Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

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Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
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martedì 20 settembre 2011

Il Montaggio - 5

Lo spazio e il tempo filmici:
Il montaggio creativo è difficile da definirsi. Si può dire che consista nel servirsi delle riprese di un film, in modo di dare all'insieme un valore molto superiore a quello che avrebbe se fosse costituito semplicemente dai singoli quadri riuniti in un normale ordine logico.

Un film può essere composto di avvenimenti di tutti i giorni, di scene di lavoro in città, o contenere scene che rappresentano le grandi, vuote estensioni di campagna. Ciò nonostante, grazie al montaggio, queste immagini semplicissime possono venire impregnate di qualità espressive particolari, per esempio, sincerità, gioia, sforzo, ecc.

Non è possibile dare regole sul come fare per ottenere simili effetti, perchè essi risultano dalla associazione di molti processi creativi differenti. Si può, tuttavia affermare che se il cinema è divenuto un mezzo di espressione incomparabile, lo deve al montaggio. Il montaggio nel senso Iato del termine, si differenzia dal dialogo, dagli allestimenti scenici, dalla fotografia, dalla composizione musicale ecc. proprio perchè se questi sono mezzi d'espressione che possono tutti sussistere al di fuori del cinema, esso rimane un mezzo tipicamente ed esclusivamente cinematografico.

Fra gli elementi narrativi controllati dal montaggio, i più importanti sono il tempo e lo spazio filmico.
Nella vita reale il tempo scorre regolarmente. Non si può tornare indietro e neppure prevedere quello che verrà. In un film invece, tutto questo è facilmente realizzabile, per di più, il tempo reale può essere allungato o compresso a volontà.

Quanti film sono realizzati con le azioni parallele, le azioni ritornate, azioni accelerate e ritardate! Tutto ciò mantenendo l'illusione della realtà.
Cosa ancor più comoda, possiamo facilmente mettere la ripresa di un uomo realizzata ieri o l'anno passato, vicino ad una scena dello stesso uomo fatta oggi, senza che il pubblico se ne accorga.
In altre parole possiamo creare un nostro tempo. La stessa cosa succede con lo spazio. Nella vita reale se volete viaggiare da Milano a Boston, dovete percorrere la distanza che separa queste due città. In un film, si può fare lo stesso viaggio in una manciata di secondi.

Questo può sembrare, superficialmente, come chiudere una porta aperta. Supponete per esempio, di montare una sequenza immaginaria, che richiede la creazione dì un concetto tempo e spazio particolare. Supponete di aver visitato Boston l'anno scorso, con vostra moglie (marito), e di averla ripresa mentre passeggia per questa città. Prendete ora la vostra cinepresa e girate alcune scene nella vostra città (Roma, ad es.). Vi sarà possibile costruire una sequenza così: vostra moglie scende dalla metropolitana e si avvia verso la superficie; nella ripresa seguente passeggia per Quincy Market. Girando un angolo attraversa Piazza S. Pietro e subito dopo guarda l’Old State House. Potete riunire questa sequenza in modo che essa si svolga pienamente, dando al pubblico l'impressione che, in realtà, le riprese sono state fatte nell'ordine della loro presentazione, nello spazio e nel tempo corrispondente.

Il risultato non è molto interessante in se stesso, ma ha l'effetto di mettere in rilievo il completo controllo da parte del montatore del tempo e dello spazio, qualunque sia la sequenza sulla quale lavora. E, cosa più importante, ci suggerisce la possibilità di costruire una sequenza convincente partendo da riprese senza relazione fra loro, senza relazione, ben inteso, parlando del momento in cui sono state realizzate. In altre parole, possiamo far sì che il pubblico accetti per reale un avvenimento che non si è mai verificato. Entriamo, in sostanza, nel regno quanto mai artificioso del linguaggio cinematografico che, ripetiamo, non ha limiti.

Con questo post concludo l’argomento del montaggio, lascio a voi il compito di approfondirne gli aspetti, di sperimentare, di creare un vostro stile.

La clip che segue tratta dal mio film “Colori d’Africa” rappresenta l’attraversamento dello Chott el Djerid in Tunisia: man mano che si percorre la strada che collega Douz a Tozeur, la rara vegetazione arbustiva scompare, si entra in un paesaggio fantastico per 50 km fatto di nulla, poi ecco apparire nuovamente la vegetazione.



Lo Chott el-Djerid è un lago salato situato nel sud-ovest della Tunisia, in una depressione tra le oasi di Tozeur e di Nefta da un lato e tra Kebili e Douz ai confini del deserto del Sahara dall'altro, copre una superficie di circa 6.000 km², per una lunghezza di 250 km circa ed una larghezza di 20 km; è il più esteso lago salato della regione.
La sua superficie è composta da un agglomerato di cristalli di sale poggianti su un fondo sabbioso ed argilloso.
Nell'antichità veniva identificato con il leggendario lago Tritone. Plinio ed Erodoto lo hanno citato, assegnandogli una posizione geografica confusa.

sabato 10 settembre 2011

Il Montaggio - 4

Con il montaggio si cerca di creare una storia, questa storia deve innanzi tutto essere ambientata; l’inquadratura prettamente descrittiva che avvia una scena col compito di introdurne i caratteri ambientali, si chiama Piano d’ambientazione, esso permette allo spettatore di possedere tutte le informazioni necessarie ad una corretta comprensione di ciò che sta per essere narrato.
La rappresentazione che il montaggio dà dello spazio e del tempo è fortemente subordinata alle esigenze della narrazione e alla chiarezza della sua esposizione.
Un qualsiasi ambiente, definito come lo spazio diegetico, può essere scomposto da un insieme di inquadrature che ci danno di esso una serie di prospettive.
La rappresentazione di quest’ambiente con una successione di inquadrature scelte dal regista o dal filmmaker si definisce invece come spazio filmico.
Per cui mentre nello spazio diegetico l’intero è scomposto in parti dal montaggio, nello spazio filmico è il montaggio delle parti a comporre l’intero; questo gioco di frammentazione dello spazio viene chiamato decoupage. Il ruolo essenziale per dar vita ad uno scorrevole flusso di immagini da un’inquadratura a un’altra e quindi facilitare la proiezione dello spettatore nel mondo della finzione è dato dalla continuità  principio cardine del decoupage. Tutto questo lo si ottiene mediante il raccordo che può essere:
- Raccordo di sguardo: un’inquadratura mostra una persona che guarda qualcosa, quella successiva mostra questo qualcosa;
- Raccordo del movimento: un gesto iniziato dal personaggio nella prima inquadratura si conclude nella seconda;
- Raccordo in asse: due momenti successivi di un’azione sono mostrati in due inquadrature, la seconda delle quali è ripresa sullo stesso asse della prima, ma più vicina o lontana di questa in rapporto al soggetto agente;
- Raccordo sonoro: una battuta di dialogo, un rumore o una musica si sovrappone a due inquadrature legandole così tra loro.
Se il lavoro del montaggio viene eseguito tenendo sempre presente questi principi, ogni mutamento di inquadratura diventa sicuramente meno evidente.
Al raccordo si può abbinare la Transizione: il passaggio da un’immagine A ad un’immagine B determina per chi guarda un film “L’effetto montaggio”. Questo effetto viene chiamato “transizione” che può essere:
- Lo stacco, cioè il passaggio diretto e immediato da un piano a quello successivo;
- La dissolvenza (d’apertura, di chiusura, incrociata), l’immagine che appare progressivamente a partire dal nero dello schermo è la prima, l’immagine che scompare progressivamente fino a diventare nera è la seconda, l’immagine che scompare e quella che compare si sovrappongono per pochi instanti è la terza.
L’IRIS dove un foro circolare si apre o si chiude intorno a una parte dell’immagine, e la TENDINA dove la nuova immagine si sostituisce alla precedente facendola scorrere via dallo schermo, sono altre soluzioni non molto usate.
Quasi tutti i software di montaggio offrono svariate tipologie di transizioni; secondo il mio punto di vista è meglio utilizzare unicamente quelle indicate sopra rendono il filmato più naturale e professionale.



Nella clip seguente si potrà notare un riassunto visivo di ciò che ho scritto, c’è inoltre da dire che in fase di ripresa avvenuta in momenti temporali diversi, ho abbondato nella ripresa soggettiva rispetto a quella oggettiva:
Descrivere le immagini di una ripresa in modo soggettivo, è porre la videocamera al posto degli occhi. Ogni individuo vede con i propri occhi, quindi se il regista vuole mostrare la "personale" visione di un personaggio, deve far vedere con i suoi occhi.... e proprio ponendo la videocamera all'altezza degli occhi del nostro soggetto, possiamo realizzare il tutto.L'importante è far muovere la videocamera, nella stessa identica maniera in cui si muove il personaggio.... e soprattutto, dal sua reale punto di vista. La ripresa oggettiva, invece, è una ripresa neutrale, fatta in terza persona, è uno spettatore qualsiasi, ovvero proprio lo spettatore cinematografico, che vede la scena con i suoi occhi, quindi dal suo punto di vista. La maggior parte delle riprese vengono effettuate in questa maniera.



Dal film "L'oro del tempo"

Pedalando tra i fiumi e valli del Giura di Franconia si scoprono le tracce della storia dell’ Impero romano, il passato rinascimentale e barocco, i fossili delle primordiali barriere coralline.
Si segue perlopiù il corso del fiume Altmhül dove le piste ciclabili “risparmiano” chi non ha salite o chilometri nelle gambe.
E’ la zona del “Vallo Retico” dove lungo le tracce e i resti del “Limes” sfilano colonne di ciclisti e plotoni di escursionisti.
Le riprese sono state eseguite in occasione del 25° anniversario dall’istituzione del Parco naturale dell’ Altmhültal



domenica 4 settembre 2011

Il Montaggio - 3

LA DURATA DELLE SCENE
Ho già detto che la durata media di una ripresa dovrebbe essere da 5 a 10 secondi. Voi potete, beninteso, avere delle riprese più lunghe o più brevi. Ma io credo che non dovrete allontanarvi da questa media se non avete una particolare giustificazione.
Le durate estreme ed il ritmo
La ripresa deve, evidentemente, essere abbastanza lunga perchè lo spettatore abbia il tempo di intendere il suo contenuto e quindi la sua durata minima dipende dalle sue caratteristiche espressive, formali  o narrative.
Un semplice oggetto, come il quadrante di un orologio, viene registrato molto rapidamente dalla mente degli spettatori. Il primo piano di queste immagini sarà visto e compreso in meno di due secondi.
AI contrario, per apprezzare un paesaggio, servono almeno 5 secondi.
Ma cerchiamo di non cadere nell'eccesso contrario. Una ripresa deve essere corta per non diventare noiosa. Supponete, ad esempio, di mantenere sullo schermo per una durata di 20 secondi la scena di una casa. Il pubblico sarà preso da un senso di noia perchè aspetta o qualcosa che non accade, oppure la scena seguente.
Questo esempio è esagerato, ma è una spiegazione della regola seguente: una ripresa non deve restare sullo schermo, per nessun motivo, più a lungo di quanto non se ne riconosca la necessità e la funzione da un punto di vista narrativo. Una ripresa deve, cioè, essere sufficientemente lunga perchè si abbia il tempo di comprenderla e abbastanza corta perchè non ci si accorga di aspettare la seguente.
La brevità è, comunque, preferibile alla lunghezza: il difetto dei film di dilettanti è di essere troppo prolissi.
E' probabile che questo dipenda dal fatto che sono le proprie riprese quelle che il dilettante deve tagliare, ed in questo caso è difficile essere senza pietà. So bene quanto voi che è difficile far sparire il 50% di una bella ripresa, in particolare quando siamo stati noi stessi ad averla girata.
Ma i sentimenti personali non hanno niente a che vedere col montaggio di un film, e se risparmiate i tagli, vuoi dire che preferite  condannare il film, perché questo senz'altro ne soffrirà. Ciascuna ripresa deve portarci il suo messaggio e poi lasciare il posto a quella seguente. Se avete a che fare con una scena che mostra un personaggio od un oggetto che esce di campo, tagliatela un po' prima che la scena rimanga libera.
Sullo schermo non deva mai apparire una scena “vuota”, senza azione, a meno di non desiderare particolari effetti espressivi. Se, ad esempio, volete mostrare una strada che si fa fa deserta a causa di un improvviso temporale, in questo caso potete continuare la scena anche dopo che l'ultimo personaggio è uscito dall'inquadratura; ma sono eccezioni.
La lunghezza di molte riprese non solo è regolata dal contenuto, ma può essere imposta dal cambio d'inquadratura del quadro seguente, cioè per la regola della continuità.
Quando vi è un solo punto in cui i due fotogrammi si accordano, dovete per forza tagliare e unire in questo punto. Ma se avete possibilità di scelta, usatene con discrezione perchè il tono generale di un
film può essere profondamente modificato dalla lunghezza relativa delle riprese, essendo proprio questo fattore, soprattutto, a determinare il ritmo di una sequenza. Infatti, nell'uso comune, per ritmo cinematografico si intende la caratteristica di velocità espressiva con cui viene presentata l'azione scenica, grazie proprio al montaggio,.
Così un succedersi di quadri brevi, darà un ritmo che rafforza l'aspetto convulso di una sequenza ed eccita
il pubblico, in particolare se ci si serve solo di primi piani e di campi medi. Potete imparare molto esercitandovi in questo tipo di montaggio. Riunite le vostre riprese in modo che esse siano sempre più corte man mano che si avvicinano al culmine dell'azione. Poi mantenete la scena finale molto più lunga. Sarete sorpresi dalla potenza suggestiva che possono avere queste riprese estremamente corte in una sequenza del genere. Mentre per alcune situazioni le sequenze richiedono un montaggio molto sostenuto, ve ne sono altre per le quali, al contrario, si adatta un ritmo lento, distensivo.
Una successione di quadri piuttosto lunghi può essere utilizzata per accentuare un'atmosfera di riposo e di pace.
Un paesaggio di campagna, in un caldo pomeriggio d'estate, per esempio, non sarà compatibile con un montaggio rapido. AI contrario la lentezza del ritmo metterà in valore l'impressione di calore soffocante suggerito dall'immagine.
Anche in questo caso, tuttavia, cercate di non esagerare. Per giustificare la sua notevole durata, una ripresa deve avere un interesse particolare od una bellezza eccezionale. Come regola, la lunghezza media di una ripresa, in una sequenza lenta, non deve sorpassare i dieci secondi. Vi sono solo rare occasioni in cui scene estremamente lunghe possono avere una giustificazione.
Comunque il ritmo interno del film dev'essere studiato in maniera di rafforzare il ritmo “proprio” dell'azione reale che si vuole presentare, il che significa che anche questo elemento dev'essere considerato in fase di ripresa. Tuttavia i problemi del ritmo spettano quasi esclusivamente al montatore e costituiscono uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro.



Il corto della clip seguente è stato girato in RVM con il montaggio in macchina, cioè avendo avuto la cura di filmare (durata di ripresa, inquadratura, successione dei campi) avendo presente il risultato finale (grazie anche al tipo di situazione che lo permetteva: una serie di quadri in successione temporale). Il filmato è stato digitalizzato mediante una scheda di acquisizione video.
L'aggiunta poi del titolo e del sottofondo sonoro hanno completato il filmato



Quest'itinerario, molto panoramico, non presenta difficoltà di rilievo ma bisogna segnalare che il tratto iniziale è costituito da una ripida e faticosa salita.

La partenza è in via Fondaco, la stradina in fondo al parcheggio di Portofino, che sale passando sotto alla caserma dei Carabinieri.
Oltrepassato l'Hotel la strada si trasforma in una scalinata di larghi gradini di pietra e cemento, molto ben tenuti, che si inerpica in mezzo alla vegetazione.
Il sentiero, in gran parte sterrato e pianeggiante, si snoda tra la campagna fino a località Vessinaro dove parte la deviazione per Cala degli Inglesi (bellissima insenatura raggiungibile solo a piedi o in barca); il cammino prosegue diritto sotto i castagni. Imboccato il viottolo che avanza seguendo il lato occidentale del Promontorio, e, affacciato sulle numerose calette sottostanti alterna brevi tratti pianeggianti a numerosi saliscendi in mezzo a sporgenti roccioni, si arriva, dopo 1h  e 10' dalla partenza, in località Base 0.
Base 0, postazione militare durante la II Guerra Mondiale, è oggi un punto di sosta panoramico.
Da qui il sentiero si addentra nel bosco e scende in maniera ripida e irregolare con notevoli scorci panoramici sul borgo.
L'arrivo a San Fruttuoso è presso la base di atterraggio degli elicotteri, da qui si prosegue in mezzo ad alcune abitazioni e passando sotto a un portico si accede alla prima delle due incantevoli baie.

martedì 30 agosto 2011

Il Montaggio - 2

In questi post che riguardano il montaggio non mi soffermo sull’editing video e i relativi software dedicati, in quanto sono argomenti facilmente reperibili su altri siti e blog, è mia intenzione darvi consigli di natura pratica per ottenere un prodotto gradevole da mostrare ad amici e parenti.

I film di viaggio, i documentari e i film di vacanze sono quelli che piacciono soprattutto ai dilettanti e che spesso sono realizzati senza una sceneggiatura o con una sceneggiatura schematica come ho già avuto occasione di parlarne. In linea generale questi film sono più facili da montarsi di quelli con una trama: i cosiddetti film a soggetto.

Nei film a soggetto, poi, a parte la sceneggiatura, lo sviluppo dell'azione stessa può guidare nella scelta dei punti dove tagliare, mentre nei film di viaggio è spesso questione di preferenza e di gusto personali. Ma la maggior libertà nella scelta rende alle volte le decisioni più difficili. 
L'ordine di presentazione del soggetto, ammettendo che non sia stato stabilito in precedenza, viene determinato in funzione del resto del film. Si possono riunire le riprese nel loro ordine cronologico o secondo un ordine dì luogo, e restano ancora altre possibilità. Se avete una o parecchie riprese della stessa scena, sapete che è in genere cosa migliore, anche in un documentario, di mettere un campo lungo prima di uno ravvicinato, in maniera di mostrare una visione generale, prima di far vedere qualche dettaglio. Sarà più facile così evitare i cambiamenti d'angolo o di distanza troppo bruschi.

La durata delle riprese è una questione altrettanto importante, la lunghezza media dev'essere però generalmente più grande, perchè il valore delle scene, in questo genere di film, risiede essenzialmente in elementi figurativi, formali ed estetici (l'aspetto narrativo passa in subordine). Ciò nonostante guardatevi dalle riprese troppo lunghe e decidete la durata di ciascuna di esse secondo le sue qualità e l'interesse che potrà suscitare. Imparate a realizzare riprese più lunghe di quello che ritenete possa servire, questo vi darà modo di avere maggior margine per poter tagliare e quindi decidere la lunghezza dei vari quadri.

Nei film di viaggio sono molto frequenti le panoramiche e zoomate. Esse devono però sempre cominciare e finire ,come ho già detto in un altro post, con una inquadratura interessante. Se la successione d'immagini risulta un po' monotona ovvero termina bruscamente su un punto senza rilievo, eliminatela oppure tagliatela là dove inizia ad essere noiosa. La direzione della panoramica nelle differenti riprese, è altrettanto importante quanto quella del movimento attraverso lo schermo. Non mettete mai vicine due riprese nelle quali la cinepresa svolge panoramiche in senso opposto (alcuni software di montaggio permettono di invertire il senso della panoramica, qui però bisogna fare attenzione che nella ripresa non ci siano oggetti in movimento). Le panoramiche che si seguono l'una all'altra nella medesima direzione, possono invece essere molto gradevoli.
Anche un paesaggio molto bello, di impeccabili qualità fotografiche, può divenire però monotono se è montato senza immaginazione. Dei primi piani dettagliati di persone o cose, sono molto utili ed aiutano a creare un ambiente e a rendere una scena più viva. L'elemento sorpresa è pure un mezzo efficace.

Errori comuni in fase di montaggio:
1)      L’inversione di campo - il soggetto inquadrato cammina da destra verso sinistra, nell’inquadratura successiva cammina da sinistra verso destra, il pubblico ha l’impressione che il soggetto torni indietro. Per evitare l’errore è sufficiente inserire fra le due un’inquadratura neutra per esempio un primo piano frontale o un’inquadratura “soggettiva” cioè una ripresa di quello che vede l’attore con i suoi occhi;
2)      Il doppione - è la ripetizione di un immagine o un’azione dovuta ad un errore di stacco tra due inquadrature, per esempio quando si ottengono due inquadrature tagliando una carrellata reale o con lo zoom, una panoramica o un piano sequenza. Il modo migliore per evitare l’errore è eseguire il taglio della ripresa direttamente sulla time line e non nello story-board;
3)      Il salto di scena - provocato dall’arresto della macchina da presa e il successivo riavvio. Rimanendo costante l’inquadratura lo spettatore vedrà un salto ingiustificato nei movimenti di scena. Si dovrà eliminare l’inquadratura precedente o quella successiva, la scelta al montatore;
4)      Insufficiente od eccessiva variazione di quadro - nel passare da un’inquadratura all’altra, per modificare il punto di vista, è necessario che vi sia una sensibile differenza. Un punto di vista variato di poco crea uno sgradevole effetto visivo di salto di posizione. Se si inquadra un soggetto in campo lungo, poi facciamo seguire un primo piano o un dettaglio, gli spettatori non capiranno a cosa si riferisce il secondo quadro;
5)      Continuità - poiché le riprese sono effettuate in tempi e luoghi diversi, evitare di abbinare due inquadrature dove per esempio vostro figlio nella prima indossa una t-shirt e nella seconda una camicia;

Di volta in volta inserisco scene di miei filmati che mostrano quello che si può ottenere con un minimo di tecnica e che siano interessanti, per gli appassionati di viaggi, dal punto di vista dei luoghi rappresentati. 

I Fari di Cape Cod
dal Film "Cuore d'America"


Provincetown Harbor è un grande porto naturale al largo della città di Provincetown, Massachusetts. Il porto è in gran parte profondo 27 m e si estende circa un miglio da nord a sud e due miglia (3 km) da est a ovest, cioè, una grande ciotola  senza un canale dragato necessario per l'ingresso e l'uscita dei natanti.

Il Breakwater West End, o diga, costruita nel 1911 dalla US Army Corps of Engineers,per proteggere il porto di Provincetown dalle sabbie mobili delle dune, è aperto al pubblico per camminare ed esplorare la punta della penisola di Cape Cod.
La diga si trova immediatamente di fronte al memoriale del primo approdo dei Padri Pellegrini a Cape Cod.


http://www.lighthouse.cc/woodend/history.html
http://www.lighthouse.cc/highland/history.html
http://www.nausetlight.org/
http://www.rudyalicelighthouse.net/MassLgts/Sisters/Sisters.htm
http://www.lighthouse.cc/chatham/history.html

giovedì 25 agosto 2011

Il Blog riprende il suo corso


Buongiorno a tutti, eccomi dopo un periodo di pausa: una lunga vacanza in cui ho accumulato nella mia camcorder il materiale video che mi servirà nella realizzazione dei prossimi film in progetto.
E voi? Avete terminato le vacanze? Siete pronti a montare le vostre riprese video?
Prossimamente scriverò su questo argomento, intanto iniziate a fare una cernita delle vostre riprese, buon divertimento!

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