Caro navigatore che hai avuto l'incredibile fortuna di far naufragio sul mio blog, sei il benvenuto. Questo blog e’ qui per raccontarti un po’ di me attraverso la passione che ho per il cinema ed in particolare per quello amatoriale di viaggio. Non che mi aspetti che la cosa sia di alcun interesse per chiunque non mi conosca gia’. Condividere la nostra esperienza, significa offrire ad altri la possibilità di conoscerci così come noi ci percepiamo riscoprendo il nostro valore. Ci permette inoltre di trovare cose comuni e punti di contatto sentendosi così vicini e sviluppando sentimenti di unione. Il filmmaker è colui che realizza un corto, un documentario, uno spot pubblicitario, oppure realizza un prodotto audiovisivo curando tutte le fasi della realizzazione, dalla progettazione alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio. Una delle più importanti scoperte che feci ancora all'epoca in cui frequentavo le superiori è che il film è il più potente mezzo di comunicazione personale esistente sul pianeta. Nella propria tavolozza creativa, il film dà spazio a tutte le arti come fossero colori ben distinti: fotografia, musica, grafica, scrittura, belle arti, illustrazione, studi visivi e critici ecc. Il modo in cui un filmmaker miscela questi colori gli consente di imprimervi la propria firma, unica come la sua impronta.


Informazioni personali

La mia foto
Busto Arsizio, Varese, Italy
Bolognese d'origine, trapiantato in Lombardia . Tra me ed i miei interessi c'è una correlazione talmente stretta che non saprei dire dove finiscano gli uni e cominci io o viceversa. Tra questi interessi prediligo la settima arte, mi piace un sacco imprimere in una ripresa un’azione, un momento di vita, quello che il mondo ci offre di bello e di brutto; diceva François Truffaut « Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia »
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sabato 22 ottobre 2011

Itinerari e luoghi e la mia cinepresa - Avanos (Cappadocia) - Visita a una manifattura di tappeti



L'uso dei viaggi è di regolare l'immaginazione con la realtà, e, invece di far pensare come possono essere le cose, di farle vedere come sono.
Samuel Johnson, Johnsoniana, 1776


In Turchia, l'antica arte di tessere i tappeti si trasmette di generazione in generazione.
Originariamente, i tappeti servivano a scaldare e decorare le case. Facevano parte delle doti delle spose e delle donazioni alle moschee.
Abbiamo due tipi di tappeti : i tappeti annodati e i kilim che invece hanno fili verticali ( ordito ) e orizzontali ( trama ).
La parte iniziale della clip mostra la filatura della seta che viene utilizzata per realizzare tappeti totalmente in seta o misti conferendo loro un maggior pregio e un particolare effetto cangiante ai disegni e ai colori.
Nella seconda parte della clip alcune fasi della realizzazione di un tappeto annodato.

Un tappeto si compone di tre parti: l'ordito, la trama e i nodi.
L'ordito è costituito dai fili verticali; la trama, che dà compattezza al tappeto, dai fili orizzontali. I nodi di tipo turco ( nodi doppi o gordes ) sono costituiti dai fili annodati all'ordito, successivamente livellati con le forbici.


lunedì 23 maggio 2011

Come procedere (Il sottofondo musicale)

Ho dato molte nozioni e non già delle regole o delle formule perchè logicamente questo non è un campo dove le difficoltà si possono superare seguendo schemi fissi. Tutto dipende da un Iato dalle esigenze particolari e dall'altro dal vostro grado di competenza e di sensibilità musicale. Per la procedura, invece, è possibile indicare una via da seguire per poter svolgere con più accuratezza e raziocinio un lavoro già di per sè tanto interessante e avvincente ma altrettanto difficile. Se il commento parlato od i rumori è necessario studiarli durante la stesura del libretto di montaggio, per la musica, se pur si possono avere delle idee, è meglio procedere dopo la visione del film. Una sola visione del film, però, non è sufficiente, bisogna vederlo tante volte quante bastano per impararselo a memoria, per compenetrarlo, per “sentirlo”  in ogni aspetto. Solo a questo punto si può fare una caratterizzazione precisa del lavoro, sia nel suo complesso, sia nelle singole parti e sequenze. Si potrà osservare che almeno questa caratterizzazione dovrebbe essere già nota, in precedenza. Insisto che non è sufficiente sapere che si tratta di un film triste o allegro, che questa sequenza sviluppa una situazione drammatica e quell'altra una situazione a lieto fine. L’associazione effettiva tra suono e immagine, cioè “l'ispirazione” per la scelta della musica, può avvenire nel modo migliore sotto l'influenza delle immagini visualizzate. A questo punto, con il film perfettamente assimilato, si può pensare alla scelta dei brani, seguendo uno schema che avremo tracciato ed in cui risulta la successione delle sequenze, la loro durata, ed i punti in cui riteniamo opportuno cambiare i motivi. Il lavoro di ricerca e di accoppiamento dev'essere svolto facendo appello alla nostra memoria auditiva ed alla nostra sensibilità musicale che devono suggerirci un certo numero di pezzi orientativi mentre nella nostra mente dovremmo già  riuscire a vedere con l'aiuto dell'immaginazione la sequenza accompagnata da questo o da quel brano. Questa capacità di saper rintracciare i motivi più adatti, che rispondano a tutti i requisiti più sopra illustrati, costituisce il nocciolo della faccenda, o, per meglio dire, costituisce il banco di prova per determinare il grado di competenza e di bravura del cinedilettante o dell'addetto alla musica (se si lavora in equipe): dalle sue doti dipende la miglior o minor efficacia del commento musicale. Identificati i brani non rimane che sentirli prima da soli, poi con la proiezione del film, senza preoccuparsi per ora di problemi di sincronizzazione ecc., solo per controllare, grosso modo, se i motivi vanno bene. Solo in seguito, scendendo ad esaminare le esigenze particolari, si potrà procedere ad un'ulteriore selezione ed alla scelta definitiva dei pezzi per le rispettive sequenze. Così si procede fino alla fine. Dico per inciso che se le sequenze non richiedono cambiamenti ma il motivo finisce sarà possibile o riprenderlo o, forse meglio, passare in dissolvenza ad un altro brano molto simile come linea melodica, come tempo e come esecuzione così che il passaggio non venga quasi avvertito. Però, in linea di massima, non è bene cambiare in continuazione, ove non richiesto, bensì è meglio “ lavorare” con pochi pezzi.

Nella clip che segue potete notare come nella colonna sonora il sottofondo musicale realizzato con brani di jazz e musica turca, pause ,silenzi e il commento parlato, diano forza espressiva alle immagini.

Dal Film "Turkije"


Può capitare, naturalmente, che molte volte si intuisca subito il brano perfettamente adatto, come altre volte di non riuscire a trovarne neppure uno soddisfacente. Si tratterà allora o di scendere a compromessi o di effettuare una vera e propria ricerca, facendo appello alle proprie cognizioni musicali, perchè il numero delle composizioni è tale che non può non esserci il motivo che fa per noi. E' comunque un lavoro di grande soddisfazione, ma richiede prove e riprove e tanta pazienza senza mai avere la pretesa di far presto e bene. Uno dei sistemi più efficaci, nella creazione di un commento musicale, è di assumere una melodia ricorrente che verrà introdotta all'inizio e poi ripetuta nei punti chiave ed alla fine; si ottiene come risultato psicologico che lo spettatore, ogni qual volta sente le prime battute di quel motivo, è indotto a pensare che la scena che sta per vedere è appunto narrativamente importante, che la trama è ad una svolta decisiva. La ricorrenza del motivo base, inoltre, può essere sfruttata per creare strette relazioni di persone, di luoghi, di periodi, di ricordi, di fatti precedentemente avvenuti, con la situazione presente così da riportarvi l'attenzione dello spettatore e da creare uno strettissimo nesso fra i due concetti. Ricordo poi che anche qualche pausa, qualche attimo di silenzio, può essere altrettanto efficace della musica, innanzitutto per creare, ad esempio, stati di "suspense", poco prima, oppure subito dopo l'epilogo del fatto. Il silenzio assoluto, comunque, serve in questi casi a dare una sensazione di disagio e di tensione molto intensa; per questo occorre qui farne un uso oculatissimo ed a ragion veduta. Ma anche un'interruzione normale tra un pezzo musicale e l'altro, anzichè i soliti passaggi, può essere gradita allo spettatore (quasi una breve parentesi di riposo!) specie se vi è nel contempo dialogo o commento parlato. Infine anche i silenzi possono diventare fattori attivi della sonorizzazione: infatti servono a conferire ai successivi "attacchi" musicali una maggior forza espressiva per cui è giusto tenerne conto e usarli quando si vogliono conseguire effetti di particolare enfasi. Un attento esame dei commenti musicali di film professionali darà ottime indicazioni su quanto ho finora esposto e costituisce il miglior esercizio per acquisire preventivamente un po' di pratica.



lunedì 2 maggio 2011

Turchia-Valli di Zelve

Dal Film "Turkje"

Con questa prima clip, voglio precisare che per velocizzare l'upload, i filmati che ho già postato e i sucessivi, che in origine sono in formato mpeg2, sono trasformati in formato FLV8; per cui la risoluzione non è ottimale.

martedì 26 aprile 2011

I movimenti di macchina - La carrellata

Per macchina, come avrete certamente capito, si intende la cinepresa, a me piace chiamarla così anche se da più di trent'anni a livello dilettantistico è subentrata la videocamera, analogica o digitale che sia.
Abbiamo detto che il materiale principale per la sceneggiatura del film consiste nel movimento (movimento nel film) e che il sistema classico per impiegarlo nel linguaggio cinematografico è di dividere l'azione in tanti quadri in modo da poter attirare più efficacemente l'attenzione degli spettatori verso gli aspetti essenziali delta narrazione filmica (movimento del film).
Il cinedilettante, però, deve ricordare che anche la cinepresa può muoversi durante la ripresa di un quadro e che questa possibilità può aiutarlo nell'applicazione delle regole dell'equilibrio, della misura e della concisione. Inoltre i movimenti di macchina costituiscono un mezzo espressivo e narrativo efficacissimo, tipico della tecnica cinematografica, che egli deve perciò saper sfruttare a fondo.
La carellata si ottiene quando la cinepresa si muove, durante la ripresa, spostandosi da un punto all'altro.

I pionieri del cinema riuscivano a deliziare gli spettatori collocando la macchina da presa davanti ad una locomotiva. Un accorgimento, che si adegua di più alle possibilità moderne, è quello di montare la cinepresa su un'automobile. Con l'auto si muoverà anche la macchina da presa e gli spettatori avranno l'illusione di essere a bordo dell'auto e di seguire un certo percorso; la stessa cosa filmando stando a bordo di una bicicletta.

Verso Cape Cod /New England - USA (da "Cuore d'America")

In bici a Cape Cod (da "Cuore d'America")

Analogamente, si può riprendere lateralmente mente si cammina per la strada, dando la possibilità allo spettatore di avere l'impressione di essere lui a camminare (vedi la clip che segue).

Marrakech-il suk (da Sguardi su un paese antico)


Sta però al cineamatore il considerare se tali riprese siano veramente necessarie al film ed il curare che sia loro assegnato un esatto tempo di proiezione;egli deve saper resistere alla tentazione di introdurre nella sceneggiatura la carrellata solo perchè ha la possibilità di effettuarla: tali riprese devono essere sempre in funzione dell'equilibrio, della scelta di tempo e della concisione.
Naturalmente le carrellate si possono eseguire anche servendosi del mezzo di locomozione più idoneo al caso nostro, o imposto dalle circostanze: da una barca o un battello, dal treno, o anche da un aereo: si tratta sempre di carrellata. A seguire alcune sequenze a riguardo

Navigazione sul Bosforo (da Turkje)

Da "Bernina Express"

In volo verso l'Italia (da "L'Isola degli altipiani")


Va ancora ricordato che la carrellata non sempre deve avere la direzione perpendicolare all'asse ottico:questa in genere la si usa per accompagnare un soggetto che si sposta lateralmente, ovvero per mostrare il movimento soggettivato (ad esempio, il protagonista che percorre in auto una strada). Ma spesso capita anche la necessità di una carrellata in avanti o indietro.
Effettuando una carrellata in avanti si otterrà sullo schermo l'effetto di avvicinarsi alle persone, o a dettagli verso cui si dirige la cinepresa, isolandoli dal contesto e facendoli apparire nel contempo più grandi. Con questo tipo di ripresa, è possibile, in certo qual modo, trasportare tutti gli spettatori attraverso un luogo, ad esempio una chiesa, e far loro capire il significato dell'ambiente in generale. Resta inteso che nel caso contrario (una carrellata che si allontana dal soggetto), si otterrà l'effetto opposto cioè di distogliere gradatamente l'attenzione degli spettatori dalla cosa su cui era stata precedentemente concentrata.
Un altro impiego della carrellata può essere quello di mantenere costantemente la cinepresa alla medesima distanza di un attore mentre questi sta camminando o correndo verso di noi in modo da poterne seguire passo per passo i vari movimenti e mantenerlo più a lungo sullo schermo.
(Si tratta di un «accompagnamento» frontale anzichè laterale).
Oppure si può ottenere "effetto contrario, di allontanarlo o avvicinarlo più velocemente, come se il suo movimento fosse più lento o più veloce per mostrare la scena o la situazione nel suo insieme.
Inutile ricordare in questa sede che le carrellate di avvicinamento o allontanamento vengono oggigiorno realizzate con estrema facilità grazie agli obiettivi zoom,senza muovere la cinepresa (zoomata); l'unico inconveniente è che non si ha cambiamento di prospettiva (il movimento è solo apparente), ma ciò raramente viene rilevato durante la proiezione.
Naturalmente, come sempre, il cineoperatore che voglia ricorrere ad una carrellata deve considerare se preferire questi tipi di riprese continue al sistema di più quadri staccati.
Riassumendo: La macchina da presa può essere mossa (movimento del film) in relazione, ma indipendentemente dal contenuto della scena (movimento nel film).
Il movimento della cinepresa non deve però mai essere sfruttato fine a se stesso, senza una finalità precisa o per tentare di animare una scena priva di azione o di interesse. Deve sempre avere una giustificazione espressiva o narrativa.  Mi ripeto, non pensate di poter dar vita a un film basandolo unicamente sugli effetti dei movimenti della cinepresa.

sabato 12 marzo 2011

Gallery (Brevi estratti di miei docufilms)

Da "L'isola degli altipiani" 
  

Da "Sguardi su un paese antico"
 

Da "Colori d'Africa"
 

Da "I paesi della luce"
   

Da "Bernina Express"
   

Da "Turkje"
    

Da "Berlino"
    

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