Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

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Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

sabato 10 settembre 2011

Il Montaggio - 4

Con il montaggio si cerca di creare una storia, questa storia deve innanzi tutto essere ambientata; l’inquadratura prettamente descrittiva che avvia una scena col compito di introdurne i caratteri ambientali, si chiama Piano d’ambientazione, esso permette allo spettatore di possedere tutte le informazioni necessarie ad una corretta comprensione di ciò che sta per essere narrato.
La rappresentazione che il montaggio dà dello spazio e del tempo è fortemente subordinata alle esigenze della narrazione e alla chiarezza della sua esposizione.
Un qualsiasi ambiente, definito come lo spazio diegetico, può essere scomposto da un insieme di inquadrature che ci danno di esso una serie di prospettive.
La rappresentazione di quest’ambiente con una successione di inquadrature scelte dal regista o dal filmmaker si definisce invece come spazio filmico.
Per cui mentre nello spazio diegetico l’intero è scomposto in parti dal montaggio, nello spazio filmico è il montaggio delle parti a comporre l’intero; questo gioco di frammentazione dello spazio viene chiamato decoupage. Il ruolo essenziale per dar vita ad uno scorrevole flusso di immagini da un’inquadratura a un’altra e quindi facilitare la proiezione dello spettatore nel mondo della finzione è dato dalla continuità  principio cardine del decoupage. Tutto questo lo si ottiene mediante il raccordo che può essere:
- Raccordo di sguardo: un’inquadratura mostra una persona che guarda qualcosa, quella successiva mostra questo qualcosa;
- Raccordo del movimento: un gesto iniziato dal personaggio nella prima inquadratura si conclude nella seconda;
- Raccordo in asse: due momenti successivi di un’azione sono mostrati in due inquadrature, la seconda delle quali è ripresa sullo stesso asse della prima, ma più vicina o lontana di questa in rapporto al soggetto agente;
- Raccordo sonoro: una battuta di dialogo, un rumore o una musica si sovrappone a due inquadrature legandole così tra loro.
Se il lavoro del montaggio viene eseguito tenendo sempre presente questi principi, ogni mutamento di inquadratura diventa sicuramente meno evidente.
Al raccordo si può abbinare la Transizione: il passaggio da un’immagine A ad un’immagine B determina per chi guarda un film “L’effetto montaggio”. Questo effetto viene chiamato “transizione” che può essere:
- Lo stacco, cioè il passaggio diretto e immediato da un piano a quello successivo;
- La dissolvenza (d’apertura, di chiusura, incrociata), l’immagine che appare progressivamente a partire dal nero dello schermo è la prima, l’immagine che scompare progressivamente fino a diventare nera è la seconda, l’immagine che scompare e quella che compare si sovrappongono per pochi instanti è la terza.
L’IRIS dove un foro circolare si apre o si chiude intorno a una parte dell’immagine, e la TENDINA dove la nuova immagine si sostituisce alla precedente facendola scorrere via dallo schermo, sono altre soluzioni non molto usate.
Quasi tutti i software di montaggio offrono svariate tipologie di transizioni; secondo il mio punto di vista è meglio utilizzare unicamente quelle indicate sopra rendono il filmato più naturale e professionale.



Nella clip seguente si potrà notare un riassunto visivo di ciò che ho scritto, c’è inoltre da dire che in fase di ripresa avvenuta in momenti temporali diversi, ho abbondato nella ripresa soggettiva rispetto a quella oggettiva:
Descrivere le immagini di una ripresa in modo soggettivo, è porre la videocamera al posto degli occhi. Ogni individuo vede con i propri occhi, quindi se il regista vuole mostrare la "personale" visione di un personaggio, deve far vedere con i suoi occhi.... e proprio ponendo la videocamera all'altezza degli occhi del nostro soggetto, possiamo realizzare il tutto.L'importante è far muovere la videocamera, nella stessa identica maniera in cui si muove il personaggio.... e soprattutto, dal sua reale punto di vista. La ripresa oggettiva, invece, è una ripresa neutrale, fatta in terza persona, è uno spettatore qualsiasi, ovvero proprio lo spettatore cinematografico, che vede la scena con i suoi occhi, quindi dal suo punto di vista. La maggior parte delle riprese vengono effettuate in questa maniera.


video

Dal film "L'oro del tempo"

Pedalando tra i fiumi e valli del Giura di Franconia si scoprono le tracce della storia dell’ Impero romano, il passato rinascimentale e barocco, i fossili delle primordiali barriere coralline.
Si segue perlopiù il corso del fiume Altmhül dove le piste ciclabili “risparmiano” chi non ha salite o chilometri nelle gambe.
E’ la zona del “Vallo Retico” dove lungo le tracce e i resti del “Limes” sfilano colonne di ciclisti e plotoni di escursionisti.
Le riprese sono state eseguite in occasione del 25° anniversario dall’istituzione del Parco naturale dell’ Altmhültal



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