per far capire i sentimenti dei personaggi, ad esempio una carrellata all’indietro spesso ci comunica il distacco affettivo, la perdita di qualcosa o la nostalgia; viene però usata anche per marcare la fine del racconto.
La carrellata può svolgere anche funzioni più particolari e assumere precisi significati stilistici. Ad esempio, può essere usata per individuare un soggetto o un dettaglio all’interno di un insieme, ponendoli così in rilievo rispetto al resto. Famosa la carrellata a stringere in “Notorius” (1946) di Alfred Hitchock, con la quale il regista mostra un oggetto che avrà poi molta importanza nella storia, ossia la chiave nella mano di Ingrid Bergman (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 1").
Analoga funzione riveste la serie di carrellate a stringere nel finale di “Quarto potere” (1941) di Orson Welles; in questo caso il movimento di macchina svela allo spettatore il mistero attorno a cui ruotava tutto il film, mistero che peraltro nessuno dei protagonisti è riuscito a decifrare.

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Con una carrellata ad accompagnare il regista può esprimere la propria simpatia verso il soggetto ripreso, come avviene nella conclusione dei “Quattrocento colpi” (1959) di François Truffaut.

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Famose carrellate a precedere e a seguire sono quelle realizzate in “Shining” (1980) da Stanley Kubrick, che se ne servì per riprendere le corse in triciclo del piccolo Danny lungo i corridoi del grande albergo vuoto (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 2"), nonché per filmare l’inseguimento nel labirinto coperto di neve, con notevole accrescimento della tensione narrativa.
Molto spettacolari risultano le carrellate aeree con cui il regista di “Titanic” (1997) James Cameron ci trasmette la grandiosità del transatlantico, esaltandone i prodigi tecnologici in drammatico contrasto con quello che sarà il suo tragico destino.

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ZOOMATA

E' un modo di simulare la carrellata, attraverso l'impiego di un obiettivo a fuoco variabile, chiamato zoom, che permette effetti di avvicinamento o allontanamento del soggetto inquadrato.
Le carrellate però hanno il vantaggio di risultare più naturali delle zoomate, perché nessuno di noi ha uno zoom al posto degli occhi. Come ho già accennato in un altro mio post il cineamatore dovrebbe usare lo zoom con giudizio, e anzi, usarlo principalmente solo per variare le inquadrature, e non per zoomare a più non posso mentre si filma, come purtroppo si vede fare spesso.
Le funzioni espressive della zoomata sono simili a quelle della carrellata ma a volte la prima viene preferita solo per motivi di ordine pratico; con lo zoom, infatti, si può ottenere il passaggio, in un tempo desiderato, da un campo lungo a un dettaglio o viceversa, senza muovere la macchina da presa.

MACCHINA A MANO

Si tratta di movimenti ottenuti attraverso spostamenti dell'operatore, che manovra la cinepresa senza l'aiuto dell'abituale strumentazione (cavalletto, carrello ecc.). Questo tipo di ripresa è diventato possibile grazie all’introduzione di attrezzature leggere e maneggevoli, specialmente alla fine degli anni ’50. Alcuni registi hanno fatto della macchina a mano una precisa scelta stilistica, come recentemente il danese Lars Von Trier . Nel suo film “Le onde del destino” (vedi clip inerente la panoramica a schiaffo) la macchina è impegnata in continui, bruschi movimenti, che rendono le immagini ondeggianti e spesso sfocate, con notevole disorientamento dello spettatore. La ragione di tale scelta risiede nel voler trovare modi nuovi, non convenzionali, per narrare la drammatica complessità dell’esistenza.
Anche nel passato la macchina a mano è stata spesso utilizzata da quei registi che volevano dare l’impressione di una ripresa diretta della realtà, senza troppi artifici e inganni.



giovedì 10 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 3

IL FUORI CAMPO

E’ la parte esclusa dall’inquadratura e quindi tutto ciò che accade fuori del campo visivo della macchina da presa, ma è presente nello spazio adiacente (il set). Sta alla fantasia dello spettatore immaginare e ricreare il fuori campo che tramite le tecniche cinematografiche gli viene descritto. Il fuori campo può essere parte dello svolgimento della trama del film (diegetico), quindi possiamo averne percezione grazie a sguardi del personaggio fuori campo, voci, rumori o musiche che poi nelle inquadrature successive potrebbero anche entrare in campo. Se invece il fuori campo è extra-diegetico, per esempio una voce narrante che nulla ha che vedere con i personaggi del film, il fuori campo rimane tale.

Nella clip che segue, tratta dal film "C'era una volta il West" di Sergio Leone, l'arrivo della locomotiva, atteso da tre sgherri, è annunciato a lungo dal suo rumore, ma sulle rotaie non si vede (tranne un breve quadro di azione parallela); questo è un esempio di fuori campo diegetico.

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Mentre nella clip che segue tratta dal film del 1956 "I dieci comandamenti" di Cecil B. De Mille la voce narrante è extradiegetica.

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SGUARDI E PUNTI VISTA
Sono sia il luogo in cui è situata la macchina da presa, che coincide con lo sguardo del regista che dà una visione parziale della realtà, sia il posto in cui si trova lo spettatore che segue il film.
Il punto di vista è situabile pure in una dimensione astratta, in cui l'autore si identifica con un immagine che mostra il passaggio da una situazione filmabile ad una situazione filmata.
Vediamo uno per volta questi punti di vista: l’angolazione dell’inquadratura rispetto alla realtà rappresentata è convenzionalmente normale quando "l’occhio" della cinepresa si trova all’altezza media dell’occhio umano.
Se è normale, cioè i lati orizzontali dell’inquadratura sono paralleli al piano di riferimento (il pavimento o il terreno), l’autore non intende sottolineare la propria intrusione nella narrazione filmica. Il discorso cambia quando l’inclinazione della macchina da presa è dall'alto, dal basso o obliqua (vedi la clip dal film "Notorius" nel mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 1".
La prospettiva che fa riferimento alle modalità con cui è stata realizzata l’inquadratura è quella che in genere si esprime con l’angolo di ripresa. La prospettiva che fa riferimento ai soggetti che vi prendono parte, invece, può essere distinta in due modi: soggettiva e oggettiva. La prima mostra allo spettatore ciò che sta vedendo uno dei personaggi del film, vale a dire il “suo” punto di vista. La seconda, invece, mostra cose e persone secondo l’ottica di uno spettatore esterno rispetto alle vicende narrate. All’interno di un film questi due tipi di punti di vista il più delle volte convivono insieme. 
La clip che segue tratta dal film del 1954 "La finestra sul cortile" di Alfred Hitchcock ne è un esempio  semplificativo

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sabato 5 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 2


LA PROFONDITA' DI CAMPO


E' l'inquadratura in cui tutti gli elementi rappresentati, sia quelli in primo piano che quelli di sfondo, sono perfettamente a fuoco.
La profondità di campo nel cinema fu una delle caratteristiche delle origini. Pensiamo per esempio all'Arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei Fratelli Lumière. Qui sono a fuoco sia il treno che arriva - lo vediamo in Campo lungo - sia i passeggeri che in seguito scendono - li vediamo in vari piani di ripresa.
Ma un uso magistrale della profondità di campo lo fa O.Welles in "Quarto potere" (titolo originale: "Citizen Kane"). In questo modo evita gli stacchi e riesce a mettere a ''fuoco'' anche ciò che c'è dietro (uso magistrale del grand'angolo e del teleobiettivo) così la profondità di campo conduce direttamente al Piano Sequenza, una ripresa continua senza stacchi - che sarà poi utilizzata da J.L.Godard.
Questo lo si vede nella clip che segue.

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Inizia il secondo flashback del film, come se fosse Thatcher direttamente a narrare. Siamo nel 1871 e Thatcher è alla pensione della madre di Kane, con il giovane ragazzo Charles che gioca fuori nella neve con lo slittino, inquadrato anche nella scena d'interno, tramite la virtuosistica profondità di campo che lo mostra attraverso la finestra.
I genitori del piccolo Kane decidono di affidare il figlio al banchiere Tatcher affinché questi lo porti con sé in città. L’inquadratura si struttura su tre piani distinti, che ne strutturano la profondità e che determinano i diversi rapporti di forza dei vari personaggi in scena: il bambino sullo sfondo (ignaro del proprio destino), in mezzo il padre (che cerca invano di opporsi alla decisione), in primo piano il tutore e la madre (i veri artefici di quanto sta accadendo).


IL PIANO SEQUENZA:

Il piano sequenza, formalmente, si può semplicemente definire come una sequenza costituita da un'unica inquadratura, fissa o in movimento, priva di stacchi  al suo interno (capace comunque, per lo più , di comporre un'autonoma unità scenico-narrativa).
Si può dire che il piano sequenza è l'essenza stessa del cinema che "si fa vedere senza farsi vedere", senza ricorrere alla sua forma espressiva principe, il montaggio. Nel piano sequenza il linguaggio del cinema trova compiutezza nella complessità del movimento della macchina da presa, la cui dinamica (o staticità) è già un montaggio di più scene-inquadrature che si fondono in un'unica scena-sequenza.
La storia del cinema pullula di memorabili piani sequenza che hanno caratterizzato un film, contraddistinto un autore, fatto epoca e "scuola". Vediamone alcuni esempi:

Un esempio famoso di piano sequenza è la scena dell'inseguímento del bambino in triciclo nel film ‘'Shining",del grande regista Stanley Kubrick. Qui per evitare scossoni alla macchina da presa nel passaggio fra pavimento e tappeti si è sostituito il normale carrello con la steadycam e per mantenere uniforme la distanza della cinepresa dal bambino, l'operatore viaggiava su una sedia a rotelle opportunamente modificata.

            
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Bella anche dal punto di vista compositivo del paesaggio la scena tratta dal film "Io non ho paura" di Gabriele Salvatores. Da notare come la macchina da presa sembra quasi soffermarsi sulla radio che trasmette la musica che fa da sottofondo alla scena.

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Segue la clip del piano sequenza più lungo della storia del cinema (quasi 6 minuti). Si tratta del film del 2006 "Espiazione" (titolo originale "Atonement ") del regista Joe Wright.

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Dopo aver visto queste clip è interessante notare quanto un regista può produrre senso ed in modo molto originale senza aver bisogno di staccare la cinepresa dal soggetto/oggetto di ripresa e costruendo un “montaggio” interno alla scena stessa.
Gli unici effetti collaterali di questo modo di concepire una scena possono essere quelli di diventare un’esercizio di stile accademico e/o gratuito 

martedì 1 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 1

Come dicevo agli inizi del mio blog, la capacità di dare un taglio professionale a delle riprese videoamatoriali, la si ottiene imparando a guardare i film proiettati nelle sale cinematografiche o alla televisione con uno sguardo diverso. Cioè educarci a comprendere le forme e le figure del linguaggio cinematografico. In poche parole un buon cinedilettante deve essere anche un buon cinefilo: allora seguitemi attraverso la visione e il commento di una serie di sequenze (insieme di scene): strumenti per l'analisi (critica ed estetica) di un film.

Iniziamo con  piani, campi e dettagli e inquadrature

CAMPI E PIANI:

Si parla di campo quando il soggetto dell'inquadratura è l'ambiente esterno in cui si muovono i personaggi.
Si parla di piano quando il soggetto dell'inquadratura è un personaggio.

Facciamo qualche esempio per capire, facendoci aiutare dal film (1975) Barry Lyndon di Stanley Kubrick 

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Queste sembrano definizioni precise, ma non lo sono perchè sono di comodo; è difficile stabilire dove finisce un piano e incomincia l'altro, sia perchè ci può essere un'inquadratura intermedia, sia perchè il soggetto muovendosi all'interno dell'inquadratura cambia continuamente piano di riferimento. Queste definizioni rimangono comunque il punto di partenza per chi scrive la sceneggiatura, per chi realizza il film e per chi lo analizza.

Una curiosità: la scena del tavolo da gioco (del film Barry Lyndon) dove l'unica fonte luminosa sono le candele; è stata girata con macchine da presa munite di speciali obiettivi forniti dalla NASA ( in origine un obiettivo per macchina fotografica sviluppato per il programma Apollo e lo sbarco sulla Luna , modificato dalla Cinema Products Corp.)  che hanno reso possibile ricreare l'atmosfera del tempo (infatti il film sembra girato nel XVIII secolo, periodo in cui si svolgono i fatti raccontati nel film).



INQUADRATURA:

Come un essere vivente è composto da tante cellule, un film è formato da centinaia di quadri chiamati appunto inquadrature. Esse delimitano con precisione lo spazio che sarà ripreso e al contempo escludono tutto il resto (che rimarrà "fuori campo", ossia all'esterno del campo visivo dell'osservatore).

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Dal film "Notorius" di Alfred Hitchcock, 1946


Due annotazioni:
- avete fatto caso come nella sequenza dell'ippodromo, la corsa si riflette nel binocolo di Ingrid Bergman?
Si è evitato con un dettaglio di fare una soggettiva dell'attrice perdendo la continuità della scena.
- avete notato il pavimento a scacchiera del salone? L'uso della scacchiera aumenta la percezione prospettica di un'immagine proiettata a due dimensioni. Quando andate al cinema, cercate di notare come questo artificio non sia così raro.

venerdì 28 ottobre 2011

Con questa clip si conclude "Itinerari e luoghi e la mia cinepresa", con il prossimo mese di novembre inizierò un nuovo capitolo di questo blog, dedicato ad alcuni  temi tecnico-didattici.
La clip che segue è un "corto" che vuole presentare uno dei borghi più belli d'Italia.
Per chi  volesse saperne di più:
Buona visione!
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mercoledì 26 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Le falesie di Étretat (Normandia)

Nella clip che segue alcune scene tratte dal mio film "Normandia: il sogno appare"; fulcro di questo sogno l'incontro con le stupende falesie di Etretat, ritratte più volte in molte opere degli impressionisti di fine ottocento. Dalla spiaggia di ghiaia si vede la famosa "Porte d'Aval" e "l'Aiguille" la guglia dove Maurice Leblanc ha collocato il nascondiglio segreto del suo Arsenio Lupin. Due sentieri partono dalla spiaggia di ciottoli levigati della piccola cittadina di pescatori.
Uno sale sulle falesie d'Amont dove si trova la Cappella di Notre-Dame de la Garde, un monumento e un museo dedicati a Nungesser e Coli, i primi aviatori che l’8 maggio del 1927 tentarono di attraversare l’Oceano Atlantico del nord a bordo del loro aereo "White bird".
Ma il sentiero più battuto è quello che va verso ovest, nudo e senza costruzioni, in balia dei venti che non sono necessariamente violenti, caso piuttosto isolato per una scogliera. Il tragitto è un susseguirsi di emozioni, tra pendii a picco, archi naturali di una bellezza indicibile e guglie  che si ergono dal mare. Quando la roccia non si diverte a creare forme geometriche giocando col mare, lascia un muro verticale liscio e righettato come fosse una parete scolpita. Il  sentiero si rende spesso anche divertente osservando nell'attiguo campo da golf,  i giocatori che affrontano questo magnifico percorso che guarda sulle falesie e sull’oceano.
Scendendo alla base delle falesie si può percorrere l'itinerario a ritroso divertendosi ad esplorare le numerose grotte, ovviamente con cautela.
Il turismo in alta stagione è massiccio, ma si distribuisce bene lungo le scogliere e non dà particolare fastidio, vi posso assicurare che in certi tratti ci sarà solo la presenza dei gabbiani ad accompagnarvi.


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sabato 22 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Avanos (Cappadocia) - Visita a una manifattura di tappeti



L'uso dei viaggi è di regolare l'immaginazione con la realtà, e, invece di far pensare come possono essere le cose, di farle vedere come sono.
Samuel Johnson, Johnsoniana, 1776


In Turchia, l'antica arte di tessere i tappeti si trasmette di generazione in generazione.
Originariamente, i tappeti servivano a scaldare e decorare le case. Facevano parte delle doti delle spose e delle donazioni alle moschee.
Abbiamo due tipi di tappeti : i tappeti annodati e i kilim che invece hanno fili verticali ( ordito ) e orizzontali ( trama ).
La parte iniziale della clip mostra la filatura della seta che viene utilizzata per realizzare tappeti totalmente in seta o misti conferendo loro un maggior pregio e un particolare effetto cangiante ai disegni e ai colori.
Nella seconda parte della clip alcune fasi della realizzazione di un tappeto annodato.

Un tappeto si compone di tre parti: l'ordito, la trama e i nodi.
L'ordito è costituito dai fili verticali; la trama, che dà compattezza al tappeto, dai fili orizzontali. I nodi di tipo turco ( nodi doppi o gordes ) sono costituiti dai fili annodati all'ordito, successivamente livellati con le forbici.

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mercoledì 19 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - La grotta di Nettuno a Capo Caccia (Sardegna)


Alto 168 m, Capo Caccia si innalza in una delle aree più interessanti della Sardegna dal punto di vista naturalistico: per la sua flora, per la sua fauna e perché ospita nel distretto sottomarino un gran numero di grotte sommerse di notevole interesse. Sotto lo sperone di Capo Caccia di fronte all'isola Foradada si trova la Grotta di Nettuno. La si raggiunge a piedi dalla sommità dello stesso promontorio scendendo lungo l'Escala del Cabirol (scala del capriolo), una scalinata panoramica di 656 gradini.
Il percorso all'interno della grotta è di circa 580 metri. La parte iniziale della grotta è occupata dal Lago Lamarmora, con acque particolarmente limpide.
Al centro del lago è presente una colonna stalagmitica alta un paio di metri, detta l'Acquasantiera perché sulla sommità sono presenti alcune vaschette in cui si raccoglie un pò di acqua dolce.
Tramite una breve discesa si arriva alla Sala delle Rovine, ornata di grandi stalattiti, per e poi si raggiungere la sala centrale, detta Sala della Reggia, da dove si vedono al centro grandi colonne calcitiche che si innalzano per 9 metri. Subito dopo la volta raggiunge i 56 metri di altezza, qui, grandi colate a canne d'organo e la colonna stalagmitica chiamata l'Albero di Natale, caratterizzano l'ambiente. Dalla Reggia si arriva in salita alla Sala Smith, così chiamata perchè un capitano inglese con questo nome  esplorò la grotta agli inizi del '800; al centro il cosiddetto Grande Organo, la colonna più grande della grotta (50 metri per 4 ed alta 49 metri)  . Lungo la parete opposta il soffitto diviene più basso e si entra nella Sala delle Trine e dei Merletti.
Si arriva infine alla cosiddetta Tribuna della Musica, una balconata da dove ci si può affacciare sulla Reggia e sul Lago Lamarmora.


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Dal film "TRA GALLURA E LOGUDORO"

domenica 16 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Qumran e il Deserto di Giuda

Uno dei luoghi più brulli del pianeta, dove spesso in estate la temperatura supera i 40 gradi e si creano affascinanti giochi di luci, è il deserto di Giuda. Qui, incontrastato, regna da sempre il nulla.

Quando ho fatto le riprese, era l’agosto del 2005, il caldo era incessante. L’aria era talmente rarefatta e bruciante da respirare a fatica. Sembrava di avere un fon accesso, alla massima potenza, proprio davanti al volto.

Il Deserto di Giuda, perfettamente preservato e inviolato, è’ denso di suggestioni, di emozioni rese dal paesaggio, ma anche dalla storia che trasuda. Siamo in Cisgiordania, lembo di terra dove si trovano le rovine di Gerico, la città più antica della Terra. La linea irregolare del profilo delle colline si spezza solo quando s’incontra un’oasi. Questi luoghi racchiudono in se, preziose come perle nelle loro ostriche, splendide riserve naturali e, come ogni deserto, è più vivo di quanto si pensi.

Tra il limite meridionale del deserto e le rive del Mar Morto è situata Qumran, una località abitata nei tempi lontani, da una comunità essena, in un monastero costruito tra il 150 a.C. e il 130 a.C. che vide varie fasi di occupazione finché, nell'estate del 68, Tito, al comando della legione X Fretensis, la distrusse.

Qumran è divenuta famosa in seguito alla scoperta, nel 1947, del Rotolo di Isaia (uno dei rotoli del Mar Morto), visibile in una riproduzione all’interno del piccolo museo o centro visitatori. Questo sito archeologico fu notevolmente rivalutato e ben presto gli studiosi riconobbero che gli edifici erano appartenuti a una comunità religiosa ebraica, supponendo quindi che fossero stati i membri di questa comunità a nascondere i rotoli nelle grotte fra i vicini dirupi.

La clip seguente è un sunto delle sequenze di maggior durata del mio film "I paesi della luce".

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sabato 1 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Nikolaiviertel - Berlino


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Dal mediometraggio "Berlino"


Per chi ama la cucina tedesca :
Zum Paddenwirt
Nikolaikirchplatz 6, 10178 Berlin,
 +49 30/2426382 ‎

sabato 24 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Una casa ipogea a Matmata - Tunisia

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Matmata è un villaggio di origine berbera della Tunisia. Situato alle porte del deserto del Sahara è caratterizzato da una singolare architettura "troglodita", divenuto meta di numerosi turisti dopo essere stato set del film Guerre stellari.
Le abitazioni che caratterizzano questa cittadina sono scavate nel terreno, formando un cortile a cielo aperto, simile ad un cratere profondo circa 7 metri, dal quale si accede attraverso una galleria che si diparte dal piano di campagna o dai fianchi del terreno collinare. Dal cortile a cielo aperto, che ha anche la funzione di raccogliere la rara acqua piovana, si dislocano i vari ambienti delle abitazioni, scavati come degli angusti cunicoli sui fianchi del "cratere".
Questo tipo di architettura ipogea ha la funzione di creare zone ombrose al cortile e mantenere temperata l'abitazione, poiché le temperature in questa zona sfiorano frequentemente i 45 °C durante il periodo estivo, scendendo a livelli europei durante l'inverno.

giovedì 22 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Staroměstské náměstí - Praga

Dal film "Inverno praghese"
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Fatto l' ingresso in Staroměstské náměstí (Piazza della Città Vecchia), si rimane estasiati dall'estetica di una delle più belle piazze d’Europa. Gli antichi edifici e le chiese torreggianti fanno eco alla drammatica storia di Praga. La piazza è circondata da un labirinto di strade selciate ed è situata tra il Fiume Vltava (Moldava) e Piazza San Venceslao. Vale la pena visitare la Chiesa della Madonna di Tyn, l’Orologio Astronomico, la Torre del Municipio e la splendida Chiesa barocca di San Nicola. Al centro della piazza si trova la statua di Jan Hus, eretta per celebrare il 500º anniversario della morte del riformista.

mercoledì 21 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa

Sono passati 6 mesi da quando ho iniziato questo blog, in cui ho cercato, spero in modo interessante, di raccontarvi quanto possa essere divertente ed appagante l'hobby del fare cinema

E i miei progetti futuri?  Senza dimenticare il restauro dei miei vecchi film : la realizzazione di un corto "Switch on" ; il montaggio e la postproduzione del film "La costa dei trabocchi" con il girato fatto in abruzzo nel 2004 - 2006 - 2009 e 2011; il montaggio e la postproduzione del corto "Cinque scampoli di terra" (le isole Borromee).

Con questo post inizia una nuova fase del blog, dedicata unicamente alla documentazione dei miei viaggi sia con estratti dei miei film sia con la realizzazione ad hoc di videoclip utilizzando il numeroso materiale di archivio.
Buona visione!

Nell'agosto del 2010 fu trovato nei fondali marini delle Egadi un rostro di una nave romana. Il successivo 25 Settembre,  all'interno dello Stabilimento Florio (la Tonnara di Favignana), il rostro fu presentato al pubblico. Io mi trovavo a Favignana per girare "Orizzonti Egusei", di cui ho appena terminato il montaggio; ho potuto quindi documentare l'evento che vi presento nella clip che segue.
Lo Stabilimento è ora museo archeologico e museo della tonnara con l'esposizione delle attrezzature  inerenti la pesca e la lavorazione del tonno e sale di proiezione di documenti audio e video dell'epoca d'oro della tonnara.


Per approfondimenti: 
http://www.egadivacanze.it/informazioni/favignana/il-museo-stabilimento-florio.html

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martedì 20 settembre 2011

Il Montaggio - 5

Lo spazio e il tempo filmici:
Il montaggio creativo è difficile da definirsi. Si può dire che consista nel servirsi delle riprese di un film, in modo di dare all'insieme un valore molto superiore a quello che avrebbe se fosse costituito semplicemente dai singoli quadri riuniti in un normale ordine logico.

Un film può essere composto di avvenimenti di tutti i giorni, di scene di lavoro in città, o contenere scene che rappresentano le grandi, vuote estensioni di campagna. Ciò nonostante, grazie al montaggio, queste immagini semplicissime possono venire impregnate di qualità espressive particolari, per esempio, sincerità, gioia, sforzo, ecc.

Non è possibile dare regole sul come fare per ottenere simili effetti, perchè essi risultano dalla associazione di molti processi creativi differenti. Si può, tuttavia affermare che se il cinema è divenuto un mezzo di espressione incomparabile, lo deve al montaggio. Il montaggio nel senso Iato del termine, si differenzia dal dialogo, dagli allestimenti scenici, dalla fotografia, dalla composizione musicale ecc. proprio perchè se questi sono mezzi d'espressione che possono tutti sussistere al di fuori del cinema, esso rimane un mezzo tipicamente ed esclusivamente cinematografico.

Fra gli elementi narrativi controllati dal montaggio, i più importanti sono il tempo e lo spazio filmico.
Nella vita reale il tempo scorre regolarmente. Non si può tornare indietro e neppure prevedere quello che verrà. In un film invece, tutto questo è facilmente realizzabile, per di più, il tempo reale può essere allungato o compresso a volontà.

Quanti film sono realizzati con le azioni parallele, le azioni ritornate, azioni accelerate e ritardate! Tutto ciò mantenendo l'illusione della realtà.
Cosa ancor più comoda, possiamo facilmente mettere la ripresa di un uomo realizzata ieri o l'anno passato, vicino ad una scena dello stesso uomo fatta oggi, senza che il pubblico se ne accorga.
In altre parole possiamo creare un nostro tempo. La stessa cosa succede con lo spazio. Nella vita reale se volete viaggiare da Milano a Boston, dovete percorrere la distanza che separa queste due città. In un film, si può fare lo stesso viaggio in una manciata di secondi.

Questo può sembrare, superficialmente, come chiudere una porta aperta. Supponete per esempio, di montare una sequenza immaginaria, che richiede la creazione dì un concetto tempo e spazio particolare. Supponete di aver visitato Boston l'anno scorso, con vostra moglie (marito), e di averla ripresa mentre passeggia per questa città. Prendete ora la vostra cinepresa e girate alcune scene nella vostra città (Roma, ad es.). Vi sarà possibile costruire una sequenza così: vostra moglie scende dalla metropolitana e si avvia verso la superficie; nella ripresa seguente passeggia per Quincy Market. Girando un angolo attraversa Piazza S. Pietro e subito dopo guarda l’Old State House. Potete riunire questa sequenza in modo che essa si svolga pienamente, dando al pubblico l'impressione che, in realtà, le riprese sono state fatte nell'ordine della loro presentazione, nello spazio e nel tempo corrispondente.

Il risultato non è molto interessante in se stesso, ma ha l'effetto di mettere in rilievo il completo controllo da parte del montatore del tempo e dello spazio, qualunque sia la sequenza sulla quale lavora. E, cosa più importante, ci suggerisce la possibilità di costruire una sequenza convincente partendo da riprese senza relazione fra loro, senza relazione, ben inteso, parlando del momento in cui sono state realizzate. In altre parole, possiamo far sì che il pubblico accetti per reale un avvenimento che non si è mai verificato. Entriamo, in sostanza, nel regno quanto mai artificioso del linguaggio cinematografico che, ripetiamo, non ha limiti.

Con questo post concludo l’argomento del montaggio, lascio a voi il compito di approfondirne gli aspetti, di sperimentare, di creare un vostro stile.

La clip che segue tratta dal mio film “Colori d’Africa” rappresenta l’attraversamento dello Chott el Djerid in Tunisia: man mano che si percorre la strada che collega Douz a Tozeur, la rara vegetazione arbustiva scompare, si entra in un paesaggio fantastico per 50 km fatto di nulla, poi ecco apparire nuovamente la vegetazione.

video


Lo Chott el-Djerid è un lago salato situato nel sud-ovest della Tunisia, in una depressione tra le oasi di Tozeur e di Nefta da un lato e tra Kebili e Douz ai confini del deserto del Sahara dall'altro, copre una superficie di circa 6.000 km², per una lunghezza di 250 km circa ed una larghezza di 20 km; è il più esteso lago salato della regione.
La sua superficie è composta da un agglomerato di cristalli di sale poggianti su un fondo sabbioso ed argilloso.
Nell'antichità veniva identificato con il leggendario lago Tritone. Plinio ed Erodoto lo hanno citato, assegnandogli una posizione geografica confusa.

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