Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

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Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »

lunedì 14 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 4

Movimenti della macchina da presa
PANORAMICA

Si realizza facendo ruotare la macchina da presa fissata ad un cavalletto munito di una particolare testa snodata.
La rotazione della cinepresa può avvenire sia orizzontalmente (panoramica orizzontale) che verticalmente (panoramica verticale); se la rotazione orizzontale è completa si ottiene una panoramica a 360°; mentre attraverso la somma dei due movimenti si ottiene la panoramica obliqua
La panoramica non fa altro che imitare quello che la nostra testa compie per osservare il luogo in cui ci troviamo; di conseguenza, è generalmente lenta, proprio come la rotazione del capo di chi si guarda intorno.
Con una lenta panoramica orizzontale unita ad un’angolazione dal basso il regista Luchino Visconti descrive l’interno del teatro La Fenice all’inizio del film “Senso” (1954).

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A volte, però, per introdurre nel racconto un fatto inaspettato, la panoramica viene effettuata in modo rapidissimo; anche in questo caso viene imitato il movimento che facciamo quando un rumore improvviso ci colpisce, facendoci girare di scatto. Questo tipo di panoramica viene definita a schiaffo e spesso preannuncia un rapporto conflittuale tra i due soggetti messi così rapidamente in contatto. Un esempio di ciò lo vediamo nella clip che segue, tratta dal film “Le onde del destino” (1996)

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CARRELLATA

E' il movimento della macchina da presa collocata su un supporto mobile. Tale supporto può essere costituito da un carrello che scorre su binari predisposti o da un veicolo (camera-car). Le carrellate si effettuano anche utilizzando gru e dolly;
Nelle 2 clip che seguono tratte dal film del 2001 "Il favoloso mondo di Amélie" (titolo originale : "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain" di Jean-Pierre Jeunet) ; due brevi scene realizzati con la gru e il dolly.

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Carrellate si effettuano anche da un mezzo in volo o grazie a una rete di cavi che coprono lo spazio da riprendere e lungo i quali la cinepresa viene fatta scorrere (skycam) in questo caso si parla di carrellata aerea.
Un esempio nella clip che segue tratta dal film Soy Cuba del 1964 diretto da Mikhail Kalatozov. Il titolo (in italiano "Io sono Cuba") allude all’intento del film di rappresentare e interpretare l’animo cubano della fine degli anni cinquanta, innalzandosi a portabandiera della rivoluzione. È ritenuto da molti un film strepitoso, per la complessità dei movimenti di macchina, ottenuti spesso con vere e proprie acrobazie della cinepresa, specie nel seguire il funerale che qui vediamo.

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Un'altra possibilità di realizzare carrellate è offerta dalla steadycam. Questo tipo di apparecchiatura è stato introdotto alla fine degli anni ’70. La cinepresa viene fissata al corpo dell'operatore mediante un sistema di molle e di contrappesi, così da compensare i movimenti bruschi che la persona può fare nel camminare, salire o scendere scale, magari inseguendo con la macchina da presa personaggi o oggetti in movimento; in tal modo la macchina acquista il massimo di mobilità e il massimo di fluidità, poiché gli spostamenti non dipendono più dal controllo manuale da parte dell'operatore.

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Qualsiasi sia il supporto grazie al quale viene realizzata, la carrellata può essere:
· in avanti a stringere, quando la macchina si avvicina al soggetto, restringendo il campo dell'inquadratura;
· all’indietro ad allargare, quando la macchina allontanandosi dal soggetto, allarga il campo ed include nuovi elementi;
· ad accompagnare, precedere o seguire, quando la macchina si muove accompagnando il soggetto in movimento;
· laterale, quando la macchina si muove in senso trasversale all’asse di ripresa;
· ad ascensore, quando la macchina si muove verticalmente rispetto al set;
· circolare, quando la macchina gira intorno al soggetto, con movimento circolare.

La carrellata viene generalmente usata per seguire i personaggi nei loro spostamenti, svolgendo anche una funzione descrittiva rispetto all’ambiente, esempio nella prossima clip di  “Balla coi lupi” (1990) di Kevin Costner.
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Molto comune è pure il suo utilizzo nel passaggio da un luogo esterno ad uno interno e viceversa, come fa Alfred Hitchcock all’inizio di “Psycho” (1960).

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Alcune carrellate vengono utilizzate per far capire i sentimenti dei personaggi, ad esempio una carrellata all’indietro spesso ci comunica il distacco affettivo, la perdita di qualcosa o la nostalgia; viene però usata anche per marcare la fine del racconto.
La carrellata può svolgere anche funzioni più particolari e assumere precisi significati stilistici. Ad esempio, può essere usata per individuare un soggetto o un dettaglio all’interno di un insieme, ponendoli così in rilievo rispetto al resto. Famosa la carrellata a stringere in “Notorius” (1946) di Alfred Hitchock, con la quale il regista mostra un oggetto che avrà poi molta importanza nella storia, ossia la chiave nella mano di Ingrid Bergman (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 1").
Analoga funzione riveste la serie di carrellate a stringere nel finale di “Quarto potere” (1941) di Orson Welles; in questo caso il movimento di macchina svela allo spettatore il mistero attorno a cui ruotava tutto il film, mistero che peraltro nessuno dei protagonisti è riuscito a decifrare.

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Con una carrellata ad accompagnare il regista può esprimere la propria simpatia verso il soggetto ripreso, come avviene nella conclusione dei “Quattrocento colpi” (1959) di François Truffaut.

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Famose carrellate a precedere e a seguire sono quelle realizzate in “Shining” (1980) da Stanley Kubrick, che se ne servì per riprendere le corse in triciclo del piccolo Danny lungo i corridoi del grande albergo vuoto (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 2"), nonché per filmare l’inseguimento nel labirinto coperto di neve, con notevole accrescimento della tensione narrativa.
Molto spettacolari risultano le carrellate aeree con cui il regista di “Titanic” (1997) James Cameron ci trasmette la grandiosità del transatlantico, esaltandone i prodigi tecnologici in drammatico contrasto con quello che sarà il suo tragico destino.

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ZOOMATA

E' un modo di simulare la carrellata, attraverso l'impiego di un obiettivo a fuoco variabile, chiamato zoom, che permette effetti di avvicinamento o allontanamento del soggetto inquadrato.
Le carrellate però hanno il vantaggio di risultare più naturali delle zoomate, perché nessuno di noi ha uno zoom al posto degli occhi. Come ho già accennato in un altro mio post il cineamatore dovrebbe usare lo zoom con giudizio, e anzi, usarlo principalmente solo per variare le inquadrature, e non per zoomare a più non posso mentre si filma, come purtroppo si vede fare spesso.
Le funzioni espressive della zoomata sono simili a quelle della carrellata ma a volte la prima viene preferita solo per motivi di ordine pratico; con lo zoom, infatti, si può ottenere il passaggio, in un tempo desiderato, da un campo lungo a un dettaglio o viceversa, senza muovere la macchina da presa.

MACCHINA A MANO

Si tratta di movimenti ottenuti attraverso spostamenti dell'operatore, che manovra la cinepresa senza l'aiuto dell'abituale strumentazione (cavalletto, carrello ecc.). Questo tipo di ripresa è diventato possibile grazie all’introduzione di attrezzature leggere e maneggevoli, specialmente alla fine degli anni ’50. Alcuni registi hanno fatto della macchina a mano una precisa scelta stilistica, come recentemente il danese Lars Von Trier . Nel suo film “Le onde del destino” (vedi clip inerente la panoramica a schiaffo) la macchina è impegnata in continui, bruschi movimenti, che rendono le immagini ondeggianti e spesso sfocate, con notevole disorientamento dello spettatore. La ragione di tale scelta risiede nel voler trovare modi nuovi, non convenzionali, per narrare la drammatica complessità dell’esistenza.
Anche nel passato la macchina a mano è stata spesso utilizzata da quei registi che volevano dare l’impressione di una ripresa diretta della realtà, senza troppi artifici e inganni.



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