Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

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Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
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mercoledì 17 maggio 2017

Mirabilia d'Abruzzo-L'Eremo di Santo Spirito



Il Parco Nazionale della Majella non è soltanto luogo magico di escursioni, lunghe camminate nella natura o arrampicate sulla roccia viva. Il parco è infatti fortemente legato alla storia millenaria del suo territorio, fatto di piccoli borghi dalla storia secolare e abbarbicati sui fianchi dei monti.
Nei pressi di uno di questi borghi: Roccamorice si trova l'Eremo di S. Spirito a Majella. Fondato da colui che divenne il Papa del gran rifiuto:Celestino V. Questa struttura fu abitata fino dagli inizi del IX secolo. L'eremo è raggiungibile da Roccamorice tramite una strada asfaltata.

martedì 20 settembre 2016

San Martino in Valle




Siamo a Fara San Martino, con la cornice naturale rappresentata dalla spaccatura della gola di San Martino nel Vallone di Santo Spirito, ti riporta indietro nel tempo. Precisamente all’832, anno a cui si fa risalire l’abbazia di San Martino in Valle, gioiello benedettino incastonato nella roccia e recentemente riportato alla luce. Il Monastero era sepolto sotto 12 metri di detrito alluvionale e con grandissima fatica e non poche difficoltà, è stato riportato alla luce nel 2009. Quello che appare dopo aver attraversato la gola, è uno spettacolo da non perdere, dove storia, arte e architettura si incastrano alla perfezione in un vero museo a cielo aperto, e dove il sentiero H1 si inerpica per raggiungere la cima più alta della Maiella – Monte Amaro a 2793 metri.
Fa davvero impressione attraversare la gola, passare in quel ‘varco’ tra due pareti rocciose largo poco meno di due metri.
E sapete come si è creato quel varco? La leggenda racconta che fu un’impresa di San Martino che ha aperto la roccia con la forza dei gomiti per favorire l’accesso alla montagna dei faresi e per costruirvi poi la Chiesa di San Martino in Valle.
E' solo una leggenda, ma...... c’è anche una ‘prova’: i solchi dei gomiti ancora visibili sulle rocce, due profondi incavi nelle pareti della montagna. Poco si sa invece della storia dell’antico monastero di San Martino in Valle. I pochi documenti ritrovati sono da completare, le intuizioni e prime verifiche degli storici da confermare. Molte risposte sono da ricercare presso l'Archivio Vaticano dove sono custoditi numerosi manoscritti sulla “Abbazia di San Martino della Fara”.
Le prime notizie storiche conosciute sul Monastero si intrecciano con quelle di un altro e più importante centro benedettino, l’Abbazia di Montecassino.
Nel XII secolo le varie proprietà monasteriali passarono sotto le locali autorità vescovili; conseguentemente San Martino in Valle divenne dominio del vescovo di Chieti.
Il 1100 coincide con un inesorabile declino del monachesimo. Il monastero di San Martino in Valle che aveva rappresentato un suggestivo luogo religioso perde importanza. Il luogo, abbandonato dagli uomini, torna in balia delle forze della natura. Ghiaie alluvionali con il passare del tempo invadono gli edifici; specie con l’alluvione del 1819 che colpisce la vallata ricoprendo l’intero sito del Monastero. Successivamente, nel 1891, l’iniziativa popolare degli abitanti di Fara diede inizio a scavi archeologici presieduti da una commissione conservatrice dei Monumenti Nazionali della Provincia, riportando alla luce i resti della Chiesa, un muro dell’attiguo monastero rimasto sepolto ed un cimitero.
Diverse alluvioni in successione invasero nuovamente il sito archeologico fino al più recente intervento per riportarlo alla luce, con 4 anni di campagne di scavi.
A tutt’oggi sulla gestione e sulla destinazione del monastero regna ancora l’incertezza. Ma vale comunque la pena fare una passeggiata per ammirare questo bellissimo scorcio delle Terre dei Trabocchi, (vedi anche il mio post di venerdì 27 giugno 2014) dove arte, architettura, storia e natura contribuiscono a regalare un’atmosfera ricca di fascino e mistero.

mercoledì 20 gennaio 2016

Mirabilia d'Abruzzo-Juvanum



In un percorso turistico nell'ambito del Parco della Maiella, che potrebbe comprendere la visita al Vallone di Santo Spirito a Fara San Martino e alla Grotta del Cavallone si può aggiungere la visita a  Juvanum. E' un sito archeologico di epoca romana  nelle campagne di Montenerodomo, in provincia di Chieti. Vi si trovano un foro, due templi e una basilica; resti di un insediamento romano successivo alla guerra sociale e probabilmente abitato inizialmente da giovani (da cui il nome). Il sito è aperto al pubblico e gestito dal comune di Montenerodomo.

Le mura risalenti al III secolo a.C. erano atte a difendere un'area di culto forse dell'acqua. Il tempio costruito nel II secolo a.C. conserva delle tracce di antico podio con dei pezzi di travertino.
Intorno al II secolo a.C. venne costruito un 2° tempio a poca distanza dal tempio precedente.
A sud-est della collina dell'acropoli è stata trovata la cavea del teatro risalente al II sec. a.C. di cui sono rimaste le prime 7 file di gradini costruito con delle pietre più piccole ai lati e più grandi al centro.

Una strada lastricata, che conserva ancora i marciapiedi, conduce al foro, la grande piazza pavimentata con lastre di pietra, circondata da botteghe sui lati lunghi e a nord chiusa da un grande edificio pubblico (la cosiddetta basilica), con un ambiente absidato sul fondo, probabilmente destinato al culto imperiale. Nei pressi dell’area, una moderna costruzione ospita il Museo Archeologico di Iuvanum”, che racconta attraverso i reperti dell’area, la storia e la vita dell’insediamento, ed il “Museo sulla Storia e Trasformazione del Paesaggio”, incentrato sui mutamenti ambientali del Sangro-Aventino dall’epoca italica ad oggi, nonché il rapporto tra uomo e risorse territoriali, attraverso itinerari tematici che interessano ben sedici comuni.

mercoledì 22 luglio 2015

Danze tradizionali

Non si può certo dire che una Valle come la Pusteria sia carente di itinerari, scelte, opzioni e cose da fare; idee per tutti i tipi, per soddisfare tutti i gusti, dal culturale al paesaggistico, percorsi in bici e mountain bike, musei, centri benessere, laghi e chi più ne ha più ne metta. Ed è così che l'Alta Pusteria offre un’ampia gamma di offerta turistica da provocare invidia.
Ciò di cui voglio trattare in questo post è all’insegna del folklore che anima le diverse festività e ricorrenze dell’anno; tra queste l'annuale Festival Internazionale dei Cori in cui si inseriscono esibizioni spiccatamente Tirolesi e a cui si riferisce la clip che segue.


Per poter vedere l'intero spettacolo potete andare sul mio canale YouTube: italciatravelfilm e visionare le clip successive a quella qui postata. Buona visione e buone vacanze.
Arrivederci a Settembre

 

martedì 26 maggio 2015

Mirabilia d'Abruzzo - Alba Fucens

 
 


Il sito archeologico di Alba Fucens sorge in prossimità della via consolare romana Tiburtina-Valeria. Nel 303 a.C, dopo la sconfitta degli Equi, i Romani fondarono la colonia di Alba e destinarono al nuovo abitato 6000 coloni, a cui venne assegnato un appezzamento di terra da coltivare. Durante la guerra sociale (90 a.C) la città rimase fedele alla capitale e ottenne il titolo di municipium. Importante punto di snodo, il sito fu frequentato fino al VI secolo d.C, quando una serie di calamità naturali determinò il progressivo abbandono dell’abitato.

Le prime campagne di scavo furono condotte da Jean De Ruyt, che coordinava il gruppo di lavoro dell’Univerità belga di Lovanio, in un arco di tempo compreso tra il 1949 e il 1979. Gli scavi degli ultimi anni, gestiti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo e da università italiane ed estere, hanno portato alla luce nuove aree del grande abitato italico, tra cui il santuario di Ercole.
All’interno del santuario di Ercole è stata rinvenuta una statua marmorea di Herakles epitrapezios, ovvero Ercole a Banchetto, attualmente conservata nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti.
 
 
Per altre informazioni vedi:Albafucens.info

giovedì 22 gennaio 2015

Silvesterkläusen in Urnäsch



Il filmato documenta un’antica usanza diffusa ancor oggi nel Cantone Appenzell, in Svizzera. La comparsa degli Alter Silvesterklausen avviene in concomitanza con il capodanno giuliano, il 13 gennaio, perché a quanto pare, i montanari di lassù rifiutarono la riforma del calendario voluta da Papa Gregorio XIII nel 1582 e continuarono a voler celebrare il vecchio capodanno. Tre grandi categorie di maschere partecipano al rito, i meno brutti (Schö-Wüeschti), i belli (Schöne) e i brutti (Wüeschti), che in piccoli gruppi (in genere formati da 6 persone) sono impegnati dalla mattina alla sera lungo un giro di questua. I meno brutti sono uomini selvatici interamente coperti di fronde di abete bianco e di edera, i belli indossano un costume colorato e un vistoso copricapo con splendide rappresentazioni miniaturizzate di vita popolare; i brutti indossano una maschera spaventosa ricoperta di pece con orbite e denti formate da ossa di animali e un abito costituito da pelli di capra ricoperto di rami, corteccia e muschio. Le maschere giungono presso le abitazioni del villaggio scampanando fragorosamente e poi si compongono silenziosamente in un cerchio intonando per tre volte uno Zäuerli, ovvero un particolare tipo di jodel privo di parole, ed augurano il buon anno. Ad indossare tali costumi sono solamente uomini. L'usanza rappresenta la lotta tra Bene e Male, Fortuna e Disgrazia, Prosperità e Fame. Si tratta di un'usanza di origine pre-cristiana, che anticamente doveva servire a propiziare il risveglio della natura e il buon raccolto.

I copricapo dei "belli" sono decorati riccamente e richiedono un lavoro spesso superiore alle 100 ore: le "Wiiber" (le donne) indossano cuffie riccamente adornate con figure, mentre gli uomini portano strutture intagliate e pitturate sul piano del copricapo che rappresentano scene di vita popolare. Le Wiiber indossano una cinta con campanelli sferici, mentre gli altri portano sul petto e sulla schiena enormi campanacci da mucca.

Il Museo degli usi e costumi custodisce testimonianze del passato e delle usanze di tale località come  l'artigianato, l'officina del secchiaio, la selleria, la stanza della musica, le abitazioni e la vita domestica, i costumi regionali, i ricami, la pittura contadina dagli inizi fino all'età moderna.

lunedì 17 novembre 2014

La piena del fiume Ticino a Tornavento


Quando i fenomeni climatici e quindi metereologici diventano estremi si crea la devastazione degli ecosistemi.
Il video mostra il fiume Ticino, nei pressi del ponte di ferro a Tornavento (chiamato Ponte di Oleggio), in fase di piena dopo più di 55 ore di pioggia battente. Per fortuna in questo tratto a confine tra la provincia di Varese e quella di Novara non si sono registrati partcolari danni, se non l'allagamento di qualche campo limitrofo.

venerdì 6 giugno 2014

70° Anniversario Sbarco in Normandia

6 Giugno 2014 - In occasione del 70° Anniversario dello sbarco in Normandia delle truppe alleate, posto questa breve clip, realizzata con riprese effettuate nel lontano 1992 durante un mio viaggio in quei luoghi.Nella clip che ho realizzato ho sovrapposto alcuni filmati originali, reperibili in internet
 
 

martedì 13 maggio 2014

La Bella del Nord vista dall'acqua

 

 
 
E' proprio dai canali che vale la pena scoprire questa città grazie alle numerose opportunità offerte dalla fitta rete di trasporti su acqua. I tour sulle caratteristiche barche basse, appena sufficienti per passare sotto i ponti, sono la prima cosa da fare appena arrivati nella capitale danese.
I canali di Copenaghen sono veramente caratteristici e fanno parte dell'anima urbana della città. Dai residenti sono vissuti  come un'imperdibile opportunità di svago.


domenica 11 agosto 2013

Arizona on the road - Red Rock Country


Descrivere le emozioni che si provano nel percorrere la Scenic byway 179 è impossibile, bisogna essere sul posto.


 
Nel caso non venga visualizzata la clip:

Per saperne di più : Red Rock Country ; Visita Sedona


Con questo post il Blog entra nella pausa estiva. A tutti gli amici, lettori del blog auguro Buone Vacanze ed arrivederci a Settembre.

martedì 16 luglio 2013

Utah on the road - Road movie in the Zion National Park

Zion National Park comprende alcuni dei canyon più spettacolari degli Stati Uniti. Il parco è caratterizzato da  profondi canyon di arenaria ,torri di roccia impressionanti ed è attraversato da un labirinto di sentieri selvaggi.
Il parco è una trattato di geologia. Zion è stato plasmato prevalentemente da processi geologici ma hanno svolto un ruolo importante anche il Virgin river e i suoi affluenti. Il clima arido e la vegetazione rada consentono l'esposizione di grandi distese di roccia nuda che ne rivelano la  storia geologica.
Seguire i percorsi dove antichi indigeni e pionieri camminavano; posare lo sguardo verso massicce rocce di arenaria color crema, rosa e rosso che si librano in un cielo blu brillante, vi incantano. Qui potete  godere di un'emozionante presente con avventure giornaliere che vi fanno scoprire la ricca storia del passato.
 
Nel caso non venga visualizzata la clip :
 



sabato 22 giugno 2013

Utah on the road - Bryce Canyon National Park


 
 
Nel caso non venga visualizzata la clip:


La prima visita al Bryce Canyon è molto avvincente. Quando vi trovate nella pineta sul vicino altopiano, non potete immaginare il panorama meraviglioso che vi aspetta al di la di quei pini. Infatti, a mano a mano che vi avvicinate al margine del canyon, vedrete sorgere dal suolo enormi anfiteatri di pinnacoli intricatamente scolpiti nella roccia. In un attimo, i colori vivaci del parco vi appariranno in tutto il loro splendore, particolarmente se arrivate al parco all'alba o al tramonto.

Durante la vostra prima visita, un tour con la macchina lungo i 60 chilometridi vista panoramica vi darà una visione generale della zona, e particolarmente dai punti di osservazione famosi del Bryce Canyon--Sunrise, Sunset, Raimbow, Yovimpa e Inspitration. Dopo il tour, parcheggiate e camminate a piedi su uno dei sentieri.

Lungo il margine del canyon e a valle vi sono numerosi sentieri per passeggiate e escursioni. Una passeggiata lungo uno dei numerosi sentieri nella "fornace" di guglie rosse e gialle che si stagliano contro il cielo vi darà l'impressione di essere su un altro pianeta. Le escursioni possono essere più o meno difficoltose, perciò cercate, prima di avviarvi, di informarvi presso il centro turistico sulle differenti possibilità. Come per la visita di tutti i parchi nazionali dello Utah, siate organizzati! Non andate mai senza una scorta di acqua, crema solare o scarpe adatte per camminare.

venerdì 31 maggio 2013

Arizona on the road - Upper Antelope Canyon

 
L’Antelope Canyon si trova a nelle vicinanze di Page nella Nazione Navajo. E’ il più visitato e fotografato slot canyon degli Stati Uniti sudoccidentali.
Si divide in upper canyon e lower canyon.Vi propongo le riprese fatte nell’upper canyon, uno dei luoghi più magici del mondo!
Buona visione!
 

venerdì 24 maggio 2013

Arizona on the road - Monument Valley

 

Nel caso non venga visualizzata la clip:
Monument Valley si trova a circa 1585 metri d'altezza a nord di Kayenta in Arizona lungo il percorso navajo. La valle giace nel confine tra l'Arizona e lo Utah.
La terra ha molto da raccontare. Sia che stiate ascoltando un geologo che ne spiega la storia o un anziano navajo che vi racconta un antico mito sulla creazione, una verità persiste: Monument Valley continuerà a ispirare le persone nei secoli a venire.
Tutti sono ammaliati dal carisma di Monument Valley sebbene ognuno per ragioni completamente differenti. "La bellezza è negli occhi di chi guarda"; certamente questa valle è un esempio perfetto di questo proverbio.





domenica 19 maggio 2013

Arizona on the road - Betatakin


 Betatakin: Navajo National Monument, Arizona.

Betatakin, parola Navajo che significa “Casa Sulla Roccia Sporgente”, fu scoperta dall'uomo bianco solo nel 1909, cinque mesi dopo fu costituito il Navajo National Monument.
Il complesso è piuttosto mimetizzato, incastonato in un’enorme nicchia di pietra arenaria, la stessa con la quale si costruirono le abitazioni.
La cavità misura 110 metri in larghezza, 136 metri in altezza e 46 in profondità. Alla sua base s’incontrano le formazioni di pietra arenaria Navajo e Kayenta. Nel punto di contatto si possono osservate molte sorgenti, poiché l’acqua che impregna la porosa pietra arenaria Navajo, quando raggiunge la più compatta Kayenta affiora lateralmente.Questo fenomeno permise agli antichi abitanti di Betatakin d’avere un eccellente e comoda fornitura d’acqua.
Anasazi, parola Navajo che significa “gli Antichi”, è il nome dato ai costruttori di Betatakin. Nessuno sa come essi si chiamassero, poiché non avevano una lingua scritta, ma il loro nome poteva forse significare “Il Popolo”, come usano molte altre tribù. Oggi i discendenti Anasazi sono conosciuti come Indiani Pueblo.
Betatakin fu costruita nel 13° secolo ed occupata per soli 33 anni. L’attività principale dei suoi abitanti era l’agricoltura: coltivavano mais, fagioli, zucche e forse cotone, usando vari metodi d’irrigazione come le dighe di sbarramento e l’inondazione periodica. Per integrare la loro alimentazione a base di prodotti agricoli, gli Anasazi cacciavano e raccoglievano frutti selvatici spontanei della terra, come i loro antenati avevano fatto nel passato. Cacciavano cervi, pecore di montagna e selvaggina più piccola come lepri, scoiattoli ed uccelli.Arco e frecce erano usati insieme a vari tipi di reti e trappole.
La raccolta dei semi era ben nota a questo popolo, poiché i loro avi l’avevano praticata per migliaia d’anni.
Raccoglievano semi. Una grande varietà di frutti e bacche era raccolta a scopo medicinale e cerimoniale, oltre che per il consumo alimentare.
Intorno al 13° secolo gli Anasazi avevano sviluppato un grande talento nella produzione di vasellame,
passando dagli esemplari del passato grigi e privi di decorazioni, ai meravigliosi disegni in nero su bianco, nero su rosso e policromi. Gli Anasazi avevano intrecciato canestri per migliaia d’anni prima di produrre vasellame. Si ha spesso l’impressione che l’arte dei canestri abbia subito un declino a seguito della popolarità acquisita dal vasellame di terracotta; tuttavia, almeno per tutto il 13° secolo, essi continuarono a produrre grandi quantità di finissimi cesti dagli intrecci e dalle forme più complesse.
La vita religiosa ruotava intorno al raggiungimento dell’equilibrio tra uomo e natura. Poiché la loro vita agricola era strettamente legata alla terra ed all’acqua, gran parte delle pratiche religiose aveva lo scopo d’assicurare l’acqua e – conseguentemente – cibo a sufficienza. Gli edifici cerimoniali, oggi conosciuti come kiva, erano costruiti con scopi religiosi. Due kiva sono rimasti a Betatakin, ma è probabile che ce ne fossero altri, poiché molte stanze sono state distrutte da una frana avvenuta in periodo imprecisato, tra 14° e 20° secolo. I petroglifici e le pittografie incise o dipinte sulle
pareti rocciose, sono le uniche forme che s’avvicinino ad una lingua scritta Anasazi. Potevano a volte essere poco più che semplici graffiti, ma sembra che frequentemente ritraessero esseri sovrannaturali o raccontassero storie. A causa dell’assenza di una lingua scritta non si sa molto degli Antichi Abitatori delle Rupi. Molte leggende sono state tramandate attraverso i secoli. Molte leggende sono state tramandate attraverso i secoli. I miti e le storie odierne di Hopi, Zuni ed altri Pueblo sono forse molto simili a quelle raccontate secoli fa dai loro antenati che abitavano queste rupi.
Ciò che oggi sappiamo è stato dedotto da reperti materiali portati alla luce da archeologi: manufatti, indumenti, cibi, sepolture ed abitazioni. Osservando questi reperti ci si rende conto che gli Anasazi erano un popolo pacifico d’agricoltori, il cui stile di vita dipendeva dai capricci della natura. Ciò che conosciamo e che probabilmente non conosceremo mai, sono gli aspetti intellettuali e spirituali
di questa gente.

sabato 6 aprile 2013

Arizona on the road

Amici e lettori del blog, eccomi nuovamente qui a postare video, dopo il mio viaggio "on the road" che da Phoenix a San Francisco mi ha portato ad attraversare Arizona, Utah, Nevada, California dove ho raccolto molto materiale per la realizzazione dei miei filmati.

A seguire la prima clip, buona visione.
 
MONTEZUMA CASTLE
 


A metà strada fra Phoenix e Flagstaff, sulla I 17, in una località chiamata Camp Verde si trova il «Castello di Montezuma». Il nome deriva dal fatto che gli Spagnoli, in cerca delle mitiche città d'oro, quando videro questo luogo, furono talmente impressionati che pensarono si trattasse del castello che gli Aztechi avevano costruito per il loro imperatore durante la ritirata. In effetti, Montezuma non arrivò mai tanto a nord, ma il nome piacque e rimase.
I nativi americani Sinagua probabilmente per motivi legati al clima costruirono le loro abitazioni nelle grotte naturali che si aprivano nella parete rocciosa, raggiungendole tramite scale a pioli che venivano ritirate durante la notte.
Montezuma CastIe è un complesso di venti stanze che ospitò una comunità di circa trentacinque persone per oltre tre secoli. Intorno al 1400 la popolazione improvvisamente scomparve, e il motivo rimane ancor oggi un mistero. Dal visitor center un sentiero circolare passa sotto il complesso e arriva al torrente: è un percorso molto agevole e breve. Le stanze non sono visitabili internamente perché in condizioni precarie

martedì 24 aprile 2012

I racconti del nostro pianeta: Il memoriale di Tsitsernakaberd

Oggi 24 aprile si commemora in tutto il mondo il 97° anniversario del Genocidio degli armeni: una delle pagine più oscure, ed al tempo stesso meno divulgate, della storia del XIX secolo. Genocidio perpetrato dall'Impero Ottomano prima e dai Giovani Turchi poi, ai danni delle popolazioni armene stanziate da sempre sul territorio che comprendeva la parte nord-orientale dell'attuale Turchia e sulle terre a nord dell'Impero Persiano su fino alle cime del Caucaso.
Sulla Collina delle Rondini, nei pressi di Yerevan, in omaggio alle vittime è stato edificato il memoriale al genocidio; sicuramente il monumento più cupo di tutta Yerevan.
Costituiscono il memoriale :
A) Il museo in cui sono raccolte testimonianze scritte ed immagini (spesso molto crude), dai massacri hamidiani in poi.
B) Il monumento, costituito da dodici lastroni inclinati la cui simbologia è suscettibile di svariate interpretazioni (la più corrente è che rappresentino le dodici regioni dell''Armenia storica)
Al centro dei lastroni si trova una fiamma eterna spesso circondata da fiori, che è il vero cuore del Memoriale.
In occasione del 24 aprile 2005, per le celebrazioni dei novant'anni dalla strage degli intellettuali stambulioti che dette il via allo sterminio pianificato, i fiori portati dai visitatori intorno alla fiamma hanno formato un mucchio alto circa due metri. 
C) L'alto “obelisco” a forma di stelo
D) Il parco dove si trovano i piccoli alberi di pino piantati dai leader stranieri durante le visite ufficiali. 

Sebbene questo possa essere un luogo particolarmente triste, il ricordo dell'esperienza della visita non si potrà mai dimenticare. 
La clip che segue, tratta dal mio documentario "L'isola degli altipiani", è stata ripresa il 23 aprile  2010, vigilia del 95° anniversario del triste evento: "Il grande male".



sabato 14 aprile 2012

I racconti del nostro pianeta: Le oasi di montagna della Tunisia

Il paesaggio è assolutamente selvaggio e ostile, questo lo rende ancora più affascinante. Quando si giunge da questa parti, vicine ed economiche rispetto all’Italia, ci si sente  immersi in una atmosfera totalmente differente e, automaticamente, si “recita” volentieri la parte dei viaggiatori amanti dell'avventura. Sulla catena montuosa aspra e frastagliata del Jebel en-Nebeg vicino all’Algeria, ma sempre in territorio tunisino, ecco che spiccano le cosiddette “Oasi di Montagna” di Chebika, Tamerza e Midès con panorami mozzafiato sugli Chott e sul deserto circostante.
Questa clip è stata realizzata con un estratto dal mio documentario "Colori d'Africa"


mercoledì 4 aprile 2012

I Beni Culturali e la mia cinepresa - Civita di Bagnoregio

Il colle tufaceo su cui sorge Civita è minato alla base dalla continua erosione di due torrentelli che scorrono nelle valli sottostanti e dall’azione delle piogge e del vento: si sta dunque sgretolando, lentamente ma inesorabilmente.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” - quasi - del centro storico di Bagnoregio.
Addentrandosi nell’abitato (si fa per dire: vi vivono poche persone), il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi.Più avanti la via S. Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo.
I palazzi rinascimentali si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del medioevo.


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