L’antica abbazia di San Liberatore è figlia della “Sacra Madre”: la Majella; essa è situata nel territorio di Serramonacesca, più precisamente alle pendici del Monte Piano di Taricca nei pressi del magico fiume Alento immerso in una natura incontaminata. L’Alento nasce proprio a Serramonacesca ed attraversa il cuore del Parco Nazionale della Majella, non ha una grande portata eppure con il suo scorrere veloce e con i suoi percorsi particolarmente tortuosi crea quasi una musica melodica e soave per chi l’ascolta proiettandolo in una dimensione onirica. La chiesa è circondata da boschi quieti da cui dal lato destro della basilica su un’alta rupe è possibile vedere i ruderi di Castel Menardo. La struttura fu costruita intorno al 1080 sui resti di una precedente chiesa che non era stata risparmiata dal terremoto del 990. Essa raggiunse il massimo splendore intorno al 1200 circa e come tutte le strutture ecclesiastiche ebbe dei periodi più o meno fortunati, ma di sicuro il periodo più sfortunato fu quello vissuto nell’anno 1806, dove il nuovo decreto di Napoleone, che prevedeva la soppressione degli ordini monastici, sancì la sua decadenza: fu spogliata di ogni bene, di qualsiasi opera d’arte, arredo o libro sacro diventando la sede del cimitero del paese fino alla fine degli anni ’60. Sono molti i restauri che l’hanno vista protagonista nel corso degli ultimi tempi e che finalmente l’hanno riportata al suo insigne splendore.
"Quando un cineamatore riprende scene di un viaggio, di un party, o di altre speciali occasioni, e specie quando sta riprendendo i propri figli, sta innanzitutto cercando di far presa sul tempo, e, in ultima analisi, sta tentando di sconfiggere la morte. L'atto del fare cinema può quindi essere considerato nel suo complesso come una esteriorizzazione del processo della memoria." S. Brakhage, In difesa del cine-amatore, 1967
Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.
Informazioni personali
- Filmmaker Italo
- Busto Arsizio, Varese, Italy
- Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
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lunedì 19 giugno 2017
Itinerari della Majella - Abbazia di San Liberatore
L’antica abbazia di San Liberatore è figlia della “Sacra Madre”: la Majella; essa è situata nel territorio di Serramonacesca, più precisamente alle pendici del Monte Piano di Taricca nei pressi del magico fiume Alento immerso in una natura incontaminata. L’Alento nasce proprio a Serramonacesca ed attraversa il cuore del Parco Nazionale della Majella, non ha una grande portata eppure con il suo scorrere veloce e con i suoi percorsi particolarmente tortuosi crea quasi una musica melodica e soave per chi l’ascolta proiettandolo in una dimensione onirica. La chiesa è circondata da boschi quieti da cui dal lato destro della basilica su un’alta rupe è possibile vedere i ruderi di Castel Menardo. La struttura fu costruita intorno al 1080 sui resti di una precedente chiesa che non era stata risparmiata dal terremoto del 990. Essa raggiunse il massimo splendore intorno al 1200 circa e come tutte le strutture ecclesiastiche ebbe dei periodi più o meno fortunati, ma di sicuro il periodo più sfortunato fu quello vissuto nell’anno 1806, dove il nuovo decreto di Napoleone, che prevedeva la soppressione degli ordini monastici, sancì la sua decadenza: fu spogliata di ogni bene, di qualsiasi opera d’arte, arredo o libro sacro diventando la sede del cimitero del paese fino alla fine degli anni ’60. Sono molti i restauri che l’hanno vista protagonista nel corso degli ultimi tempi e che finalmente l’hanno riportata al suo insigne splendore.
mercoledì 17 maggio 2017
Mirabilia d'Abruzzo-L'Eremo di Santo Spirito
Il Parco Nazionale della Majella non è soltanto luogo magico di escursioni, lunghe camminate nella natura o arrampicate sulla roccia viva. Il parco è infatti fortemente legato alla storia millenaria del suo territorio, fatto di piccoli borghi dalla storia secolare e abbarbicati sui fianchi dei monti.
Nei pressi di uno di questi borghi: Roccamorice si trova l'Eremo di S. Spirito a Majella. Fondato da colui che divenne il Papa del gran rifiuto:Celestino V. Questa struttura fu abitata fino dagli inizi del IX secolo. L'eremo è raggiungibile da Roccamorice tramite una strada asfaltata.
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martedì 20 settembre 2016
San Martino in Valle
Siamo a Fara San Martino, con la cornice naturale rappresentata dalla spaccatura della gola di San Martino nel Vallone di Santo Spirito, ti riporta indietro nel tempo. Precisamente all’832, anno a cui si fa risalire l’abbazia di San Martino in Valle, gioiello benedettino incastonato nella roccia e recentemente riportato alla luce. Il Monastero era sepolto sotto 12 metri di detrito alluvionale e con grandissima fatica e non poche difficoltà, è stato riportato alla luce nel 2009. Quello che appare dopo aver attraversato la gola, è uno spettacolo da non perdere, dove storia, arte e architettura si incastrano alla perfezione in un vero museo a cielo aperto, e dove il sentiero H1 si inerpica per raggiungere la cima più alta della Maiella – Monte Amaro a 2793 metri.
Fa davvero impressione attraversare la gola, passare in quel ‘varco’ tra due pareti rocciose largo poco meno di due metri.
E sapete come si è creato quel varco? La leggenda racconta che fu un’impresa di San Martino che ha aperto la roccia con la forza dei gomiti per favorire l’accesso alla montagna dei faresi e per costruirvi poi la Chiesa di San Martino in Valle.
E' solo una leggenda, ma...... c’è anche una ‘prova’: i solchi dei gomiti ancora visibili sulle rocce, due profondi incavi nelle pareti della montagna. Poco si sa invece della storia dell’antico monastero di San Martino in Valle. I pochi documenti ritrovati sono da completare, le intuizioni e prime verifiche degli storici da confermare. Molte risposte sono da ricercare presso l'Archivio Vaticano dove sono custoditi numerosi manoscritti sulla “Abbazia di San Martino della Fara”.
Le prime notizie storiche conosciute sul Monastero si intrecciano con quelle di un altro e più importante centro benedettino, l’Abbazia di Montecassino.
Nel XII secolo le varie proprietà monasteriali passarono sotto le locali autorità vescovili; conseguentemente San Martino in Valle divenne dominio del vescovo di Chieti.
Il 1100 coincide con un inesorabile declino del monachesimo. Il monastero di San Martino in Valle che aveva rappresentato un suggestivo luogo religioso perde importanza. Il luogo, abbandonato dagli uomini, torna in balia delle forze della natura. Ghiaie alluvionali con il passare del tempo invadono gli edifici; specie con l’alluvione del 1819 che colpisce la vallata ricoprendo l’intero sito del Monastero. Successivamente, nel 1891, l’iniziativa popolare degli abitanti di Fara diede inizio a scavi archeologici presieduti da una commissione conservatrice dei Monumenti Nazionali della Provincia, riportando alla luce i resti della Chiesa, un muro dell’attiguo monastero rimasto sepolto ed un cimitero.
Diverse alluvioni in successione invasero nuovamente il sito archeologico fino al più recente intervento per riportarlo alla luce, con 4 anni di campagne di scavi.
A tutt’oggi sulla gestione e sulla destinazione del monastero regna ancora l’incertezza. Ma vale comunque la pena fare una passeggiata per ammirare questo bellissimo scorcio delle Terre dei Trabocchi, (vedi anche il mio post di venerdì 27 giugno 2014) dove arte, architettura, storia e natura contribuiscono a regalare un’atmosfera ricca di fascino e mistero.
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martedì 10 maggio 2016
ROMA - 4 Chiese del Celio
Le 4 Chiese rappresentate dal filmato fanno parte di un itinerario che partendo dal Colosseo raggiunge la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Si prende la Via Claudia all'incrocio con Via San Paolo della Croce si gira a destra e si raggiunge dapprima la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, e poi la Chiesa di San Gregorio Magno. Ritornando indietro sulla Via Claudia e proseguendo a destra ci si trova davanti alla Chiesa di Santa Maria in Domnica. Più avanti, girando a destra in Viale Nilde Iotti si raggiunge Villa Celimontana, il parco pubblico di Roma ricco di statue e sculture. Ci si può fermare per una sosta nei giardini della villa e poi tornare indietro su Viale Nilde Iotti, si prende Via della Navicella fino a raggiungere Via di Santo Stefano Rotondo dove si trova la Chiesa di Santo Stefano Rotondo. All'incrocio con Via dei Santi Quattro Coronati e girando a sinistra si arriva all'omonimo monastero. Più avanti girando a destra si raggiunge la Basilica di San Clemente. Dopo aver visitato la chiesa si continua il tour classico di Roma su Via di San Giovanni in Laterano alla fine della quale vi troverete di fronte alla basilica papale di San Giovanni in Laterano. Dopo aver visitato la chiesa, si attraversa Piazza San Giovanni e prendendo Viale Carlo Felice si raggiunge l’ultima tappa dell’itinerario, la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, una delle chiese Medioevali più suggestive della città.
lunedì 8 giugno 2015
Mirabilia d'Abruzzo-L'Abbazia di San Clemente a Casauria
L'Abbazia di San Clemente a Casauria è uno dei monumenti più importanti d'Abruzzo, anch'esso purtroppo danneggiato dal terremoto del 6 aprile del 2009.
San Clemente a Casauria era un Monastero benedettino presso Torre de’ Passeri (Pescara), fondato dall’imperatore Ludovico II nell’871. Il nome di San Clemente gli fu dato quando ricevette le reliquie del papa San Clemente; il monastero fu distrutto dai Saraceni nel 916, ma ritrovò l’antico splendore soprattutto nella prima metà del sec. 11°.
La chiesa (sec. 12°), romanica con accenni gotici, ha un ampio atrio con portali decorati di sculture di remota derivazione lombarda, l’esterno dell’abside, con colonne aggettanti, le porte bronzee con rappresentazioni dei castelli soggetti all’abbazia (sec. 12°), il pergamo, il candelabro pasquale (sec. 12°), il ciborio (sec. 14°). Nella cripta resti della costruzione del sec. 9°.
La facciata è preceduta da un portico con colonne a capitelli, sotto il quale si aprono tre portali, di cui il centrale è il maggiore per dimensioni. Nella lunetta centrale del portale principale è raffigurato San Clemente a simboleggiare la continuità con la chiesa nuova costruita da Leonate, raffigurato a sinistra. Nell’architrave viene illustrata la storia della nascita dell’abbazia. Sulla lunetta del portale sinistro è raffigurato S. Michele Arcangelo che atterra con la lancia il drago, simbolo del male. Sulla lunetta del portale destro c’è una Madonna con Bambino, protettrice dei viandanti. Alla realizzazione della facciata, costruita durante il periodo di Leonate, contribuirono maestri e muratori provenienti da più parti, dalla Puglia fino alla Borgogna. Essa presenta molte irregolarità rispetto al portico probabilmente dovute alle ricostruzioni dopo i terremoti del 1359 e del 1456. La facciata originale aveva, ad esempio, un rosone nella lunetta e nell’architrave del portale. Il Porticato ha una bella volta a crociera, probabilmente ispirata, così come l’oratorio, dalle maestranze francesi. Alla sua sinistra rimangono i ruderi di una Torre Campanaria, probabilmente crollata durante il terremoto del 1349.
L'interno è a tre navate, che conducono al pulpito con una sola abside semicircolare. La copertura, che una volta doveva essere a crociera nel transetto e a tetto nelle navate, è oggi a capriata con mattoni dipinti a losanghe. La cripta, destinata ad ospitare tombe dei santi e reliquie sacre ha nove piccole navate longitudinali e due trasversali, con le campate a volta a crociera. Si tratta di una cripta presbiteriale rialzata, come quella di S. Marco a Venezia. Per raggiungere il presbiterio bisogna salire quattro gradini attraverso due scale alle estremità delle navate laterali. Dei tre altari che c’erano quando fu costruita, ne rimane uno solo al centro.
Per maggiori informazioni
martedì 12 maggio 2015
Semplicemente Unico - Il Castello di Roccascalegna (CH)
Da "L'Abruzzo che ci piace":
E' uno dei più suggestivi e possenti castelli abruzzesi. Si erge superbo su uno sperone roccioso da cui domina il caratteristico borgo medievale di Roccascalegna, il vallone del Rio Secco e l'ampia vallata del Sangro. La sua origine è molto probabilmente legata ai Longobardi che intorno al V/VI secolo fortificarono la rocca,successivamente passò sotto gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi e man mano la struttura assunse un aspetto più elaborato. Più tardi appartenne ai Caraffa, ai De Corvis, ai Nanni e ai Nanni-Croce che mantennero il castello dal 1806 al 1980, quando lo donarono al Comune. Il maniero è stato nei secoli rimaneggiato e restaurato; la configurazione attuale è frutto di importanti lavori completati nel 1996.
L'impianto tuttora dominante nel complesso risale al periodo Angioino-Aragonese (XV sec.) con evidenti stratificazioni risalenti a varie epoche. Il castello è caratterizzato da una pianta irregolare ed articolata che segue l'andamento dello sperone di roccia su cui è arroccato e si trova racchiuso entro possenti mura di cinta addossate allo strapiombo. Alla fortezza si accede salendo una lunga gradinata che conduce al ponte levatoio e quindi al portone, realizzato in rovere massiccio. Entrati nel vestibolo, che ha il pavimento in mattoni disposti a spina di pesce, si nota subito la torre di sentinella, proseguendo sulla gradinata, che attraversa alcuni ambienti rettangolari, si giunge alla torre del carcere, poi a quella Angioina,all'ambiente chiesa, alla torretta di avvistamento e continuando lungo il camminamento si raggiunge il portone. Una visita veramente unica ed emozionante che fa rivivere il fascino del mondo medievale. Attualmente, il castello è adibito anche a spazio espositivo e ospita manifestazioni culturali, anche all'aperto.
venerdì 27 giugno 2014
La Costa dei Trabocchi
Siamo ormai in periodo di vacanze estive, con il filmato che segue voglio presentarvi uno dei luoghi che ritengo ideale per una bella vacanza all' insegna della natura, cultura e gastronomia.
Buona visione!
L’Abruzzo è una regione montagnosa ma con chilometri di litorale ricchi di straordinari paesaggi, molto diversi tra di loro.
In provincia di Chieti questo litorale diventa interessantissimo, con calette, promontori, scogliere alte e frastagliate, che lo rendono unico. Questo tratto di costa, che si estende da Ortona a San Salvo, comprendendo San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Casalbordino e Vasto, è noto come “Costa dei Trabocchi” e assume il nome, appunto, dal trabocco, antica e tipica costruzione marinara, che è frequente incontrare sulla costa e ne è diventata il simbolo.
Su questo tratto di costa si affacciano stupende cittadine.
Cominciando il viaggio da nord e spostandosi man mano verso sud, si incontra per prima Ortona. Oltre ad essere una delle più interessanti stazioni balneari della costa, con i frequentati Lido Riccio e Lido dei Saraceni, Ortona è dotata di uno dei porti più attrezzati d’Abruzzo. Una splendida vista panoramica della città è offerta dalla Passeggiata Orientale, dalla quale è possibile raggiungere il Castello Aragonese e la cattedrale di San Tommaso. L’entroterra, invece, racchiude un bacino agricolo di grande importanza, famoso soprattutto per i suoi ottimi vini.
Scendendo verso Sud, subito dopo, si incontra San Vito Chietino, situata in uno degli angoli più suggestivi del litorale abruzzese, e definita da D’Annunzio “il paese delle ginestre”. Dal Belvedere Marconi, la cui veduta panoramica vale da sola una visita alla cittadina, la vista spazia dai massicci della Maiella e del Gran Sasso ad ovest, Ortona a nord, il mare adriatico ad est, a sud-est Punta Penna del Vasto fino ad ammirare più in giù le sagome scure delle isole Tremiti. Nel centro storico la bella chiesa ottocentesca di San Vito Martire. La parte bassa del paese, chiamata Marina, è un’animatissima stazione balneare. All’interno la popolosa e bella frazione di Sant’Apollinare, ricca di un’agricoltura fiorente.
A sud di San Vito Chietino si individua il tratto più incontaminato del litorale frentano. Qui, nel territorio di Rocca San Giovanni, dove spiagge sassose si alternano a scogliere a picco sul mare, è possibile visitare il “Centro di documentazione ambientale “Costa dei Trabocchi”. Nell’antico borgo fortificato, fondato nel 1076, sorge la parrocchiale di San Matteo, dichiarata monumento nazionale, che conserva una bella tela del 300, raffigurante la Madonna della Navicella.
C’è poi Fossacesia che offre il panorama eccezionale del Golfo di Venere, dominato dalla collina su cui si trova l’antica Abbazia di San Giovanni in Venere, uno dei monumenti di riferimento di tutto l’Abruzzo.
Torino di Sangro sorge in bella posizione panoramica ad ammirare il mare e la parte terminare della valle del Sangro. Nel centro storico sono da visitare la Chiesa di S.Salvatore del 700, la chiesa di San Felice con annesso convento, e il Palazzo Priori. A ridosso della Marina si trova il famoso bosco della “Lecceta”, dichiarata riserva naturale con legge regionale. Vicino al bosco sorge il curatissimo “Cimitero Britannico dei caduti nella cruenta battaglia del Sangro del 1943”. Più a sud in località le Morge si aprono belle spiagge di ghiaia e di sabbia.
Una spiaggia di sabbia finissima caratterizza anche il lido di Casalbordino, a ridosso del quale si trovano i ricchi boschi di San Savino e di Don Venanzio e i ruderi dell’Abbazia di S. Stefano in Rivomaris.
In pochi minuti si arriva a Vasto, l’antica Histonium. Dal suo suggestivo Belvedere delle Lame lo sguardo si apre sul bellissimo Golfo d’Oro. Il centro storico è ricco di monumenti che testimoniano un glorioso passato: la chiesa di Santa Maria Maggiore, la cattedrale di San Giuseppe, il vecchio Castello Caldoresco e il Palazzo d’Avalos. Di grande importanza è Punta Aderci, riserva regionale istituita nel 1998 a tutela del litorale roccioso.
San Salvo si sviluppa in parte sulla collina, dove sorge il cuore amministrativo, e in altra parte lungo la Marina, rinomata stazione balneare. Nella “Casa della Cultura” si possono ammirare reperti di epoca romana e medievale della città antica, ma il monumento principale del centro storico è la chiesa di San Giuseppe. La Marina offre una spiaggia a tratti ancora selvaggia, intorno alla quale si stanno sviluppando le attività alberghiere, della ristorazione e del tempo libero. Attraversando il Fiume Trigno che segna il confine con il Molise si giunge con una ventina di chilometri a Termoli dove è ancora possibile vedere due trabocchi funzionanti, superstiti di un gruppo di dieci presenti negli anni 50 del secolo scorso.
domenica 6 maggio 2012
Kloster Eberbach - Abbazia cistercense
L’Abbazia di Eberbach (in tedesco: Kloster Eberbach ) è un ex monastero cistercense vicino a Eltville nella valle del Reno, in Germania . A causa dei suoi imponenti edifici romanici e primo gotici è considerato uno dei luoghi più significativi del patrimonio architettonico in Assia . Nell'inverno del 1985/86 è stata la location per le scene interne del film " Il Nome della Rosa ". E’ una delle sedi principali del Rheingau Musik Festival .
È stata fondata nel 1136 da Bernardo di Chiaravalle, come il primo monastero cistercense sulla riva est del Reno, sul sito di una fondazione monastica precedente quella di Adalberto di Magonza , in un primo momento occupata da canonici agostiniani e poi da monaci benedettini..
Divenne ben presto uno dei monasteri più grandi e più attivi della Germania a cui seguirono: Schönau abbazia nei pressi di Heidelberg nel 1142; Otterberg abbazia nel Palatinato 1144; Abbazia Gottesthal vicino a Liegi nel 1155, e Arnsburg Abbazia nel Wetterau nel 1174. Al suo apice nei secoli 12 ° e 13 °, si stima che il numero di monaci presenti a Eberbach sia stato di circa 100 oltre a 200 fratelli laici .
L’Abbazia di Eberbach ebbe anche un grande successo economico, principalmente per effetto dei profitti della coltivazione dei vigneti e la conseguente produzione di vino. Almeno 14 membri della famiglia dei Conti di Katzenelnbogen furono sepolti nella chiesa abbaziale.Tra di loro c'era il conte Johann IV di Katzenelnbogen, che fu il primo a piantare i vitigni di Riesling, in un vigneto nel vicino villaggio di Rüsselsheim.
Si dice che nell'abbazia ci fosse una enorme botte di vino con un volume compreso tra ca. 50.000 e 100.000 litri, vino utilizzato dai ribelli del Rheingau, che si erano accampati appena sotto il monastero nella guerra dei contadini tedeschi del 1525,.
L'abbazia ha subito gravi danni durante le Guerra dei trent'anni , a partire con l'attacco dell'esercito svedese nel 1631. Molti oggetti di valore provenienti dalla chiesa e la biblioteca sono stati saccheggiati, ed i monaci furono costretti a fuggire, di cui solo 20 tornarono nel 1635 per iniziare una faticosa ricostruzione.
Il declino del sito avvenne con la Rivoluzione francese . L'abbazia smise la sua funzione il 18 settembre 1803 e il suo patrimonio e territorio divennero proprietà del principe Friedrich August di Nassau-Usingen .
È stata fondata nel 1136 da Bernardo di Chiaravalle, come il primo monastero cistercense sulla riva est del Reno, sul sito di una fondazione monastica precedente quella di Adalberto di Magonza , in un primo momento occupata da canonici agostiniani e poi da monaci benedettini..
Divenne ben presto uno dei monasteri più grandi e più attivi della Germania a cui seguirono: Schönau abbazia nei pressi di Heidelberg nel 1142; Otterberg abbazia nel Palatinato 1144; Abbazia Gottesthal vicino a Liegi nel 1155, e Arnsburg Abbazia nel Wetterau nel 1174. Al suo apice nei secoli 12 ° e 13 °, si stima che il numero di monaci presenti a Eberbach sia stato di circa 100 oltre a 200 fratelli laici .
L’Abbazia di Eberbach ebbe anche un grande successo economico, principalmente per effetto dei profitti della coltivazione dei vigneti e la conseguente produzione di vino. Almeno 14 membri della famiglia dei Conti di Katzenelnbogen furono sepolti nella chiesa abbaziale.Tra di loro c'era il conte Johann IV di Katzenelnbogen, che fu il primo a piantare i vitigni di Riesling, in un vigneto nel vicino villaggio di Rüsselsheim.
Si dice che nell'abbazia ci fosse una enorme botte di vino con un volume compreso tra ca. 50.000 e 100.000 litri, vino utilizzato dai ribelli del Rheingau, che si erano accampati appena sotto il monastero nella guerra dei contadini tedeschi del 1525,.
L'abbazia ha subito gravi danni durante le Guerra dei trent'anni , a partire con l'attacco dell'esercito svedese nel 1631. Molti oggetti di valore provenienti dalla chiesa e la biblioteca sono stati saccheggiati, ed i monaci furono costretti a fuggire, di cui solo 20 tornarono nel 1635 per iniziare una faticosa ricostruzione.
Il declino del sito avvenne con la Rivoluzione francese . L'abbazia smise la sua funzione il 18 settembre 1803 e il suo patrimonio e territorio divennero proprietà del principe Friedrich August di Nassau-Usingen .
lunedì 30 aprile 2012
Abbazia di San Giovanni in Venere
Una prima chiesa fu costruita intorno all’anno mille da Trasmondo, conte di Chieti dove sorgeva un tempio ottagonale in onore di Venere Conciliatrice.
L’abbazia odierna venne ampliata a partire dal 1165 ad opera dell’abate Odorisio assumendo solenni forme cistercensi. Nella facciata colpisce il portale in pietra e marmo detto della Luna (sec.XIII) ai cui lati troviamo lastre di marmo bianco scolpito che raccontano la storia di Giovanni Battista. Bellissime le tre absidi, raffinatissime e di gusto arabeggiante (1165).
All’interno la chiesa si presenta a tre navate, divise da dodici pilastri che sostengono archi ad ogiva. Il presbiterio è sopraelevato rispetto al piano dell’aula dove è collocato l’altare, costituito da un’antica lastra di marmo.
Sotto il presbiterio si trova la cripta, con volte a crociera e affreschi del XII e XIII secolo nei catini delle absidi.
Per maggiori informazioni consultate il sito:http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/Abbazia_Fossacesia.pdf
Questa clip è stata realizzata con alcune riprese la cui destinazione è il mio documentario "La costa dei trabocchi" in fase di post produzione
mercoledì 4 aprile 2012
I Beni Culturali e la mia cinepresa - Civita di Bagnoregio
Il colle tufaceo su cui sorge Civita è minato alla base dalla continua erosione di due torrentelli che scorrono nelle valli sottostanti e dall’azione delle piogge e del vento: si sta dunque sgretolando, lentamente ma inesorabilmente.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” - quasi - del centro storico di Bagnoregio.
Addentrandosi nell’abitato (si fa per dire: vi vivono poche persone), il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi.Più avanti la via S. Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” - quasi - del centro storico di Bagnoregio.
Addentrandosi nell’abitato (si fa per dire: vi vivono poche persone), il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi.Più avanti la via S. Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo.
I palazzi rinascimentali si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del medioevo.
mercoledì 14 marzo 2012
I Beni Culturali e la mia cinepresa - Il castello di Palmoli
Sulla sommità di un colle, sulla destra idrografica del fiume Treste, Palmoli si distingue da lontano per il suo Castello, che ne costituisce il punto più alto attorno al quale si sviluppa il borgo, con la tipica forma allungata degli insediamenti di crinale.
Il Castello Marchesale è il monumento più significativo ed è stato dichiarato monumento nazionale sin dal 1928 . L'intero complesso fortificato si compone di mura difensive e di un torrione a pianta dodecagonale inglobato nel Palazzo marchesale (del XV sec.) con l'annessa cappella di San Carlo (XVIII sec.) in attesa di restauri. Nel Castello, sede municipale, è stata ricavata inoltre, la sede del Museo della Civiltà Contadina.
All'interno del borgo, poco distante dal castello, si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, di stile toscano composito, ricca di stucchi, quadri, statue e decori. La chiesa accoglie al suo interno la teca di bronzo con il corpo (si dice) del Santo Patrono di Palmoli, San Valentino Martire.
Il Castello Marchesale è il monumento più significativo ed è stato dichiarato monumento nazionale sin dal 1928 . L'intero complesso fortificato si compone di mura difensive e di un torrione a pianta dodecagonale inglobato nel Palazzo marchesale (del XV sec.) con l'annessa cappella di San Carlo (XVIII sec.) in attesa di restauri. Nel Castello, sede municipale, è stata ricavata inoltre, la sede del Museo della Civiltà Contadina.
All'interno del borgo, poco distante dal castello, si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, di stile toscano composito, ricca di stucchi, quadri, statue e decori. La chiesa accoglie al suo interno la teca di bronzo con il corpo (si dice) del Santo Patrono di Palmoli, San Valentino Martire.
mercoledì 7 marzo 2012
I Beni Culturali e la mia cinepresa - La chiesa medievale di San Secondo a Cortazzone
Monumento Nazionale è un autentico gioiello dell’arte romanica in Piemonte, inserita con maestria nel paesaggio, attende i visitatori. Qui, nei secoli passati, i pellegrini che percorrevano la via Francigena vi sostavano per il riposo. Infatti, una cornice orizzontale di conchiglie, sopra il doppio arco di pietra dell’ingresso principale, indica la chiesa come luogo sul percorso delle vie francigene.
L’esterno è fittamente decorato nel lato SUD e nella zona absidale; il coronamento a scacchiera e la sequela degli archetti pensili; le belle monofore, figure e animali scolpiti, cornici, cordonature, fregi e intrecci floreali, dimostrano l’inesauribile fantasia degli artisti romanici di San Secondo in Cortazzone facendone uno scrigno prezioso di simbologia medioevale.
L’austero interno è formato da tre navate, terminanti con un abside. Nel catino dell’abside centrale, un trecentesco affresco, raffigurante il Cristo docente assiso fra San Gerolamo cardinale e San Secondo martire, patrono di Cortazzone. Degne di nota le sculture sui capitelli delle colonne e dei pilastri, tutte diverse tra loro.
L’esterno è fittamente decorato nel lato SUD e nella zona absidale; il coronamento a scacchiera e la sequela degli archetti pensili; le belle monofore, figure e animali scolpiti, cornici, cordonature, fregi e intrecci floreali, dimostrano l’inesauribile fantasia degli artisti romanici di San Secondo in Cortazzone facendone uno scrigno prezioso di simbologia medioevale.
L’austero interno è formato da tre navate, terminanti con un abside. Nel catino dell’abside centrale, un trecentesco affresco, raffigurante il Cristo docente assiso fra San Gerolamo cardinale e San Secondo martire, patrono di Cortazzone. Degne di nota le sculture sui capitelli delle colonne e dei pilastri, tutte diverse tra loro.
domenica 26 febbraio 2012
I Beni Culturali e la mia cinepresa -Chiesa abbaziale Nonantola
L'edificio attuale è databile attorno alla prima parte del XII secolo. Profondamente alterato con l'edificazione di volte a crociera e l'interramento della cripta nel XV secolo e con ancora maggiori modifiche strutturali nei secoli XVII e XVIII, fu ripristinato in forme romaniche tra il 1913 e il 1917 secondo i criteri dell'epoca.
Per saperne di più:
http://www.abbazia-nonantola.net/
http://www.abbazia-nonantola.net/
domenica 4 settembre 2011
Il Montaggio - 3
LA DURATA DELLE SCENE
Ho già detto che la durata media di una ripresa dovrebbe essere da 5 a 10 secondi. Voi potete, beninteso, avere delle riprese più lunghe o più brevi. Ma io credo che non dovrete allontanarvi da questa media se non avete una particolare giustificazione.
Le durate estreme ed il ritmo
La ripresa deve, evidentemente, essere abbastanza lunga perchè lo spettatore abbia il tempo di intendere il suo contenuto e quindi la sua durata minima dipende dalle sue caratteristiche espressive, formali o narrative.
Un semplice oggetto, come il quadrante di un orologio, viene registrato molto rapidamente dalla mente degli spettatori. Il primo piano di queste immagini sarà visto e compreso in meno di due secondi.
AI contrario, per apprezzare un paesaggio, servono almeno 5 secondi.
Ma cerchiamo di non cadere nell'eccesso contrario. Una ripresa deve essere corta per non diventare noiosa. Supponete, ad esempio, di mantenere sullo schermo per una durata di 20 secondi la scena di una casa. Il pubblico sarà preso da un senso di noia perchè aspetta o qualcosa che non accade, oppure la scena seguente.
Questo esempio è esagerato, ma è una spiegazione della regola seguente: una ripresa non deve restare sullo schermo, per nessun motivo, più a lungo di quanto non se ne riconosca la necessità e la funzione da un punto di vista narrativo. Una ripresa deve, cioè, essere sufficientemente lunga perchè si abbia il tempo di comprenderla e abbastanza corta perchè non ci si accorga di aspettare la seguente.
La brevità è, comunque, preferibile alla lunghezza: il difetto dei film di dilettanti è di essere troppo prolissi.
E' probabile che questo dipenda dal fatto che sono le proprie riprese quelle che il dilettante deve tagliare, ed in questo caso è difficile essere senza pietà. So bene quanto voi che è difficile far sparire il 50% di una bella ripresa, in particolare quando siamo stati noi stessi ad averla girata.
Ma i sentimenti personali non hanno niente a che vedere col montaggio di un film, e se risparmiate i tagli, vuoi dire che preferite condannare il film, perché questo senz'altro ne soffrirà. Ciascuna ripresa deve portarci il suo messaggio e poi lasciare il posto a quella seguente. Se avete a che fare con una scena che mostra un personaggio od un oggetto che esce di campo, tagliatela un po' prima che la scena rimanga libera.
Sullo schermo non deva mai apparire una scena “vuota”, senza azione, a meno di non desiderare particolari effetti espressivi. Se, ad esempio, volete mostrare una strada che si fa fa deserta a causa di un improvviso temporale, in questo caso potete continuare la scena anche dopo che l'ultimo personaggio è uscito dall'inquadratura; ma sono eccezioni.
La lunghezza di molte riprese non solo è regolata dal contenuto, ma può essere imposta dal cambio d'inquadratura del quadro seguente, cioè per la regola della continuità.
Quando vi è un solo punto in cui i due fotogrammi si accordano, dovete per forza tagliare e unire in questo punto. Ma se avete possibilità di scelta, usatene con discrezione perchè il tono generale di un
film può essere profondamente modificato dalla lunghezza relativa delle riprese, essendo proprio questo fattore, soprattutto, a determinare il ritmo di una sequenza. Infatti, nell'uso comune, per ritmo cinematografico si intende la caratteristica di velocità espressiva con cui viene presentata l'azione scenica, grazie proprio al montaggio,.
Così un succedersi di quadri brevi, darà un ritmo che rafforza l'aspetto convulso di una sequenza ed eccita
il pubblico, in particolare se ci si serve solo di primi piani e di campi medi. Potete imparare molto esercitandovi in questo tipo di montaggio. Riunite le vostre riprese in modo che esse siano sempre più corte man mano che si avvicinano al culmine dell'azione. Poi mantenete la scena finale molto più lunga. Sarete sorpresi dalla potenza suggestiva che possono avere queste riprese estremamente corte in una sequenza del genere. Mentre per alcune situazioni le sequenze richiedono un montaggio molto sostenuto, ve ne sono altre per le quali, al contrario, si adatta un ritmo lento, distensivo.
Una successione di quadri piuttosto lunghi può essere utilizzata per accentuare un'atmosfera di riposo e di pace.
Un paesaggio di campagna, in un caldo pomeriggio d'estate, per esempio, non sarà compatibile con un montaggio rapido. AI contrario la lentezza del ritmo metterà in valore l'impressione di calore soffocante suggerito dall'immagine.
Anche in questo caso, tuttavia, cercate di non esagerare. Per giustificare la sua notevole durata, una ripresa deve avere un interesse particolare od una bellezza eccezionale. Come regola, la lunghezza media di una ripresa, in una sequenza lenta, non deve sorpassare i dieci secondi. Vi sono solo rare occasioni in cui scene estremamente lunghe possono avere una giustificazione.
Comunque il ritmo interno del film dev'essere studiato in maniera di rafforzare il ritmo “proprio” dell'azione reale che si vuole presentare, il che significa che anche questo elemento dev'essere considerato in fase di ripresa. Tuttavia i problemi del ritmo spettano quasi esclusivamente al montatore e costituiscono uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro.
Il corto della clip seguente è stato girato in RVM con il montaggio in macchina, cioè avendo avuto la cura di filmare (durata di ripresa, inquadratura, successione dei campi) avendo presente il risultato finale (grazie anche al tipo di situazione che lo permetteva: una serie di quadri in successione temporale). Il filmato è stato digitalizzato mediante una scheda di acquisizione video.
L'aggiunta poi del titolo e del sottofondo sonoro hanno completato il filmato
Quest'itinerario, molto panoramico, non presenta difficoltà di rilievo ma bisogna segnalare che il tratto iniziale è costituito da una ripida e faticosa salita.
La partenza è in via Fondaco, la stradina in fondo al parcheggio di Portofino, che sale passando sotto alla caserma dei Carabinieri.
Oltrepassato l'Hotel la strada si trasforma in una scalinata di larghi gradini di pietra e cemento, molto ben tenuti, che si inerpica in mezzo alla vegetazione.
Il sentiero, in gran parte sterrato e pianeggiante, si snoda tra la campagna fino a località Vessinaro dove parte la deviazione per Cala degli Inglesi (bellissima insenatura raggiungibile solo a piedi o in barca); il cammino prosegue diritto sotto i castagni. Imboccato il viottolo che avanza seguendo il lato occidentale del Promontorio, e, affacciato sulle numerose calette sottostanti alterna brevi tratti pianeggianti a numerosi saliscendi in mezzo a sporgenti roccioni, si arriva, dopo 1h e 10' dalla partenza, in località Base 0.
Base 0, postazione militare durante la II Guerra Mondiale, è oggi un punto di sosta panoramico.
Da qui il sentiero si addentra nel bosco e scende in maniera ripida e irregolare con notevoli scorci panoramici sul borgo.
L'arrivo a San Fruttuoso è presso la base di atterraggio degli elicotteri, da qui si prosegue in mezzo ad alcune abitazioni e passando sotto a un portico si accede alla prima delle due incantevoli baie.
sabato 27 agosto 2011
Il Montaggio - 1
Diceva Stanley Kubrick: "Tutto quanto precede il montaggio è semplicemente un modo per produrre una pellicola da montare".
Il montaggio di un film, lungo o corto che sia, è considerato l’arte del “taglia” e “cuci”: tecnica che mediante la giusta combinazione dei quadri, delle scene, delle sequenze apporta senso, forma, ritmo e significato al filmato.Tuttavia il cinema per i primi 15 anni della sua vita ha quasi ignorato questa tecnica.Oggi il montaggio è considerato non solo un elemento essenziale del “linguaggio cinematografico e televisivo” ma anche il più specifico: quello che da il tocco finale all’intero prodotto audiovisivo.
A seguire 2 clip: la prima rappresenta il girato originale, la seconda il risultato dopo il montaggio.Questo esempio denota come un semplice montaggio riesca ad attrarre maggiormente lo spettatore.
Questo breve filmato si riferisce all'Abbazia di S. Maria di Vezzolano, in provincia di Asti.
Da Wikipedia:
Vi sono diverse ipotesi sull'origine del nome e della località, tra le quali l'apparentamento con la gens Vetia o al centro di Vézelay in Francia, dove già al tempo di Carlo Magno esisteva un'abbazia soggetta a Cluny. Probabilmente è più attendibile l'origine medioevale o regionale del toponimo da Vezola o Vetiola nel significato di recipiente d'acqua dato che nelle vicinanze dell'edificio scorre un ruscello.
Secondo una leggenda la fondazione della chiesa risalirebbe a Carlo Magno; secondo la versione più attendibile, l'imperatore nell'anno 773 stava cacciando nella selva di Vezzolano, quando improvvisamente gli sarebbero apparsi tre scheletri usciti da una tomba, provocandogli un notevole spavento. Aiutato da un eremita invitato a pregare Maria Vergine, egli volle edificare nel luogo dell'apparizione una chiesa abbaziale.
Secondo una ricostruzione storica si può pensare che fosse già esistente in epoca longobarda e che sia stata successivamente ingrandita godendo sempre di più di fama e ricchezza. Nel X secolo l'abbazia venne distrutta dai Saraceni, ricostruita e nel 1002 donata da Arduino re d'Italia a Oddone di Bruzolo che la diede in eredità ai suoi discendenti i quali la cedettero nel 1095 al preposto di Vezzolano. L'abbazia venne abitata da religiosi fino agli inizi dell'Ottocento, durante la dominazione napoleonica.
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