Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

La mia foto
Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

mercoledì 28 settembre 2011

sabato 24 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Una casa ipogea a Matmata - Tunisia

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Matmata è un villaggio di origine berbera della Tunisia. Situato alle porte del deserto del Sahara è caratterizzato da una singolare architettura "troglodita", divenuto meta di numerosi turisti dopo essere stato set del film Guerre stellari.
Le abitazioni che caratterizzano questa cittadina sono scavate nel terreno, formando un cortile a cielo aperto, simile ad un cratere profondo circa 7 metri, dal quale si accede attraverso una galleria che si diparte dal piano di campagna o dai fianchi del terreno collinare. Dal cortile a cielo aperto, che ha anche la funzione di raccogliere la rara acqua piovana, si dislocano i vari ambienti delle abitazioni, scavati come degli angusti cunicoli sui fianchi del "cratere".
Questo tipo di architettura ipogea ha la funzione di creare zone ombrose al cortile e mantenere temperata l'abitazione, poiché le temperature in questa zona sfiorano frequentemente i 45 °C durante il periodo estivo, scendendo a livelli europei durante l'inverno.

giovedì 22 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Staroměstské náměstí - Praga

Dal film "Inverno praghese"
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Fatto l' ingresso in Staroměstské náměstí (Piazza della Città Vecchia), si rimane estasiati dall'estetica di una delle più belle piazze d’Europa. Gli antichi edifici e le chiese torreggianti fanno eco alla drammatica storia di Praga. La piazza è circondata da un labirinto di strade selciate ed è situata tra il Fiume Vltava (Moldava) e Piazza San Venceslao. Vale la pena visitare la Chiesa della Madonna di Tyn, l’Orologio Astronomico, la Torre del Municipio e la splendida Chiesa barocca di San Nicola. Al centro della piazza si trova la statua di Jan Hus, eretta per celebrare il 500º anniversario della morte del riformista.

mercoledì 21 settembre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa

Sono passati 6 mesi da quando ho iniziato questo blog, in cui ho cercato, spero in modo interessante, di raccontarvi quanto possa essere divertente ed appagante l'hobby del fare cinema

E i miei progetti futuri?  Senza dimenticare il restauro dei miei vecchi film : la realizzazione di un corto "Switch on" ; il montaggio e la postproduzione del film "La costa dei trabocchi" con il girato fatto in abruzzo nel 2004 - 2006 - 2009 e 2011; il montaggio e la postproduzione del corto "Cinque scampoli di terra" (le isole Borromee).

Con questo post inizia una nuova fase del blog, dedicata unicamente alla documentazione dei miei viaggi sia con estratti dei miei film sia con la realizzazione ad hoc di videoclip utilizzando il numeroso materiale di archivio.
Buona visione!

Nell'agosto del 2010 fu trovato nei fondali marini delle Egadi un rostro di una nave romana. Il successivo 25 Settembre,  all'interno dello Stabilimento Florio (la Tonnara di Favignana), il rostro fu presentato al pubblico. Io mi trovavo a Favignana per girare "Orizzonti Egusei", di cui ho appena terminato il montaggio; ho potuto quindi documentare l'evento che vi presento nella clip che segue.
Lo Stabilimento è ora museo archeologico e museo della tonnara con l'esposizione delle attrezzature  inerenti la pesca e la lavorazione del tonno e sale di proiezione di documenti audio e video dell'epoca d'oro della tonnara.


Per approfondimenti: 
http://www.egadivacanze.it/informazioni/favignana/il-museo-stabilimento-florio.html

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martedì 20 settembre 2011

Il Montaggio - 5

Lo spazio e il tempo filmici:
Il montaggio creativo è difficile da definirsi. Si può dire che consista nel servirsi delle riprese di un film, in modo di dare all'insieme un valore molto superiore a quello che avrebbe se fosse costituito semplicemente dai singoli quadri riuniti in un normale ordine logico.

Un film può essere composto di avvenimenti di tutti i giorni, di scene di lavoro in città, o contenere scene che rappresentano le grandi, vuote estensioni di campagna. Ciò nonostante, grazie al montaggio, queste immagini semplicissime possono venire impregnate di qualità espressive particolari, per esempio, sincerità, gioia, sforzo, ecc.

Non è possibile dare regole sul come fare per ottenere simili effetti, perchè essi risultano dalla associazione di molti processi creativi differenti. Si può, tuttavia affermare che se il cinema è divenuto un mezzo di espressione incomparabile, lo deve al montaggio. Il montaggio nel senso Iato del termine, si differenzia dal dialogo, dagli allestimenti scenici, dalla fotografia, dalla composizione musicale ecc. proprio perchè se questi sono mezzi d'espressione che possono tutti sussistere al di fuori del cinema, esso rimane un mezzo tipicamente ed esclusivamente cinematografico.

Fra gli elementi narrativi controllati dal montaggio, i più importanti sono il tempo e lo spazio filmico.
Nella vita reale il tempo scorre regolarmente. Non si può tornare indietro e neppure prevedere quello che verrà. In un film invece, tutto questo è facilmente realizzabile, per di più, il tempo reale può essere allungato o compresso a volontà.

Quanti film sono realizzati con le azioni parallele, le azioni ritornate, azioni accelerate e ritardate! Tutto ciò mantenendo l'illusione della realtà.
Cosa ancor più comoda, possiamo facilmente mettere la ripresa di un uomo realizzata ieri o l'anno passato, vicino ad una scena dello stesso uomo fatta oggi, senza che il pubblico se ne accorga.
In altre parole possiamo creare un nostro tempo. La stessa cosa succede con lo spazio. Nella vita reale se volete viaggiare da Milano a Boston, dovete percorrere la distanza che separa queste due città. In un film, si può fare lo stesso viaggio in una manciata di secondi.

Questo può sembrare, superficialmente, come chiudere una porta aperta. Supponete per esempio, di montare una sequenza immaginaria, che richiede la creazione dì un concetto tempo e spazio particolare. Supponete di aver visitato Boston l'anno scorso, con vostra moglie (marito), e di averla ripresa mentre passeggia per questa città. Prendete ora la vostra cinepresa e girate alcune scene nella vostra città (Roma, ad es.). Vi sarà possibile costruire una sequenza così: vostra moglie scende dalla metropolitana e si avvia verso la superficie; nella ripresa seguente passeggia per Quincy Market. Girando un angolo attraversa Piazza S. Pietro e subito dopo guarda l’Old State House. Potete riunire questa sequenza in modo che essa si svolga pienamente, dando al pubblico l'impressione che, in realtà, le riprese sono state fatte nell'ordine della loro presentazione, nello spazio e nel tempo corrispondente.

Il risultato non è molto interessante in se stesso, ma ha l'effetto di mettere in rilievo il completo controllo da parte del montatore del tempo e dello spazio, qualunque sia la sequenza sulla quale lavora. E, cosa più importante, ci suggerisce la possibilità di costruire una sequenza convincente partendo da riprese senza relazione fra loro, senza relazione, ben inteso, parlando del momento in cui sono state realizzate. In altre parole, possiamo far sì che il pubblico accetti per reale un avvenimento che non si è mai verificato. Entriamo, in sostanza, nel regno quanto mai artificioso del linguaggio cinematografico che, ripetiamo, non ha limiti.

Con questo post concludo l’argomento del montaggio, lascio a voi il compito di approfondirne gli aspetti, di sperimentare, di creare un vostro stile.

La clip che segue tratta dal mio film “Colori d’Africa” rappresenta l’attraversamento dello Chott el Djerid in Tunisia: man mano che si percorre la strada che collega Douz a Tozeur, la rara vegetazione arbustiva scompare, si entra in un paesaggio fantastico per 50 km fatto di nulla, poi ecco apparire nuovamente la vegetazione.

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Lo Chott el-Djerid è un lago salato situato nel sud-ovest della Tunisia, in una depressione tra le oasi di Tozeur e di Nefta da un lato e tra Kebili e Douz ai confini del deserto del Sahara dall'altro, copre una superficie di circa 6.000 km², per una lunghezza di 250 km circa ed una larghezza di 20 km; è il più esteso lago salato della regione.
La sua superficie è composta da un agglomerato di cristalli di sale poggianti su un fondo sabbioso ed argilloso.
Nell'antichità veniva identificato con il leggendario lago Tritone. Plinio ed Erodoto lo hanno citato, assegnandogli una posizione geografica confusa.

sabato 10 settembre 2011

Il Montaggio - 4

Con il montaggio si cerca di creare una storia, questa storia deve innanzi tutto essere ambientata; l’inquadratura prettamente descrittiva che avvia una scena col compito di introdurne i caratteri ambientali, si chiama Piano d’ambientazione, esso permette allo spettatore di possedere tutte le informazioni necessarie ad una corretta comprensione di ciò che sta per essere narrato.
La rappresentazione che il montaggio dà dello spazio e del tempo è fortemente subordinata alle esigenze della narrazione e alla chiarezza della sua esposizione.
Un qualsiasi ambiente, definito come lo spazio diegetico, può essere scomposto da un insieme di inquadrature che ci danno di esso una serie di prospettive.
La rappresentazione di quest’ambiente con una successione di inquadrature scelte dal regista o dal filmmaker si definisce invece come spazio filmico.
Per cui mentre nello spazio diegetico l’intero è scomposto in parti dal montaggio, nello spazio filmico è il montaggio delle parti a comporre l’intero; questo gioco di frammentazione dello spazio viene chiamato decoupage. Il ruolo essenziale per dar vita ad uno scorrevole flusso di immagini da un’inquadratura a un’altra e quindi facilitare la proiezione dello spettatore nel mondo della finzione è dato dalla continuità  principio cardine del decoupage. Tutto questo lo si ottiene mediante il raccordo che può essere:
- Raccordo di sguardo: un’inquadratura mostra una persona che guarda qualcosa, quella successiva mostra questo qualcosa;
- Raccordo del movimento: un gesto iniziato dal personaggio nella prima inquadratura si conclude nella seconda;
- Raccordo in asse: due momenti successivi di un’azione sono mostrati in due inquadrature, la seconda delle quali è ripresa sullo stesso asse della prima, ma più vicina o lontana di questa in rapporto al soggetto agente;
- Raccordo sonoro: una battuta di dialogo, un rumore o una musica si sovrappone a due inquadrature legandole così tra loro.
Se il lavoro del montaggio viene eseguito tenendo sempre presente questi principi, ogni mutamento di inquadratura diventa sicuramente meno evidente.
Al raccordo si può abbinare la Transizione: il passaggio da un’immagine A ad un’immagine B determina per chi guarda un film “L’effetto montaggio”. Questo effetto viene chiamato “transizione” che può essere:
- Lo stacco, cioè il passaggio diretto e immediato da un piano a quello successivo;
- La dissolvenza (d’apertura, di chiusura, incrociata), l’immagine che appare progressivamente a partire dal nero dello schermo è la prima, l’immagine che scompare progressivamente fino a diventare nera è la seconda, l’immagine che scompare e quella che compare si sovrappongono per pochi instanti è la terza.
L’IRIS dove un foro circolare si apre o si chiude intorno a una parte dell’immagine, e la TENDINA dove la nuova immagine si sostituisce alla precedente facendola scorrere via dallo schermo, sono altre soluzioni non molto usate.
Quasi tutti i software di montaggio offrono svariate tipologie di transizioni; secondo il mio punto di vista è meglio utilizzare unicamente quelle indicate sopra rendono il filmato più naturale e professionale.



Nella clip seguente si potrà notare un riassunto visivo di ciò che ho scritto, c’è inoltre da dire che in fase di ripresa avvenuta in momenti temporali diversi, ho abbondato nella ripresa soggettiva rispetto a quella oggettiva:
Descrivere le immagini di una ripresa in modo soggettivo, è porre la videocamera al posto degli occhi. Ogni individuo vede con i propri occhi, quindi se il regista vuole mostrare la "personale" visione di un personaggio, deve far vedere con i suoi occhi.... e proprio ponendo la videocamera all'altezza degli occhi del nostro soggetto, possiamo realizzare il tutto.L'importante è far muovere la videocamera, nella stessa identica maniera in cui si muove il personaggio.... e soprattutto, dal sua reale punto di vista. La ripresa oggettiva, invece, è una ripresa neutrale, fatta in terza persona, è uno spettatore qualsiasi, ovvero proprio lo spettatore cinematografico, che vede la scena con i suoi occhi, quindi dal suo punto di vista. La maggior parte delle riprese vengono effettuate in questa maniera.


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Dal film "L'oro del tempo"

Pedalando tra i fiumi e valli del Giura di Franconia si scoprono le tracce della storia dell’ Impero romano, il passato rinascimentale e barocco, i fossili delle primordiali barriere coralline.
Si segue perlopiù il corso del fiume Altmhül dove le piste ciclabili “risparmiano” chi non ha salite o chilometri nelle gambe.
E’ la zona del “Vallo Retico” dove lungo le tracce e i resti del “Limes” sfilano colonne di ciclisti e plotoni di escursionisti.
Le riprese sono state eseguite in occasione del 25° anniversario dall’istituzione del Parco naturale dell’ Altmhültal



domenica 4 settembre 2011

Il Montaggio - 3

LA DURATA DELLE SCENE
Ho già detto che la durata media di una ripresa dovrebbe essere da 5 a 10 secondi. Voi potete, beninteso, avere delle riprese più lunghe o più brevi. Ma io credo che non dovrete allontanarvi da questa media se non avete una particolare giustificazione.
Le durate estreme ed il ritmo
La ripresa deve, evidentemente, essere abbastanza lunga perchè lo spettatore abbia il tempo di intendere il suo contenuto e quindi la sua durata minima dipende dalle sue caratteristiche espressive, formali  o narrative.
Un semplice oggetto, come il quadrante di un orologio, viene registrato molto rapidamente dalla mente degli spettatori. Il primo piano di queste immagini sarà visto e compreso in meno di due secondi.
AI contrario, per apprezzare un paesaggio, servono almeno 5 secondi.
Ma cerchiamo di non cadere nell'eccesso contrario. Una ripresa deve essere corta per non diventare noiosa. Supponete, ad esempio, di mantenere sullo schermo per una durata di 20 secondi la scena di una casa. Il pubblico sarà preso da un senso di noia perchè aspetta o qualcosa che non accade, oppure la scena seguente.
Questo esempio è esagerato, ma è una spiegazione della regola seguente: una ripresa non deve restare sullo schermo, per nessun motivo, più a lungo di quanto non se ne riconosca la necessità e la funzione da un punto di vista narrativo. Una ripresa deve, cioè, essere sufficientemente lunga perchè si abbia il tempo di comprenderla e abbastanza corta perchè non ci si accorga di aspettare la seguente.
La brevità è, comunque, preferibile alla lunghezza: il difetto dei film di dilettanti è di essere troppo prolissi.
E' probabile che questo dipenda dal fatto che sono le proprie riprese quelle che il dilettante deve tagliare, ed in questo caso è difficile essere senza pietà. So bene quanto voi che è difficile far sparire il 50% di una bella ripresa, in particolare quando siamo stati noi stessi ad averla girata.
Ma i sentimenti personali non hanno niente a che vedere col montaggio di un film, e se risparmiate i tagli, vuoi dire che preferite  condannare il film, perché questo senz'altro ne soffrirà. Ciascuna ripresa deve portarci il suo messaggio e poi lasciare il posto a quella seguente. Se avete a che fare con una scena che mostra un personaggio od un oggetto che esce di campo, tagliatela un po' prima che la scena rimanga libera.
Sullo schermo non deva mai apparire una scena “vuota”, senza azione, a meno di non desiderare particolari effetti espressivi. Se, ad esempio, volete mostrare una strada che si fa fa deserta a causa di un improvviso temporale, in questo caso potete continuare la scena anche dopo che l'ultimo personaggio è uscito dall'inquadratura; ma sono eccezioni.
La lunghezza di molte riprese non solo è regolata dal contenuto, ma può essere imposta dal cambio d'inquadratura del quadro seguente, cioè per la regola della continuità.
Quando vi è un solo punto in cui i due fotogrammi si accordano, dovete per forza tagliare e unire in questo punto. Ma se avete possibilità di scelta, usatene con discrezione perchè il tono generale di un
film può essere profondamente modificato dalla lunghezza relativa delle riprese, essendo proprio questo fattore, soprattutto, a determinare il ritmo di una sequenza. Infatti, nell'uso comune, per ritmo cinematografico si intende la caratteristica di velocità espressiva con cui viene presentata l'azione scenica, grazie proprio al montaggio,.
Così un succedersi di quadri brevi, darà un ritmo che rafforza l'aspetto convulso di una sequenza ed eccita
il pubblico, in particolare se ci si serve solo di primi piani e di campi medi. Potete imparare molto esercitandovi in questo tipo di montaggio. Riunite le vostre riprese in modo che esse siano sempre più corte man mano che si avvicinano al culmine dell'azione. Poi mantenete la scena finale molto più lunga. Sarete sorpresi dalla potenza suggestiva che possono avere queste riprese estremamente corte in una sequenza del genere. Mentre per alcune situazioni le sequenze richiedono un montaggio molto sostenuto, ve ne sono altre per le quali, al contrario, si adatta un ritmo lento, distensivo.
Una successione di quadri piuttosto lunghi può essere utilizzata per accentuare un'atmosfera di riposo e di pace.
Un paesaggio di campagna, in un caldo pomeriggio d'estate, per esempio, non sarà compatibile con un montaggio rapido. AI contrario la lentezza del ritmo metterà in valore l'impressione di calore soffocante suggerito dall'immagine.
Anche in questo caso, tuttavia, cercate di non esagerare. Per giustificare la sua notevole durata, una ripresa deve avere un interesse particolare od una bellezza eccezionale. Come regola, la lunghezza media di una ripresa, in una sequenza lenta, non deve sorpassare i dieci secondi. Vi sono solo rare occasioni in cui scene estremamente lunghe possono avere una giustificazione.
Comunque il ritmo interno del film dev'essere studiato in maniera di rafforzare il ritmo “proprio” dell'azione reale che si vuole presentare, il che significa che anche questo elemento dev'essere considerato in fase di ripresa. Tuttavia i problemi del ritmo spettano quasi esclusivamente al montatore e costituiscono uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro.



Il corto della clip seguente è stato girato in RVM con il montaggio in macchina, cioè avendo avuto la cura di filmare (durata di ripresa, inquadratura, successione dei campi) avendo presente il risultato finale (grazie anche al tipo di situazione che lo permetteva: una serie di quadri in successione temporale). Il filmato è stato digitalizzato mediante una scheda di acquisizione video.
L'aggiunta poi del titolo e del sottofondo sonoro hanno completato il filmato


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Quest'itinerario, molto panoramico, non presenta difficoltà di rilievo ma bisogna segnalare che il tratto iniziale è costituito da una ripida e faticosa salita.

La partenza è in via Fondaco, la stradina in fondo al parcheggio di Portofino, che sale passando sotto alla caserma dei Carabinieri.
Oltrepassato l'Hotel la strada si trasforma in una scalinata di larghi gradini di pietra e cemento, molto ben tenuti, che si inerpica in mezzo alla vegetazione.
Il sentiero, in gran parte sterrato e pianeggiante, si snoda tra la campagna fino a località Vessinaro dove parte la deviazione per Cala degli Inglesi (bellissima insenatura raggiungibile solo a piedi o in barca); il cammino prosegue diritto sotto i castagni. Imboccato il viottolo che avanza seguendo il lato occidentale del Promontorio, e, affacciato sulle numerose calette sottostanti alterna brevi tratti pianeggianti a numerosi saliscendi in mezzo a sporgenti roccioni, si arriva, dopo 1h  e 10' dalla partenza, in località Base 0.
Base 0, postazione militare durante la II Guerra Mondiale, è oggi un punto di sosta panoramico.
Da qui il sentiero si addentra nel bosco e scende in maniera ripida e irregolare con notevoli scorci panoramici sul borgo.
L'arrivo a San Fruttuoso è presso la base di atterraggio degli elicotteri, da qui si prosegue in mezzo ad alcune abitazioni e passando sotto a un portico si accede alla prima delle due incantevoli baie.

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