Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

La mia foto
Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
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venerdì 9 marzo 2018

Da Milano a Morbegno su un treno storico




Ho approfittato dell’iniziativa "Treni storici turistici a vapore", per raggiungere Morbegno (So) in occasione della sagra del "bitto",  tipico e noto formaggio locale. Il treno in questione era  trainato da una sbuffante locomotiva del 1922 (la mitica 625), detta la “Signorina”, il convoglio era composto anche con alcune carrozze dalle classiche panche in legno: le cosidette “centoporte”, risalenti agli anni ’30 del secolo scorso.

venerdì 5 maggio 2017

Treno della Liberazione - 2017


In occasione del 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, è stato previsto un treno speciale che da Pescara scorre lungo tutta la Val Pescara; e da Sulmona lungo il tracciato ormai dismesso che portava a Isernia.
La destinazione è Roccaraso e il treno si arrampica lungo le pendici delle montagne con una sosta particolare a Palena. Un viaggio piacevole e panoramico nelle zone che sono state teatro degli eventi bellici della Seconda guerra mondiale e della lotta partigiana abruzzese.
Durante l'anno con tematiche differenti vengono organizzati, su questa stessa linea, chiamata "La Transiberiana d'Italia" diversi treni storici grazie all'impegno dell'Associazione "LeRotaie".

domenica 1 novembre 2015

Ciao Expo


Ieri 31 ottobre 2015, si è concluso l'evento dell'anno: EXPO MILANO 2015. Per l'occasione ho deciso di postare questa breve clip realizzata con alcune riprese fatte durante le mie visite al sito espositivo.






mercoledì 18 marzo 2015

Jungfraubahn - Da Lauterbrunnen a Jungfraujoch e ritorno

 



Nel cuore dell'Oberland Bernese, si snoda uno dei percorsi su strada ferrata più emozionanti e spettacolari del mondo, un'esperienza da fare almeno una volta nella vita, a costo di levatacce o lunghe file alle biglietterie e sui binari.
Si può partire sia da Interlaken che dalle verdi vallate di Grindelwald in treno oppure raggiungere in auto Lauterbrunnen e raggiungere un mondo di nevi e ghiacci con la ferrovia più alta d'Europa. Si raggiunge dapprima la stazione di Wengen poi quella di Kleine Scheidegg a quota 2061 metri. Qui è consigliabile fare una sosta per abituarsi all'altitudine e ammirare lo spettacolo offerto dai tre giganti delle Alpi Bernesi: l'Eiger (3970 m), il Monch (4099 metri) e la Jungfrau (4158 metri). Da qui in poi il treno corre quasi interamente in galleria con pendenze fino al 250 per mille su una cremagliera da brivido. Il tunnel fu scavato nel ventre dell'Eiger tra il 1896 e il 1912.Il treno lungo il percorso sosta due volte: alla Eigerwand (2865 metri) e alla Eismeer (3160 metri), dove da vetrate aperte nella montagna si possono ammirare paesaggi affascinanti. Arrivati ai 3454 metri dello Jungfraujoch , ci si trova nella stazione più alta d'Europa. Per catturare la spettacolare ed indimenticabile vista sull'immenso ghiacciaio dell'Aletsch, la Foresta Nera e i Vosgi francesi, si sale con un ascensore all'osservatorio di Sphynx. il più alto d’Europa. Posto a strapiombo su una vetta adiacente al passo dello Jungfraujoch, è situato ad un’altitudine di 3.571 metri d’altezza ed è incluso tra gli osservatori più alti del mondo.


Si tratta, naturalmente, di un'escursione consigliabile in estate, con buone condizioni di visibilità e attrezzatura da alta montagna. Una volta sullo Jungfraujoch, si può anche visitare il museo e l'Eispalast, gigantesca grotta scavata nel ghiaccio, punteggiata da sculture anch'esse ricavate dal ghiaccio.

lunedì 17 novembre 2014

La piena del fiume Ticino a Tornavento


Quando i fenomeni climatici e quindi metereologici diventano estremi si crea la devastazione degli ecosistemi.
Il video mostra il fiume Ticino, nei pressi del ponte di ferro a Tornavento (chiamato Ponte di Oleggio), in fase di piena dopo più di 55 ore di pioggia battente. Per fortuna in questo tratto a confine tra la provincia di Varese e quella di Novara non si sono registrati partcolari danni, se non l'allagamento di qualche campo limitrofo.

mercoledì 5 marzo 2014

Kölner Karneval 2014 - Il Carnevale di Colonia 2/3 Marzo

Il Carnevale di Colonia, chiamato la "quinta stagione", ha origini molto antiche e la sua storia si confonde con quella della città. Il "Festordnendes Komitee", la prima associazione carnevalesca, venne fondato nel 1823, e per la prima volta il Carnevale non fu più improvvisato, ma divenne un evento organizzato. 
Il 10 febbraio 1823, si svolse il primo "Rosenmontag", che culminò con "l'incoronazione del re Carnevale".
Da allora molti anni sono passati, ma il fascino del carnevale di Colonia con le sue parate, le sue feste coperte e le sue " Bälle", non è mutato, anzi è cresciuto.
L'apertura ufficiale del carnevale è l'inizio della lunga preparazione della manifestazione che avviene nell'autunno dell’anno precedente nella scaramantica giornata dell'11 novembre (11) alle ore 11.11. In questa occasione avviene la presentazione dei: Dreigestirn, ossia i tre protagonisti che dal 1883 presiedono il Carnevale di Colonia: Jungfrau, Prinz, and Bauer, cioè la Vergine, il Contadino (Fante) ed il Principe.
Il principe è una figura dominante ed il massimo rappresentante dei festeggiamenti carnevaleschi; è richiestissimo e presiede ad un'infinità di eventi. La sua maschera è caratterizzata da una catena d'oro, una corona completata da una coda di pavone ed una cintura con pietre scintillante sopra dei pantaloni bianchi. Ovviamente immancabile, lo scettro.
Il contadino, dall'aspetto signorile, simbolo dell'audacia della città imperiale. Il costume del fante è completato dalla spada e dal correggiolo, emblemi di lealtà (verso l'Impero) e sincerità. In qualità di custode della città, detiene le sue chiavi.
La Vergine, secondo la tradizione, è impersonata da un uomo (anche se durante la dittatura nazista fu interpretata da una donna) e rappresenta l'indulgente madre di Colonia. Essa rappresenta il carattere invincibile e l'inespugnabilità della Città. Il suo costume romano (in onore dell'imperatrice Agrippina) è completato da uno specchio, simbolo della vanità femminile.
La parte programmatica più interessante di questa manifestazione si svolge tra giovedì grasso e il mercoledì delle ceneri la cui inseparabile bibita è certamente la birra. C’è da sottolineare che il coinvolgimento di ampi strati della popolazione attiva, è notevole, visto e considerato che molte scuole ed uffici pubblici chiudono durante le celebrazioni e la vita quotidiana tende ad azzerarsi. 
La Domenica di Carnevale (Schull-/Veedelszöch:), ha come protagonisti bambini e ragazzi, studenti delle scuole della città: sono i loro coloratissimi costumi ad animare la sfilata rappresentata nella clip  che segue e che in soli 10 minuti ho riassunto un evento che dura oltre 2 ore.
 
 

 
 
Durante il famoso lunedì delle rose (Rosenmontag), il Carnevale raggiunge il suo apice con la sfilata ufficiale dei carri allegorici (che sono soliti gettare, al loro passaggio, dolcetti e regalini).
Il Traditional Funkenbiwak, uomini vestiti da “rote Funken”, un tempo essi erano i soldati di stanza a Colonia. I Corpi sfilano a piedi o a cavallo o sui carri per la città. La sfilata del 2014 è durata circa 4 ore e a seguire la clip riassuntiva.
 
Nel più ampio spettro del Carnevale di Colonia le autorità locali inseriscono attraverso una ritualità di delega consistente nel consegnare la città in mano alle donne; basti pensare che il givedì grasso, il primo cittadino rassegna le dimissioni per una intera giornata, e le donne di tutte le età possono fare quello che vogliono in città. Durante questa giornata sfilano mascherate distribuendo baci (bützen) agli uomini (alcune tagliando loro la cravatta) chiedendone uno in cambio. 


giovedì 18 ottobre 2012

Con la mia cinepresa nelle Location del Grande cinema: Gloucester

È un importante centro per l'industria del pesce, nonché una popolare località turistica nel periodo estivo. Si affaccia sull'Atlantico verso Boston e Cape Cod.
Gloucester fu costruita sul Cape Ann da una spedizione organizzata dalla Compagnia Dorchester, inviata da Giacomo I nel 1623, per fondare quella che sarebbe divenuta la colonia di Massachussetts Bay. Di fatto, la data del 1623, fa sì che Gloucester possa vantare il fatto di essere il primo insediamento inglese della colonia, e registrata come città nel 1642. È in questo periodo che comincia anche ad apparire il nome "Gloucester".



E' località nota (Location) anche per il fatto che vi sono state girate scene di diversi film:
-THE GAME PLAN (Titolo in italiano Cambio di gioco) di Andy Fickman (2007)
-MOONLIGHT MILE (Titolo in italiano Voglia di ricominciare) di Brad Silberling (2001)
-THE PERFECT STORM (Titolo in italiano La Tempesta perfetta) di Wolfgang Petersen (1999)
-THE LOVE LETTER (Titolo in italiano La lettera d'amore) di Peter Ho-Sun Chan (1998)
-BLOWN AWAY (Titolo in italiano Follia esplosiva) di Stephen Hopkins (1994)
-AUTHOR AUTHOR (Titolo in italiano Papà sei una frana) di Arthur Hiller (1982)
-SMALL CIRCLE OF FRIENDS (Titolo in italiano Un piccolo circolo di amici) di Rob Choen (1980)
-THE CAREY TREATMENT (Titolo in italiano Il caso Carey) di Blake Edwards (1972)
-CAPTAINS CORAGEOUS (Titolo in italiano Capitani coraggiosi) di Victor Fleming (1935)

martedì 10 aprile 2012

Video-saggio sull’uso dei film familiari come fonte e strumento di narrazione storica

Con questo post vorrei mostrare un video di quindici minuti realizzato dall’Università di Teramo: 

"Sguardi incrociati, storie di emigranti fra l’Abruzzo e il Canada"

L’esistenza nella raccolta dell’Università di Teramo di tre fonti (legate al tema dell’emigrazione : partenza per il Canada per stabilirvisi - viaggio in visita a parenti ed amici e, infine, ritorno in patria dopo un periodo all'estero), tre fonti relative a tre periodi diversi ed appartenenti a tre distinti nuclei familiari. 
Questa documentazione ha suggerito la possibilità di riflettere sul modo in cui la permanenza all’estero possa cambiare lo sguardo di chi rientra ai luoghi d'origine.
Il video ha una struttura a blocchi, semplice, che rispetta l’omogeneità dei tre gruppi di filmini usati, e viene introdotto da una sequenza iniziale che, precedendo il titolo e ponendosi quindi come antefatto, attribuisce un ruolo centrale al testo del commento.



1^ PARTE



2^ PARTE



Di seguito l'analisi cinematografica del prof. A. Sangiovanni dell' Università di Teramo
".......Il ruolo della voce fuori campo, che dà il taglio interpretativo sia al film che al progetto in cui nasce, è sottolineato dalla scelta delle immagini, fotografie di emigranti più o meno note alternate a pochi fotogrammi tratti dai filmini familiari, sequenze così brevi da non consentire di identificare un personaggio o una situazione e che servono semplicemente ad illustrare ambienti e individui evocati dal commento.
Grazie all’uso del linguaggio cinematografico è stato possibile non rispettare la consequenzialità cronologica tipica della narrazione storica e seguire le vicende di tre diverse famiglie in periodi differenti: l’intersecarsi di punti di vista diversi ha fatto emergere alcuni degli elementi acquisiti dalla storiografia sulle migrazioni, come l’importanza dell’alimentazione e dei connessi riti della tavola. In questo caso l’abbondanza di immagini legate ai pasti ha quasi imposto di sottolineare il ruolo centrale della convivialità nella vita degli emigranti e, rispettando il modo in cui i pranzi sono stati ripresi nei film delle diverse famiglie, sono stati messi in luce i differenti aspetti già sottolineati dalle ricerche: da un lato le ragioni culturali e simboliche legate al permanere di una cucina tradizionale, che rinforza il legame col paese d’origine ed esorcizza la memoria della fame perpetuando un’abbondanza non più necessaria; dall’altro, il ruolo giocato dalla convivialità nel rinsaldare i legami familiari allargati.
In altri casi invece sono state le singole sequenze, talvolta brevi e apparentemente slegate dal contesto, a sviluppare un percorso di ricerca tra le immagini per far emergere alcuni temi che, ben conosciuti dalla ricerca storica, erano quasi «nascosti» fra le inquadrature.
In un veloce passaggio, ad esempio, c’è un uomo che suona una fisarmonica e il cui sguardo, dapprima rivolto verso la cinepresa, scende verso il basso; l’obiettivo lo segue fino a scoprire un bambino che
compie gli stessi gesti. La sequenza mostra con immediatezza e semplicità una sorta di «passaggio del testimone» della tradizione, illustra quel processo di costruzione di gruppi con un forte senso dell’appartenenza etnica, appena mitigata dalla necessità di adattarsi alla comunità di accoglienza, che è stato oggetto di molti studi dedicati alle diverse Little Italy. Guardando nuovamente le immagini dei film degli emigranti da questa angolazione sono però emersi altri elementi, sfumature forse meno note di questo senso della comunità: infatti quest’ultimo è sembrato essere inseguito da chi si recava all’estero per un breve soggiorno con un’attenzione quasi maggiore a quella degli stessi emigranti, come a voler cercare fuori dall’Italia la conferma di una certa immagine del paese, inevitabilmente oleografica, «l’immobilità di una tradizione rassicurante e di un Abruzzo ampiamente immaginario».
Infine, talvolta è stato l’uso di una narrazione tipicamente cinematografica a far emergere i nessi fra le immagini sollevando nuove domande: così, ad esempio, il montaggio alternato di frammenti di pellicole provenienti da luoghi e tempi diversi ha permesso di evidenziare quanto la modernità e l’accesso al consumo modellino le generazioni fin quasi ad annullare le distanze tra chi è emigrato e chi è rimasto, lasciando affiorare una questione ancora adesso attuale e, per ora, senza risposte, quella dell’identità: «In quali radici riconoscersi quando le usanze, i costumi, i modi di pensare si trasformano?»......"

domenica 11 marzo 2012

BUON COMPLEANNO BLOG!



Eccoci qui… "Filmmaker per passione", un anno dopo.

Esattamente un anno fa scrivevo i miei primi post. È incredibile, ripensando a questo anno, quante cose sono successe!
Questo blog è stato, nonostante le mie pause, i miei tempi a volte frenetici e a volte rilassati, una costante importante. È stato qualcosa da coltivare, da far crescere e da seguire, che mi ha portato piccole e grandi soddisfazioni.
Concludo con un GRAZIE per le vostre attenzioni, i vostri commenti e la vostra semplice presenza, un GRAZIE a tutti voi che mi avete letto e che mi state state leggendo ora, e che spero continuerete a farlo.

mercoledì 4 gennaio 2012

Atmosfera natalizia a Roma

Sono appena tornato da Roma dove ho trascorso il periodo tra Natale e Capodanno ed ecco in una breve clip le luminarie natalizie di: Via Condotti, Via del Corso, Piazza Venezia, Via dei Fori Imperiali e infine Piazza Navona


lunedì 14 novembre 2011

IL LINGUAGGIO DEL CINEMA - Uno sguardo dietro lo schermo 4

Movimenti della macchina da presa
PANORAMICA

Si realizza facendo ruotare la macchina da presa fissata ad un cavalletto munito di una particolare testa snodata.
La rotazione della cinepresa può avvenire sia orizzontalmente (panoramica orizzontale) che verticalmente (panoramica verticale); se la rotazione orizzontale è completa si ottiene una panoramica a 360°; mentre attraverso la somma dei due movimenti si ottiene la panoramica obliqua
La panoramica non fa altro che imitare quello che la nostra testa compie per osservare il luogo in cui ci troviamo; di conseguenza, è generalmente lenta, proprio come la rotazione del capo di chi si guarda intorno.
Con una lenta panoramica orizzontale unita ad un’angolazione dal basso il regista Luchino Visconti descrive l’interno del teatro La Fenice all’inizio del film “Senso” (1954).


A volte, però, per introdurre nel racconto un fatto inaspettato, la panoramica viene effettuata in modo rapidissimo; anche in questo caso viene imitato il movimento che facciamo quando un rumore improvviso ci colpisce, facendoci girare di scatto. Questo tipo di panoramica viene definita a schiaffo e spesso preannuncia un rapporto conflittuale tra i due soggetti messi così rapidamente in contatto. Un esempio di ciò lo vediamo nella clip che segue, tratta dal film “Le onde del destino” (1996)



CARRELLATA

E' il movimento della macchina da presa collocata su un supporto mobile. Tale supporto può essere costituito da un carrello che scorre su binari predisposti o da un veicolo (camera-car). Le carrellate si effettuano anche utilizzando gru e dolly;
Nelle 2 clip che seguono tratte dal film del 2001 "Il favoloso mondo di Amélie" (titolo originale : "Le fabuleux destin d'Amélie Poulain" di Jean-Pierre Jeunet) ; due brevi scene realizzati con la gru e il dolly.


Carrellate si effettuano anche da un mezzo in volo o grazie a una rete di cavi che coprono lo spazio da riprendere e lungo i quali la cinepresa viene fatta scorrere (skycam) in questo caso si parla di carrellata aerea.
Un esempio nella clip che segue tratta dal film Soy Cuba del 1964 diretto da Mikhail Kalatozov. Il titolo (in italiano "Io sono Cuba") allude all’intento del film di rappresentare e interpretare l’animo cubano della fine degli anni cinquanta, innalzandosi a portabandiera della rivoluzione. È ritenuto da molti un film strepitoso, per la complessità dei movimenti di macchina, ottenuti spesso con vere e proprie acrobazie della cinepresa, specie nel seguire il funerale che qui vediamo.



Un'altra possibilità di realizzare carrellate è offerta dalla steadycam. Questo tipo di apparecchiatura è stato introdotto alla fine degli anni ’70. La cinepresa viene fissata al corpo dell'operatore mediante un sistema di molle e di contrappesi, così da compensare i movimenti bruschi che la persona può fare nel camminare, salire o scendere scale, magari inseguendo con la macchina da presa personaggi o oggetti in movimento; in tal modo la macchina acquista il massimo di mobilità e il massimo di fluidità, poiché gli spostamenti non dipendono più dal controllo manuale da parte dell'operatore.



Qualsiasi sia il supporto grazie al quale viene realizzata, la carrellata può essere:
· in avanti a stringere, quando la macchina si avvicina al soggetto, restringendo il campo dell'inquadratura;
· all’indietro ad allargare, quando la macchina allontanandosi dal soggetto, allarga il campo ed include nuovi elementi;
· ad accompagnare, precedere o seguire, quando la macchina si muove accompagnando il soggetto in movimento;
· laterale, quando la macchina si muove in senso trasversale all’asse di ripresa;
· ad ascensore, quando la macchina si muove verticalmente rispetto al set;
· circolare, quando la macchina gira intorno al soggetto, con movimento circolare.

La carrellata viene generalmente usata per seguire i personaggi nei loro spostamenti, svolgendo anche una funzione descrittiva rispetto all’ambiente, esempio nella prossima clip di  “Balla coi lupi” (1990) di Kevin Costner.


Molto comune è pure il suo utilizzo nel passaggio da un luogo esterno ad uno interno e viceversa, come fa Alfred Hitchcock all’inizio di “Psycho” (1960).


Alcune carrellate vengono utilizzate per far capire i sentimenti dei personaggi, ad esempio una carrellata all’indietro spesso ci comunica il distacco affettivo, la perdita di qualcosa o la nostalgia; viene però usata anche per marcare la fine del racconto.
La carrellata può svolgere anche funzioni più particolari e assumere precisi significati stilistici. Ad esempio, può essere usata per individuare un soggetto o un dettaglio all’interno di un insieme, ponendoli così in rilievo rispetto al resto. Famosa la carrellata a stringere in “Notorius” (1946) di Alfred Hitchock, con la quale il regista mostra un oggetto che avrà poi molta importanza nella storia, ossia la chiave nella mano di Ingrid Bergman (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 1").
Analoga funzione riveste la serie di carrellate a stringere nel finale di “Quarto potere” (1941) di Orson Welles; in questo caso il movimento di macchina svela allo spettatore il mistero attorno a cui ruotava tutto il film, mistero che peraltro nessuno dei protagonisti è riuscito a decifrare.



Con una carrellata ad accompagnare il regista può esprimere la propria simpatia verso il soggetto ripreso, come avviene nella conclusione dei “Quattrocento colpi” (1959) di François Truffaut.


Famose carrellate a precedere e a seguire sono quelle realizzate in “Shining” (1980) da Stanley Kubrick, che se ne servì per riprendere le corse in triciclo del piccolo Danny lungo i corridoi del grande albergo vuoto (vedi il mio post "Uno sguardo dietro lo schermo 2"), nonché per filmare l’inseguimento nel labirinto coperto di neve, con notevole accrescimento della tensione narrativa.
Molto spettacolari risultano le carrellate aeree con cui il regista di “Titanic” (1997) James Cameron ci trasmette la grandiosità del transatlantico, esaltandone i prodigi tecnologici in drammatico contrasto con quello che sarà il suo tragico destino.



ZOOMATA

E' un modo di simulare la carrellata, attraverso l'impiego di un obiettivo a fuoco variabile, chiamato zoom, che permette effetti di avvicinamento o allontanamento del soggetto inquadrato.
Le carrellate però hanno il vantaggio di risultare più naturali delle zoomate, perché nessuno di noi ha uno zoom al posto degli occhi. Come ho già accennato in un altro mio post il cineamatore dovrebbe usare lo zoom con giudizio, e anzi, usarlo principalmente solo per variare le inquadrature, e non per zoomare a più non posso mentre si filma, come purtroppo si vede fare spesso.
Le funzioni espressive della zoomata sono simili a quelle della carrellata ma a volte la prima viene preferita solo per motivi di ordine pratico; con lo zoom, infatti, si può ottenere il passaggio, in un tempo desiderato, da un campo lungo a un dettaglio o viceversa, senza muovere la macchina da presa.

MACCHINA A MANO

Si tratta di movimenti ottenuti attraverso spostamenti dell'operatore, che manovra la cinepresa senza l'aiuto dell'abituale strumentazione (cavalletto, carrello ecc.). Questo tipo di ripresa è diventato possibile grazie all’introduzione di attrezzature leggere e maneggevoli, specialmente alla fine degli anni ’50. Alcuni registi hanno fatto della macchina a mano una precisa scelta stilistica, come recentemente il danese Lars Von Trier . Nel suo film “Le onde del destino” (vedi clip inerente la panoramica a schiaffo) la macchina è impegnata in continui, bruschi movimenti, che rendono le immagini ondeggianti e spesso sfocate, con notevole disorientamento dello spettatore. La ragione di tale scelta risiede nel voler trovare modi nuovi, non convenzionali, per narrare la drammatica complessità dell’esistenza.
Anche nel passato la macchina a mano è stata spesso utilizzata da quei registi che volevano dare l’impressione di una ripresa diretta della realtà, senza troppi artifici e inganni.



sabato 10 settembre 2011

Il Montaggio - 4

Con il montaggio si cerca di creare una storia, questa storia deve innanzi tutto essere ambientata; l’inquadratura prettamente descrittiva che avvia una scena col compito di introdurne i caratteri ambientali, si chiama Piano d’ambientazione, esso permette allo spettatore di possedere tutte le informazioni necessarie ad una corretta comprensione di ciò che sta per essere narrato.
La rappresentazione che il montaggio dà dello spazio e del tempo è fortemente subordinata alle esigenze della narrazione e alla chiarezza della sua esposizione.
Un qualsiasi ambiente, definito come lo spazio diegetico, può essere scomposto da un insieme di inquadrature che ci danno di esso una serie di prospettive.
La rappresentazione di quest’ambiente con una successione di inquadrature scelte dal regista o dal filmmaker si definisce invece come spazio filmico.
Per cui mentre nello spazio diegetico l’intero è scomposto in parti dal montaggio, nello spazio filmico è il montaggio delle parti a comporre l’intero; questo gioco di frammentazione dello spazio viene chiamato decoupage. Il ruolo essenziale per dar vita ad uno scorrevole flusso di immagini da un’inquadratura a un’altra e quindi facilitare la proiezione dello spettatore nel mondo della finzione è dato dalla continuità  principio cardine del decoupage. Tutto questo lo si ottiene mediante il raccordo che può essere:
- Raccordo di sguardo: un’inquadratura mostra una persona che guarda qualcosa, quella successiva mostra questo qualcosa;
- Raccordo del movimento: un gesto iniziato dal personaggio nella prima inquadratura si conclude nella seconda;
- Raccordo in asse: due momenti successivi di un’azione sono mostrati in due inquadrature, la seconda delle quali è ripresa sullo stesso asse della prima, ma più vicina o lontana di questa in rapporto al soggetto agente;
- Raccordo sonoro: una battuta di dialogo, un rumore o una musica si sovrappone a due inquadrature legandole così tra loro.
Se il lavoro del montaggio viene eseguito tenendo sempre presente questi principi, ogni mutamento di inquadratura diventa sicuramente meno evidente.
Al raccordo si può abbinare la Transizione: il passaggio da un’immagine A ad un’immagine B determina per chi guarda un film “L’effetto montaggio”. Questo effetto viene chiamato “transizione” che può essere:
- Lo stacco, cioè il passaggio diretto e immediato da un piano a quello successivo;
- La dissolvenza (d’apertura, di chiusura, incrociata), l’immagine che appare progressivamente a partire dal nero dello schermo è la prima, l’immagine che scompare progressivamente fino a diventare nera è la seconda, l’immagine che scompare e quella che compare si sovrappongono per pochi instanti è la terza.
L’IRIS dove un foro circolare si apre o si chiude intorno a una parte dell’immagine, e la TENDINA dove la nuova immagine si sostituisce alla precedente facendola scorrere via dallo schermo, sono altre soluzioni non molto usate.
Quasi tutti i software di montaggio offrono svariate tipologie di transizioni; secondo il mio punto di vista è meglio utilizzare unicamente quelle indicate sopra rendono il filmato più naturale e professionale.



Nella clip seguente si potrà notare un riassunto visivo di ciò che ho scritto, c’è inoltre da dire che in fase di ripresa avvenuta in momenti temporali diversi, ho abbondato nella ripresa soggettiva rispetto a quella oggettiva:
Descrivere le immagini di una ripresa in modo soggettivo, è porre la videocamera al posto degli occhi. Ogni individuo vede con i propri occhi, quindi se il regista vuole mostrare la "personale" visione di un personaggio, deve far vedere con i suoi occhi.... e proprio ponendo la videocamera all'altezza degli occhi del nostro soggetto, possiamo realizzare il tutto.L'importante è far muovere la videocamera, nella stessa identica maniera in cui si muove il personaggio.... e soprattutto, dal sua reale punto di vista. La ripresa oggettiva, invece, è una ripresa neutrale, fatta in terza persona, è uno spettatore qualsiasi, ovvero proprio lo spettatore cinematografico, che vede la scena con i suoi occhi, quindi dal suo punto di vista. La maggior parte delle riprese vengono effettuate in questa maniera.



Dal film "L'oro del tempo"

Pedalando tra i fiumi e valli del Giura di Franconia si scoprono le tracce della storia dell’ Impero romano, il passato rinascimentale e barocco, i fossili delle primordiali barriere coralline.
Si segue perlopiù il corso del fiume Altmhül dove le piste ciclabili “risparmiano” chi non ha salite o chilometri nelle gambe.
E’ la zona del “Vallo Retico” dove lungo le tracce e i resti del “Limes” sfilano colonne di ciclisti e plotoni di escursionisti.
Le riprese sono state eseguite in occasione del 25° anniversario dall’istituzione del Parco naturale dell’ Altmhültal



giovedì 25 agosto 2011

Il Blog riprende il suo corso


Buongiorno a tutti, eccomi dopo un periodo di pausa: una lunga vacanza in cui ho accumulato nella mia camcorder il materiale video che mi servirà nella realizzazione dei prossimi film in progetto.
E voi? Avete terminato le vacanze? Siete pronti a montare le vostre riprese video?
Prossimamente scriverò su questo argomento, intanto iniziate a fare una cernita delle vostre riprese, buon divertimento!

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