6 Giugno 2014 - In occasione del 70° Anniversario dello sbarco in Normandia delle truppe alleate, posto questa breve clip, realizzata con riprese effettuate nel lontano 1992 durante un mio viaggio in quei luoghi.Nella clip che ho realizzato ho sovrapposto alcuni filmati originali, reperibili in internet
"Quando un cineamatore riprende scene di un viaggio, di un party, o di altre speciali occasioni, e specie quando sta riprendendo i propri figli, sta innanzitutto cercando di far presa sul tempo, e, in ultima analisi, sta tentando di sconfiggere la morte. L'atto del fare cinema può quindi essere considerato nel suo complesso come una esteriorizzazione del processo della memoria." S. Brakhage, In difesa del cine-amatore, 1967
Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.
Informazioni personali
- Filmmaker Italo
- Busto Arsizio, Varese, Italy
- Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francia. Mostra tutti i post
venerdì 6 giugno 2014
lunedì 12 dicembre 2011
Dove il Natale è più Natale
Eccomi di ritorno dal mio viaggio in Alsazia e Renania-Palatinato per approfondire l'aspetto geografico e culturale di luoghi già conosciuti e non......... immerso nella loro atmosfera prenatalizia.
Nella breve clip che segue, un'idea dell'ambiente in cui mi sono trovato.
mercoledì 26 ottobre 2011
Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Le falesie di Étretat (Normandia)
Nella clip che segue alcune scene tratte dal mio film "Normandia: il sogno appare"; fulcro di questo sogno l'incontro con le stupende falesie di Etretat, ritratte più volte in molte opere degli impressionisti di fine ottocento. Dalla spiaggia di ghiaia si vede la famosa "Porte d'Aval" e "l'Aiguille" la guglia dove Maurice Leblanc ha collocato il nascondiglio segreto del suo Arsenio Lupin. Due sentieri partono dalla spiaggia di ciottoli levigati della piccola cittadina di pescatori.
Uno sale sulle falesie d'Amont dove si trova la Cappella di Notre-Dame de la Garde, un monumento e un museo dedicati a Nungesser e Coli, i primi aviatori che l’8 maggio del 1927 tentarono di attraversare l’Oceano Atlantico del nord a bordo del loro aereo "White bird".Ma il sentiero più battuto è quello che va verso ovest, nudo e senza costruzioni, in balia dei venti che non sono necessariamente violenti, caso piuttosto isolato per una scogliera. Il tragitto è un susseguirsi di emozioni, tra pendii a picco, archi naturali di una bellezza indicibile e guglie che si ergono dal mare. Quando la roccia non si diverte a creare forme geometriche giocando col mare, lascia un muro verticale liscio e righettato come fosse una parete scolpita. Il sentiero si rende spesso anche divertente osservando nell'attiguo campo da golf, i giocatori che affrontano questo magnifico percorso che guarda sulle falesie e sull’oceano.
Scendendo alla base delle falesie si può percorrere l'itinerario a ritroso divertendosi ad esplorare le numerose grotte, ovviamente con cautela.
Il turismo in alta stagione è massiccio, ma si distribuisce bene lungo le scogliere e non dà particolare fastidio, vi posso assicurare che in certi tratti ci sarà solo la presenza dei gabbiani ad accompagnarvi.
mercoledì 4 maggio 2011
sabato 23 aprile 2011
Folklore, usi, costumi, tradizioni
Guardate con occhi diversi!
Un video non è fatto solo di panorami e dai componenti la vostra famiglia e gli amici. Comprende anche la gente, la cultura e le esperienze nei luoghi che visitate. Non preoccupatevi troppo di filmare i paesaggi, ma anzi caratterizzate il vostro video con scene di persone che interagiscono con l’ambiente. Chi poi vedrà il vostro filmato, vi ringrazierà. E’ importante documentare la vita quotidiana della gente del posto. Andare al mercato o alle sagre è sempre una buona idea. Farcire il vostro film con elementi di follklore o eventi tradizionali lo renderanno sicuramente più interessante. A seguire alcuni esempi di questo tipo di riprese.Giordania - Wadi Rum
Oppure dedicare un cortometraggio ad un intero evento folkloristico o tradizionale:
Alagna - Rosario Fiorito
sabato 16 aprile 2011
I Titoli
Come per le fotografie, come per un buon reportage fotografico scarno, asciutto e incisivo, il documentario deve portare titoli semplici, non letterari, efficaci nella loro nuda sostanza drammatica.
Certo, a volte, anche se il titolo può sembrare «ermetico» e difficile, non sempre dipende dall'autore; egli può averlo ricavato da una massima popolare, da un articolo di giornale, da uno studio sociologico e storico, eccetera. Ciò non toglie, tuttavia, che il documentario si deve anzitutto imporre per l'efficacia chiara ed immediata del suo titolo.
Ripeto: non c'è trama vera e propria in un documentario; quindi, bisogna cercare di andare incontro allo spettatore fin nella scelta del titolo, che può subito aiutare nella sua ricerca, nella immedesimazione di ciò che viene esposto sullo schermo.
«Tre canne un soldo» (un lontano, oramai, cortometraggio di Florestano Vancini, assai bello e riuscito) ad un primo momento sembra un titolo difficile ma in realtà è centratissimo, e inoltre è un titolo intenso e suggestivo, oltre che chiaramente, spietatamente documentario (tre canne, cioè, costano un soldo: poco, nevvero?).
Mi garbano di meno i titoli di cortometraggi turistici che suonano - faccio esempi da me inventati :
«Armonie del Tigullio», «Capri romantica», «Taormina di sogno».
Essi devono indicare il luogo soltanto e basta, senza alcun aggettivo «lirico» di aggiunta, che in questo caso suonerebbe davvero retorico e fuori moda. Se il regista è tanto bravo nel riuscire a ricreare, musicalmente e pittoricamente, le «divine armonie» del Golfo del Tigullio, buon per lui: noi gli faremo tanti elogi. Ma è inutile davvero che egli ce lo venga a dire prima. Se è riuscito nel suo scopo, ammireremo il suo cortometraggio, il suo mediometraggio, il suo lungometraggio e gli diremo bravo con tutto il cuore.
Quindi: niente, o pochissimi, aggettivi. Niente frasi vecchie, da letteratura tardoromantica e pseudodecadente. Niente orpelli retorici o decorativi o, ancora, «moderna» letteratura ermetica ed estetizzante. Con il cinema drammatico, a soggetto, già è un problema questa ondata di titoli difficili, impegnati, che non si sa da che parte prendere: titoli talora ambigui, a doppio taglio.
Evitare perciò il senso letterario: bisogna essere dei Visconti e dei Fellini, per salvare un film dal peso del suo titolo troppo impegnativo; e allora, figuriamoci un documentario che, se a cortometraggio, deve dire tutto in dieci minuti, e se a lungometraggio normale deve d'altra parte fare i conti coi luoghi da rappresentare, con la tesi da sostenere, con l'idea da mettere in luce e da dimostrare.
lo punto sempre sulla nuda efficacia del titolo, sul luogo, la data, la situazione ambientale, il vero centro drammatico dell'insieme.
La scelta del titolo è importante: è la prova del nostro impegno con il cinema. E' il nostro modo di manifestare un gusto, una partecipazione, che non devono mai essere retorici nè letterariamente facili e sfruttati, bensì vivi, intrisi della nostra personalità umana e artistica. Il titolo è come il nome di una persona: non occorre essere dei Proust per capire che anche il nome è la nostra veste, esteriore e intima, visione del nostro mondo personale, che è fatto di gusto, di idee nostre e di idee ricevute, di luoghi comuni e di verità.
Bisogna avere un certo talento anche per i titoli; essi sono il biglietto di presentazione dei nostri lavori.
Se il titolo è brutto, il giudizio finale riceverà sempre qualcosa della prima impressione: sarà condizionato, raramente libero.
Qui di seguito alcuni esempi di titoli dai miei film con la loro visualizzazione filmica. Buona visione
Certo, a volte, anche se il titolo può sembrare «ermetico» e difficile, non sempre dipende dall'autore; egli può averlo ricavato da una massima popolare, da un articolo di giornale, da uno studio sociologico e storico, eccetera. Ciò non toglie, tuttavia, che il documentario si deve anzitutto imporre per l'efficacia chiara ed immediata del suo titolo.
Ripeto: non c'è trama vera e propria in un documentario; quindi, bisogna cercare di andare incontro allo spettatore fin nella scelta del titolo, che può subito aiutare nella sua ricerca, nella immedesimazione di ciò che viene esposto sullo schermo.
«Tre canne un soldo» (un lontano, oramai, cortometraggio di Florestano Vancini, assai bello e riuscito) ad un primo momento sembra un titolo difficile ma in realtà è centratissimo, e inoltre è un titolo intenso e suggestivo, oltre che chiaramente, spietatamente documentario (tre canne, cioè, costano un soldo: poco, nevvero?).
Mi garbano di meno i titoli di cortometraggi turistici che suonano - faccio esempi da me inventati :
«Armonie del Tigullio», «Capri romantica», «Taormina di sogno».
Essi devono indicare il luogo soltanto e basta, senza alcun aggettivo «lirico» di aggiunta, che in questo caso suonerebbe davvero retorico e fuori moda. Se il regista è tanto bravo nel riuscire a ricreare, musicalmente e pittoricamente, le «divine armonie» del Golfo del Tigullio, buon per lui: noi gli faremo tanti elogi. Ma è inutile davvero che egli ce lo venga a dire prima. Se è riuscito nel suo scopo, ammireremo il suo cortometraggio, il suo mediometraggio, il suo lungometraggio e gli diremo bravo con tutto il cuore.
Quindi: niente, o pochissimi, aggettivi. Niente frasi vecchie, da letteratura tardoromantica e pseudodecadente. Niente orpelli retorici o decorativi o, ancora, «moderna» letteratura ermetica ed estetizzante. Con il cinema drammatico, a soggetto, già è un problema questa ondata di titoli difficili, impegnati, che non si sa da che parte prendere: titoli talora ambigui, a doppio taglio.
Evitare perciò il senso letterario: bisogna essere dei Visconti e dei Fellini, per salvare un film dal peso del suo titolo troppo impegnativo; e allora, figuriamoci un documentario che, se a cortometraggio, deve dire tutto in dieci minuti, e se a lungometraggio normale deve d'altra parte fare i conti coi luoghi da rappresentare, con la tesi da sostenere, con l'idea da mettere in luce e da dimostrare.
lo punto sempre sulla nuda efficacia del titolo, sul luogo, la data, la situazione ambientale, il vero centro drammatico dell'insieme.
La scelta del titolo è importante: è la prova del nostro impegno con il cinema. E' il nostro modo di manifestare un gusto, una partecipazione, che non devono mai essere retorici nè letterariamente facili e sfruttati, bensì vivi, intrisi della nostra personalità umana e artistica. Il titolo è come il nome di una persona: non occorre essere dei Proust per capire che anche il nome è la nostra veste, esteriore e intima, visione del nostro mondo personale, che è fatto di gusto, di idee nostre e di idee ricevute, di luoghi comuni e di verità.
Bisogna avere un certo talento anche per i titoli; essi sono il biglietto di presentazione dei nostri lavori.
Se il titolo è brutto, il giudizio finale riceverà sempre qualcosa della prima impressione: sarà condizionato, raramente libero.
Qui di seguito alcuni esempi di titoli dai miei film con la loro visualizzazione filmica. Buona visione
Iscriviti a:
Post (Atom)
Chi segue il mio Blog
Licenza
This opera is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.